La Fiera delle Foreste e il Filo di Legno

FRANCO AVICOLLI
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La terza Fiera & Festival delle Foreste di Lavarone e Boster Nord Est, organizzata da Veneto Agricoltura e Longarone Fiere Dolomiti, si è svolta dal 10 al 12 settembre. L’evento ha attirato oltre cinquemila visitatori che hanno raggiunto la splendida faggeta; numerosissimi gli operatori del settore richiamati dalle ultime novità, dalle dimostrazioni in foresta e dai tanti focus in programma, numerosi anche i visitatori che hanno approfittato della location e delle giornate di sole per trascorrere qualche ora nella Foresta regionale demaniale gestita da Veneto Agricoltura.

Il problema e l’indifferenza

La terza Fiera e il Festival delle Foreste & Boster Nord Est, tenutasi quest’anno nello scenario boschivo del Cansiglio, è stata una buona occasione per il Filo di Legno di incontrare operatori e interlocutori con cui costruire e realizzare iniziative di stimolo, sostenere attività basate sul legno nella sua complessa valenza biologica di albero, bosco e ambiente della vita. 

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La fenomenologia ambientale e climatica è preoccupante ed è in via di peggioramento, così indica l’apparire di eventi del tutto nuovi come la pioggia sul monte più alto della Groenlandia che amplia il ventaglio causale delle criticità. Per altro verso, i dati sulle emissioni di metano, causa principale dell’effetto serra, non sono per nulla confortanti, giacché a fronte di un taglio necessario del 45 per cento delle emissioni di metano entro il 2030, previsto dall’Accordo sul clima di Parigi, un recente rapporto dell’Onu parla, invece, di un aumento del 16 per cento. 

Immagine tratta da Vaia, viaggio consapevole dentro il disastro, scritto da Angelo Miotto con fotografie di Manuel Cicchetti, per le edizioni Tmc.

A quanto pare l’evidenza problematica della situazione non è sufficiente e la sua gravità impone un atteggiamento responsabile individuale e collettivo, atto a entrare nel percorso causale che riporti all’ambiente nella dimensione in cui si realizza la vita, la biologia. E non sono sufficienti neppure le argomentazioni allarmistiche sulle deforestazioni e sull’azione irresponsabile dell’uomo. Il dato preoccupante è che i problemi climatici e ambientali non fanno parte dell’agenda politica come lo richiederebbe la loro drammatica gravità e incombenza, ma non fanno parte neppure del quotidiano comune troppo ristretto e costretto nella dimensione della professionalità e delle attività lavorative.

Il vuoto nemetico 

Il Filo di Legno nasce per riempire tale vuoto che chiamerei nemetico proprio per l’assenza di una dea Nemesi che intervenga per riportare le cose nel preordinato equilibrio cosmico. Si pone la necessità di operare in positivo per costruire riferimenti e comportamenti capaci di produrre una cultura del legno con adeguate iniziative.

È necessario ristabilire il rapporto virtuoso tra funzione utile e funzione polmonare del legno, tra il lavoro e la vita; collocare i segmenti che esprimono significativamente la complessità dell’essere legno in una sequenza analogica dove attività e senso, funzione e ragione, utilità contingente e fonte insostituibile di ossigeno, appaiano in un filo di collegamento proprio di un sistema del quale si è parte integrante; riunire le voci isolate in un coro in cui ognuna di esse possa esprimersi con una narrazione specifica e modulare. Insomma, bisogna favorire la realizzazione di attività basate sul legno per continuare a dare un volto storico alla biologia.

E, insieme, alimentarne la narrazione con le finalità funzionali del legno su cui ribadire il complesso socioculturale in cui esso può esprimere la sua valenza di bene biologico nel senso di fattore utile e consustanziale alla vita.

Il libro, Vaia, viaggio consapevole dentro il disastro, scritto da Angelo Miotto e con fotografie di Manuel Cicchetti, recensito recentemente da ytali, illustra ampiamente il disastro provocato dalla tempesta Vaia. In proposito, è il caso di segnalare che una grande quantità dei 14 milioni di alberi abbattuti è stata prelevata dall’industria del legno austriaca che poi esporterà anche in Italia il prodotto elaborato e finito. Ciò mostra che in Italia c’è una carenza elaborativa del legno che invece andrebbe affrontata con una politica promozionale inclusiva della cura del bosco e di educazione ambientale. E ciò andrà fatto lungo tutto il dorsale appeninico anche in funzione del rilancio delle zone interne italiane che subiscono un progressivo abbandono di abitanti e attività. Deve essere sicuramente rafforzata sull’ampia fascia alpina, dove si trovano delle vere e proprie “miniere” del legno come la Val Saisera in cui cresce l’abete rosso usato nella liuteria, nelle molte zone boschive dove la Repubblica di Venezia attingeva con sapienza e lungimiranza per costruire la propria forza navale e la raffinata architettura di ambienti musicali, interni di edifici e la comunicazione urbana con i ponti. 

E proprio sui ponti di Venezia, il Filo di Legno ha portato alla Fiera delle Foreste di Longarone una proposta illustrata da Franco Laner, già ordinario di tecnologia all’Università di Architettura di Venezia, grande esperto e tecnologo del legno.

La terza Fiera & Festival delle Foreste di Lavarone e Boster Nord Est

Ponti di legno a Venezia

Con la sua narrazione alimentata da un rapporto simbiotico con il legno, Laner ha accennato al suo recente intervento sul ponte dell’Accademia e ha sottolineato la necessità di attivare la cura Ponti di legno a Venezia. Il progetto tocca i temi della durabilità e della manutenzione del legno, la creazione di una squadra operativa con un “proto ai ponti”, la raccolta delle esperienze, la formazione delle competenze e professionalità necessarie, ed è pertanto un modello che ricostruisce la filiera del legno nella sua dimensione territoriale, utilitaria e formativa. 

La speranza è che il Comune di Venezia e la Regione del Veneto vogliano sostenere opportunamente l’iniziativa che si inquadra in modo funzionale nella politica di salvaguardia di Venezia e di cura e promozione del bosco. 

Sono queste le tematiche che ho illustrato al pubblico e alle autorità presenti o collegati in streaming, nella mia funzione di portavoce del Gruppo di iniziativa.

Ricordando, altrettanto, che il Filo di Legno promuove altre azioni con l’intento di ricondurle a una Scuola nel senso di voce corale delle specificazioni territoriali dell’abitare, della rivitalizzazione di territori sul tema del bosco e del legno; molti laboratori che lavorano il legno a Venezia come “La Forcola” di Saverio Pastor – presente alla Fiera delle Forestee collegati alla cultura anfibia di Venezia; la salvaguardia delle bricole di Sandro Castagna che ha avuto modo di esporre il suo progetto collegato a un elemento così importante e simbolico della laguna di Venezia. Esso riguarda la vita e la durabilità del legno in ambiente acquatico, la sua possibilità di difesa e resistenza all’attacco dei microorganismi marini ed è stato costruito in risposta alla richiesta di uffici governativi e amministrazioni locali. Castagna è pervenuto a una soluzione, ora brevettata e infungibile, dopo un lavoro durato più di venti anni con risultati di grande rilievo giacché danno al materiale una durabilità di decenni con effetti duraturi sia per il materiale che per il paesaggio lagunare dove bricole, ponti, pontili, ormeggi, barche, remi, forcole, ambienti e numerose altre forme lignee rinnovano in permanenza il senso e la funzione del legno nella laguna, nella città di Venezia e nella vita.

La Fiera delle Foreste e il Filo di Legno ultima modifica: 2021-10-05T19:18:22+02:00 da FRANCO AVICOLLI

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