La voragine e il muro di silenzio

Vibrazioni, cedimenti progressivi, crolli. Una zona della città di Chieti è a rischio grave e crescente ormai da molti anni. Ignorati i ripetuti allarmi dei residenti.
CARLO DI IORIO
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[CHIETI]

Ci hanno contattato alcuni lettori di Chieti per segnalare una vicenda per certi aspetti paradossale. Ci chiederete: come mai una vicenda di Chieti? Sicuramente per suscitare un interesse che trova scarso ascolto istituzionale, ma anche perché questa antica città del Centro Italia (secondo la leggenda nata 3202 anni fa e divenuta capoluogo dei Marrucini) ha un sottile filo che la lega a Venezia. Un filo che va dall’ospitalità data a circa 4.000 veneziani fuggiti nella Grande Guerra dopo la rotta di Caporetto, a una copia del leone di San Marco donato alla città in segno di riconoscenza, insieme a una cassa contenente le maglie neroverdi del Venezia calcio, poi adottate dalla squadra locale (cfr ytali del 10.12.2018), fino alla denominazione di una via dedicata ai Veneziani.

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Chieti sorge sul crinale di un colle, che da un lato guarda verso la Majella e dall’altro verso il Gran Sasso, il cui ristretto nucleo originale nel corso del tempo si è mano a mano esteso lungo le pendici della collina, fino a comprendere alcune vecchie cave di sabbia – cui si accedeva attraverso cunicoli che fuoriuscivano dai bordi della collina stessa – abbandonate nel tempo e gradatamente inglobate entro i settori perimetrali della città. Sul terreno soprastante sono stati successivamente realizzati edifici e diverse vie di comunicazione, tra le quali Via Asinio Herio (dal nome di un illustre magistrato dei Marrucini nonché valoroso condottiero degli italici nelle prime fasi della Guerra sociale contro Roma), Via Spaventa e via Marco Vezio Marcello.

Negli anni si sono verificati frequenti cedimenti del fondo stradale, con avvallamenti e aperture di voragini in via Asinio Herio (tempestivamente segnalati ai competenti Uffici, non solo comunali, dagli abitanti di detta via), vibrazioni e il progressivo deteriorarsi della situazione, prodotti dal passaggio di mezzi pesanti, dalle annose perdite idriche dell’acquedotto comunale e dalla situazione complessiva di dissesto idrogeologico che interessa tutta l’area.

Nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso la criticità della situazione ha indotto il governo dell’epoca a nominare una task-force per la redazione di progetti di massima e la quantificazione delle spese necessarie (da sottoporre a un comitato tecnico-scientifico) sotto il coordinamento del Prof. Leandro D’Alessandro, allora Preside della facoltà di Geologia dell’Università G. D’Annunzio.

Da tali lavori è nato il “Progetto Chieti”, che ha previsto una serie di interventi per arginare il dissesto collinare e nei primi anni 2000 sono stati eseguiti lavori di consolidamento delle cavità sotterranee – a circa sedici metri di profondità – tra via Spaventa e l’edificio dell’ex Genio civile (che insiste su via Asinio Herio).

La parzialità degli interventi non ha tuttavia risolto il problema della sicurezza territoriale, tant’è vero che la pubblicazione di Giovanni Pace (già parlamentare e presidente della Regione Abruzzo) dal titolo Il dissesto idrogeologico della collina di Chieti – Il ”Progetto Chieti” – Cronache Iniziative Progetti – Relazione del prof Leandro D’Alessandrodatata aprile 2012, dopo aver riconfermato la genesi delle problematiche (presenza di cavità sotterranee dissestate da infiltrazioni delle reti idrica e fognaria, sovraccarico degli edifici soprastanti e del traffico veicolare), ha denunciato il permanere di rilevanti criticità che evidenziano la necessità del consolidamento delle aree interessate e di un sistema di monitoraggio e di controllo del livello di sicurezza territoriale, tra l’altro come prescritto da alcune norme della Protezione Civile Nazionale.

Non sono bastati ovviamente i lavori di manutenzione straordinaria effettuati in proprio dai proprietari degli immobili di via Asinio Herio negli anni 2004, 2007, 2017 e 2018, essendo di ben altra natura quelli necessari, che esulano inevitabilmente dalle competenze riferibili ai privati.

La puntuale conferma è avvenuta nella notte del 27 febbraio 2019, quando su tale via si è aperta una voragine profonda cinque metri e del diametro di quattro metri, che fortunatamente non ha fatto vittime, ma ha generato tanto spavento e creato numerosi disagi anche all’intera città.

Gli interventi effettuati dal Comune nel periodo agosto-settembre 2020 hanno comportato la realizzazione di una “piastra” in cemento armato (solo appoggiata, senza trasmissione dei carichi in profondità), fortemente sconsigliata dal Genio civile che, nel segnalare le criticità esistenti, ha chiesto al Comune, tra l’altro, di limitare il traffico pesante e di valutare interventi suppletivi alla piastra in calcestruzzo, e agli Uffici regionali di avviare, in funzione preventiva, operazioni di monitoraggio nel palazzo sede del Servizio del Genio civile.

Nessuna risposta è pervenuta, ma nel contempo, tra il 22 ed il 23 settembre 2020, è crollato un muro perimetrale privato, al confine con un terreno nel quale è posto un tratto della conduttura idrica comunale e sono aumentate notevolmente, in frequenza e intensità, le vibrazioni, specie al passaggio di mezzi pesanti.

Tale ultima circostanza ha indotto i residenti degli edifici ubicati nelle zone interessate, a tutela della incolumità pubblica e privata, a rivolgersi alla magistratura e a tutti gli enti competenti chiedendo di individuare le cause delle nuove vibrazioni segnalate, di realizzare un monitoraggio costante dell’area e di adottare una buona volta gli urgenti e necessari interventi finalizzati al consolidamento dell’area previsti nel “Progetto Chieti” (per i quali erano tra l’altro state stanziate congrue risorse economiche), così soddisfacendo l’esigenza di sicurezza dei cittadini.

I residenti cercano costantemente di vincere il muro del silenzio con periodiche richieste di informazioni e di interventi (l’ultima è di fine settembre scorso). Infatti, sono ancora in attesa di un segnale che dia l’avvio a una decisa opera risolutiva di una vicenda che sta assumendo contorni paradossali, alla luce della vetustà del manifestarsi del problema (primi anni Ottanta del secolo scorso) e della esistenza di studi e indagini che hanno effettuato la ricerca delle cause e suggerito anche possibili rimedi, che purtroppo però nessuno sinora ha ritenuto di dover adottare.

Se l’ostacolo è costituito dalla mancanza di risorse economiche, va ricordato che molte recenti misure adottate dal governo post Covid-19 mirano alla tutela e alla sicurezza del territorio, per cui in tale ambito non dovrebbe essere proibitivo prendere a cuore la soluzione di un problema che trascende il banale interesse di parte, ma riguarda la sicurezza idrogeologica di una città dalle origini ultramillenarie.

La voragine e il muro di silenzio ultima modifica: 2021-10-11T20:30:21+02:00 da CARLO DI IORIO

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