Ricucire lo sfregio della balaustra scomparsa

GIUSEPPE PAVANELLO
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Venezia non è sola in questo. Pressoché tutte le città storiche soffrono di schizofrenia.

Da una parte si esalta il loro passato, le meraviglie d’arte che le connotano. Dall’altra, non si esita a sfregiarle, in nome del reddito che devono produrre in modo sempre più veloce e con incassi sempre più alti, per sfamare le bocche avide di chi vuole trasformare quelle città in galline dalle uova d’oro. Senza scrupoli.

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Venezia. A Palazzo Ducale si magnificano i presunti 1.600 anni di storia e arte della Serenissima. A duecento metri di distanza, si abbattono le balaustre ‘napoleoniche’ davanti ai Giardini Reali perché sono un ‘ostacolo’ alla fiumana dei turisti. 

Sì, è proprio vero: non solo il Covid non ha insegnato nulla, ma bisogna anche recuperare in fretta il tempo perduto.

Quindi, la storia, l’arte, eccetera eccetera, sono ora parole vuote: buone solo per le guide turistiche che, persino di notte, magnificano la facciata della basilica di San Marco, dicendo ai poveri turisti, o, meglio, turisti poveri, in città solo per mezza giornata, che è la più bella chiesa del mondo.

Si parla tanto, e giustamente, di milioni di persone che nel mondo non hanno da mangiare a sufficienza. E noi, qui, non facciamo, per equivalenza, lo stesso? Cosa diamo a chi viene a Venezia? Solo paccottiglia. Ci si preoccupa di nutrire l’anima? Per niente. Intanto, per altro verso, le immobiliari navigano a gonfie vele.

Tutto si tiene. E la parola d’ordine è: “sfruttamento”.

Ricucire lo sfregio della balaustra scomparsa ultima modifica: 2021-10-13T13:08:38+02:00 da GIUSEPPE PAVANELLO

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