Un crudele gioco dell’oca

Covid ha causato oltre quattro milioni e 800 mila decessi ma ha anche mostrato che le pur rilevanti conquiste in tema di longevità di questi ultimi decenni sono fragili e sempre facilmente reversibili.
VITTORIO FILIPPI
Condividi
PDF

Come nel gioco dell’oca capita di tornare indietro, di retrocedere di casella. È successo anche con la pandemia, che ha mostrato un volto particolarmente crudele, dato che le sue caselle sono vite umane. Crudele non solo per il numero assoluto di morti che ha causato (più di quattro milioni e 800 mila decessi finora nel mondo secondo l’OMS), ma anche perché ha mostrato che le pur rilevanti conquiste in tema di longevità di questi ultimi decenni sono fragili e sempre facilmente reversibili. La lunghezza della vita umana può insomma tornare indietro, i successi longevi non sono mai assolutamente garantiti.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

È questa la lezione del coronavirus: come titola l’Economist di qualche giorno fa, “In many rich countries Covid-19 has slashed life expectancy to below 2015 levels”. Lo studio pubblicato dal settimanale britannico ha comparato le aspettative di vita alla nascita di 28 paesi del mondo prima e dopo lo scoppio della pandemia, rilevando che quasi ovunque il virus ha prodotto un abbassamento della durata della vita media. Tranne che in Danimarca e in Norvegia e per le donne in Finlandia, paesi in cui invece la longevità ha fortunatamente continuato a crescere. L’aspettativa di vita alla nascita lo scorso anno è scesa al di sotto dei livelli del 2015 per le donne in più della metà dei paesi studiati e per gli uomini in più di un terzo. Per molti paesi dell’Europa occidentale, come Belgio e Spagna, il calo è stato il più grande in un solo anno dalla seconda guerra mondiale. In altri paesi, tra cui l’Italia, più di un anno di vita è stato mediamente cancellato (con i noti casi tragici di Bergamo, Lodi e Cremona in cui il crollo supera addirittura i quattro anni di vita). 

Negli Stati Uniti, che hanno riportato il più alto numero di morti per Covid-19 al mondo, è andata peggio, con l’aspettativa di vita maschile alla nascita che è diminuita di oltre due anni. Con i suoi 700 mila morti – più di quelli avuti nelle due guerre mondiali ed in quelle del Vietnam e della Corea messe assieme – gli Stati Uniti sono il paese in cui il coronavirus è divenuto la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e quelle oncologiche. Una strage che non ha paragoni (la cosiddetta “spagnola” del 1918 fece 675 mila morti) e che appare paradossale per un paese che ha la leadership scientifica mondiale, una leadership, evidentemente, che non sa assolutamente produrre una buona politica sanitaria nazionale. 

Tuttavia il contagio e la mortalità non sono ciechi o casuali, ma seguono le faglie profonde della disuguaglianza. Negli Stati Uniti non a caso i più colpiti dal virus sono gli ispanici e gli afroamericani (così secondo il Pew Research Center, luglio 2021), perché non possono permettersi cure adeguate, hanno patologie preesistenti come obesità, diabete e ipertensione, fanno lavori insalubri e ad alto rischio di esposizione all’infezione. D’altronde il discorso si ripete – ceteris paribus – anche in Italia: a Roma i contagi sono stati più alti proprio nelle zone più disagiate e degradate, in primis Torre Angela (che comprende Tor Bella Monaca ed è la zona più popolosa della capitale), mentre l’opposto si è avuto nelle aree del ceto medio-alto come all’Eur (v. Le sette Rome. La capitale delle disuguaglianze raccontata in 29 mappe, Donzelli 2021). 

Come dire che il coronavirus ha trovato un ottimo alleato nell’onnipresente virus delle disuguaglianze socioeconomiche. Così successe, d’altronde, con le epidemie di colera e di influenza “spagnola”: spesso la storia si ripete, anche se – per dirla con Gramsci – la storia insegna ma non sembra avere scolari attenti. 

Un crudele gioco dell’oca ultima modifica: 2021-10-07T21:06:59+02:00 da VITTORIO FILIPPI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento