Catasto. Che fare?

MARIA LUISA SEMI
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Quando si pensa di risolvere un problema, penso sia opportuno conoscerlo. Per molte persone normali il Catasto non soltanto è un rebus, ma – pur considerandolo una Bibbia – non è facile riconoscerne gli errori

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Per portare un esempio, mi riferirò a un caso personale.

Ogni anno, allo scadere del termine per la presentazione della denuncia dei redditi, verifico in via informatica la mia posizione. Tre o quattro anni fa scoprii che:

  1. mia madre, già usufruttuaria di un appartamento, era stata correttamente eliminata dai dati catastali; ma, dopo un anno “resuscitò”, cioè il suo nome era stato reintrodotto non so come e perché;
  2. il mio studio era situato non nel Sestiere di San Marco, ma in “via Battaglione San Marco”, come d”altronde, a esempio il Caffè Florian, mitico e posto in piazza San  Marco;
  3. un mio minuscolo monolocale era del tutto sparito; dopo varie ricerche mi accorsi che era stato intestato a un condomino che correttamente lo “scaricò”.

Personalmente e professionalmente – per quanto decisamente infuriata – riuscii a sistemare la situazione. Ma fosse accaduta – come succede – una simile situazione a una persona qualsiasi, la stessa sarebbe dovuta recarsi agli uffici catastali o a un professionista, per risolvere i propri problemi.

Vista la situazione – ma potrei portare molti altri esempi – ci si può chiedere come regolarizzare. Non dal punto di vista fiscale, anche se pare sia quella la più pressante preoccupazione sia dei partiti che dei cittadini.

Una mia banale opinione:

Costituire non uno ma molti gruppi composti di persone competenti, preparate e corrette che – previa visura catastale – si recassero nei Comuni del Paese, per verificare la regolarità degli immobili, i dati dell’eventuale autorizzazione al restauro o al cambio d’uso, nonché del condono edilizio e della successiva concessione in sanatoria.

Ovvia pure la richiesta della planimetria catastale che dovrebbe essere conforme a quanto verificato. Quanto ai terreni, indagare se alcuni mappali indicati come prato… o altro (in alcune zone ho notato la destinazione “cespugliato”; che è??) siano miracolosamente diventati aree fabbricabili.

Visto il numero dei Comuni italiani, mi rendo conto che potrebbe sembrare una follia.

Fare in modo che – in una casella della visura catastale – sia inserita la “notizia” dell’eventuale vincolo ex lege 1089/39 e successivo Testo Unico 2004, senza obbligare, come oggi, il cittadino a recarsi alla Conservatoria dei Registri Immobiliari o all’Ufficio Vincoli delle Soprintendenze. Possibile che fra Uffici pubblici non si comunichi?

Tralascio la valutazione degli estimi, ritenendo tuttavia opportuno stabilire termini precisi per l’adeguamento dei valori commerciali al tempo che passa.

Non mi sembra – per quanto semplicistica forse – una soluzione di grande difficoltà. Difficile invece prevedere i tempi. Sappiamo che gli Uffici Edilizia Privata dei Comuni sono spesso una giungla, che le planimetrie catastali non sempre esistono (talvolta, per l’inerzia dei proprietari, risultano ancora depositate planimetrie risalenti al 1939 – xxx dell’era fascista), che alcuni o molti potrebbero invocare la privacy e… altro.

I tempi potrebbero essere molto lunghi.

Sarebbe inoltre corretto – addirittura indispensabile – che i politici e i media s’esprimessero in modo assolutamente semplice, accessibile a chiunque, senza adoperare termini tecnici o di parte politica che pochi comprendono.

La mia soltanto, ovviamente, un’opinione. Poi… chissà.

Catasto. Che fare? ultima modifica: 2021-10-10T17:34:00+02:00 da MARIA LUISA SEMI

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