Gli 80 anni di Accardo, magico interprete di Paganini

MARIO GAZZERI
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Come il Maestro Riccardo Muti, anche Salvatore Accardo ha compiuto da poco ottant’anni, dedicati per lo più alla riscoperta del Paganini compositore (e non solo leggendario violinista) che fu ambasciatore in tutta Europa della nostra tradizione musicale ed indiscusso musicista e virtuoso. Genio degli strumenti ad arco, e non solo, (oltre al violino e alla viola eccelleva anche nella chitarra il cui “pizzicato” poteva evocare il suono delle corde “pizzicate” del clavicembalo) ricevette e dette fama ai maggiori liutai del mondo, tutti italiani, i cremonesi Stradivari, Guarneri ed Amati.

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Un vero mito, quello di Paganini, apprezzato dai regnanti d’Europa così come dal popolino, suggestionato sicuramente dall’eccezionale virtuosismo del compositore e violinista genovese. Niccolò Paganini, amato ma anche invidiato e, talora, disprezzato. Dopo un suo concerto, Goethe commentò l’evento affermando: “c’era puzza di zolfo”, implicitamente svalutando con queste infelici parole il geniale esecutore in un evidente richiamo ad un diabolico commediante e dando quindi credito alle assurde voci di un suo “patto col diavolo” che giravano tra la gente incolta. Ma, dopo averlo ascoltato, Franz Schubert, il primo e più solare esponente del Romanticismo austro-tedesco, non riuscì a trattenere il suo entusiasmo esclamando “ho sentito suonare un angelo”, secondo quanto riferito dallo stesso Accardo in una recente intervista.

Paganini, dunque, grazie anche alla particolare conformazione delle lunghe, agili ma fragili mani (e questo costituì un altro elemento a sostegno della menzogna popolare del suo “patto col diavolo”) riuscì ad affinare la tecnica del violino in particolare nel suono a doppia corda, cioè nel suono ricavato dal contemporaneo tocco dell’archetto su due delle quattro corde del violino e su tonalità diverse. Il magico violino si era imposto, nel Settecento, come lo strumento principe nella musica da camera eseguita nelle sale dei palazzi della Vienna imperiale e poi anche nei salotti dell’alta borghesia europea fino a diventar protagonista, dopo il 1815 e la Restaurazione, anche di serate musicali nelle abitazioni del ceto medio come nei salottini stile “Biedermeier” della capitale austriaca dove anche Schubert (col suo pianoforte) riuniva ammiratori ed amici.

Salvatore Accardo

Come afferma Accardo (nato a Torino da genitori napoletani) in una conversazione con la musicologa e flautista Carla Moreni “il violino di Paganini incarna l’anima del canto…” ricordando poi come Riccardo Muti, per spiegare lo stile di Paganini, esortò anni fa agli orchestrali della Philadelphia Orchestra a “non pensare a Verdi, ma a Mozart”.

In realtà le difficoltà tecniche dei suoi sei concerti per violino e dei suoi celebri e difficilissimi Capricci (ne compose ben ventiquattro) potrebbero indurre gli esecutori ad una lettura ‘difficile’ delle partiture, laddove lo spirito della musica di Paganini è fondamentalmente sereno se non addirittura giocoso (e in questo si intuisce come il celeberrimo violinista, nato a Genova nel 1782, risentisse ancora da adulto della ‘leggerezza’ che aveva caratterizzato parte dell’opera di Corelli, Vivaldi e Tartini).

L’elenco dei compositori italiani che precedettero Paganini, potrebbe continuare e la loro influenza sulla musica europea (francese e tedesca soprattutto) fu sicuramente enorme. Dal virtuosismo italiano, scrive l’illustre musicologo tedesco Kurt Pahlen, “trassero origine i violinisti francesi Pierre Rode e Rodolphe Kreutzer.” Nome, quest’ultimo, familiare ai cultori di musica classica in quanto Beethoven gli dedicò la famosissima sonata per violino e pianoforte, nota appunto come Sonata a Kreutzer.

Il celeberrimo violino – detto “il Cannone” – fu lo strumento prediletto di Niccolò Paganini. Fu costruito da Giuseppe Guarneri del Gesù a Cremona nel 1743. [Palazzo Tursi, Sala Paganini, Genova]

In un celebre ritratto a matita di Ingres, Paganini appare magro, quasi stralunato col suo eterno Guarneri del Gesù, fabbricato nel 1743, tra le sue esili braccia (il liutaio Guarneri firmava i suoi violini all’interno della cassa armonica dello strumento con il nome di Guarneri del Gesù). È un’immagine romantica del grande violinista che in realtà aveva un carattere molto diverso dal cliché dell’artista romantico, contemplativo, percorso, come da una febbre, da una perenne aspirazione alla bellezza, alla natura, al mito dell’antica Grecia, alle domande destinate a restar senza risposta sul destino dell’uomo e sull’aldilà.

Visse per lo più in Francia dove strinse un’amicizia con Gioacchino Rossini che durò tutta la vita. Pur avendone la possibilità, il grande genovese (amico anche di Donizetti e di Bellini) non scrisse mai musica per un’opera il che, come racconta Accardo, fece tirare un sospiro di sollievo a Rossini che era solito dire, tra il serio e il faceto, “meno male che Paganini è troppo impegnato a scrivere per violino”.

Il genovese fu un gran seduttore e subì anche un processo in Germania per aver avuto rapporti con una minorenne. Finché durarono le fortune di Napoleone, il violinista (come tanti altri) ammirò il Grande Còrso, poi si inserì con facilità nel circuito dei grandi solisti invitati nelle più importanti capitali. Ma da Parigi, dove abitualmente viveva, si recò anche in Irlanda, in Belgio, in Scozia. Divenne ricchissimo ma il denaro lo interessava limitatamente. Sapeva di essere il più grande violinista di tuti i tempi e non si risparmiò mai, con gravi danni al suo fisico e alla sua già cagionevole salute. Una delle cause della sua morte, a Nizza nel 1840, fu una grave forma di laringite tubercolare.

Per concludere, ricordiamo che quando si parla di Paganini c’è sempre qualcuno che ricorda la famosa frase “Paganini non ripete”. Ma all’origine del “gran rifiuto” di concedere un “bis” richiestogli per iscritto da un nobile savoiardo durante un concerto a Torino, c’erano le pietose condizioni delle mani del violinista che per una sera intera aveva massacrato i suoi polpastrelli sulle quattro corde del suo Guarneri, fino quasi a farli sanguinare. La risposta poco diplomatica di Paganini fece infuriare il nobiluomo e i successivi, previsti concerti del violinista, furono annullati d’autorità.

Gli 80 anni di Accardo, magico interprete di Paganini ultima modifica: 2021-10-11T16:54:02+02:00 da MARIO GAZZERI

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