Quella Venezia panoramica

Chi non è ancora andato a vedere la mostra alla Querini Stampalia, “Venezia panoramica. La scoperta dell’orizzonte infinito”, corra a vederla (chiude domenica) perché è una mostra singolare nel suo dispiegare felicemente più e più volte gli orizzonti di una Venezia tutta da ammirare.
FRANCO MIRACCO
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Chi non è ancora andato a vedere la mostra queriniana “Venezia panoramica. La scoperta dell’orizzonte infinito”, corra a vederla (chiude domenica) perché è una mostra singolare nel suo dispiegare felicemente più e più volte gli orizzonti di una Venezia tutta da ammirare e che nel corso dei secoli, pur di esibirla seppure da remoto è stata dapprima immaginata, e poi, finalmente dal vero, disegnata, dipinta, stampata, fotografata, ad uso ovviamente dei veneziani, ma soprattutto di coloro che da Venezia volevano portar via almeno la sua immagine. Scontato, trattandosi di Panorami, il richiamo a quella popolarissima, e assai diffusa ovunque nel mondo di ieri, moda di un intrattenimento ricordato da Walter Benjamin come “una grande attrattiva delle vedute di luoghi lontani”.

In realtà, delle “costruzioni”, dei marchingegni approntati per far scattare l’illusione di viaggi e di orizzonti altrimenti irraggiungibili e perfettamente spiegati in catalogo da Pascaline Vatin:

Per immergersi il visitatore doveva perdere tutti i riferimenti con la realtà . Arrivava sulla piattaforma, assai rialzata rispetto alla tela, attraverso un lungo corridoio praticamente al buio (…). Un’esilissima balaustra lo tratteneva ad alcuni metri dalla tela circolare, generalmente alta una ventina di metri e lunga oltre un centinaio.

Il Mondo Novo, Giandomenico Tiepolo, 1791, Ca’ Rezzonico, Venezia

Come si è detto, i panorami esposti alla Querini non hanno a che vedere con i fantastici dispositivi di cui sopra. Ciò nonostante, al centro della bella e dotta esposizione c’è un qualcosa di straordinariamente suggestivo, che è conservato presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo e che dopo essere stato “montato” in occasione dell’Esposizione Nazionale Artistica ai Giardini di Castello nel 1887, ha conosciuto un’assurda dimenticanza. Il nostro Panorama è opera di Giovanni Biasin (1834-1912), pittore, decoratore e gran viaggiatore, ed è lui che s’inventa un infinito orizzonte veneziano diventato il perno strabiliante attorno a cui ruotano molti altri orizzonti e vedute. Da quelle più antiche e anonime a quelle ottocentesche di Ippolito Caffi, Andrea Tosini, Antonio Lazzari, Giovanni Pividor luminosissimo di bellezza, e ancora di seguito panoramicando su Venezia con altre cose tutte da osservare, create da artisti italiani e stranieri.

Per intendersi, con Biasin ci si stupisce ma con William Wyld, Adolphe Rouargue, Hugo d’Alesi, Gaetano Gariboldi, su su fino a Guido Albanello nei primi anni Duemila, non ci resta che rimpiangere quelle Venezie dalle immagini struggenti, che rimarranno di sicuro impresse nella mente, nella memoria del visitatore. Allora per un istante ancora con Biasin, il punto di partenza che “rappresenta in un unico e ininterrotto sviluppo il paesaggio urbano che si affaccia sul Bacino di San Marco”.

Tutto qui? Certamente, avendo però dinanzi agli occhi lo stupore che ti prende e che il catalogo motiva così:

Pensando di iniziare da uno dei margini della striscia di carta si può dire che il panorama copre all’incirca 360 gradi di orizzonte, quindi si potrebbe dire che esso non aveva un inizio e una fine.

Un girotondo in cui cadono dentro palazzi, campanili, cupole, giudecche e isole, figure e barche e barcaioli, primi vapori e vecchie golette, bricole e vele, donne che vendono verdure e donne eleganti nel fresco dei giardini, che di lì a poco diverranno i giardini della Biennale.

Non saranno i Kaiserpanorama di cui ci favoleggiò Benjamin, ma “il profumo” è, in parte, proprio quello. Dopo che Daguerre aveva aperto a Parigi il suo Panorama, Benjamin ricorda

da allora queste luccicanti scatole magiche , acquari della lontananza e del passato, sono di casa in ogni strada e in ogni passeggiata alla moda.

Essenziale comunque leggere quanto scritto da Romanelli, tra i curatori della mostra, per sapere che

il vedutismo sei e settecentesco culmina con la stagione pittorica e incisoria veneziana che prende appunto questa denominazione ; ma già dal tardo Medioevo le vedute e i panorami di città conoscono una rilevante fortuna , soprattutto come illustrazioni realistiche o idealizzate di vedute di città in libri e resoconti di viaggi.

Il bacino di San Marco, Canaletto, 1738, Museum of Fine Arts, Boston

Al di là di costoro alcuni geniali antenati, che lo furono dipingendo opere imprevedibili nel loro motivare il contemplare e il pensare, dato che nella contemplazione crescono pensieri, idee. Su tutti Canaletto e Giandomenico Tiepolo. L’immenso respiro che solleva a volo d’uccello Canaletto quando vuole dipingere ciò che, con perdonabile insufficienza, abbiamo chiamato Il bacino ripreso dalla Punta della Dogana, altri non è che la visione di un ultimo, voluto, distinguere tra una realtà ormai minacciata, quella di Venezia, e lo sconfinato estendersi di una creazione della storia, quella di Venezia, che il pittore mostra quale luogo irripetibile e quindi impossibile. Un luogo, uno spazio, che nella sua vastità desidera soltanto tenersi a distanza. Di qui una sorta di spleen dovuto a un contemplare scisso tra una lucida estraneità e una negata nostalgia.

In fondo il panorama di Canaletto è un’immensità immobile, dove tutto sembra essersi fermato, come in attesa e questa attesa diviene un’incontentabile bellezza nel suo volersi sollevare infinitamente più in alto di un “acquario della lontananza e del passato”.

Giandomenico Tiepolo invece si avvicina con pensieri cattivi alla luccicante scatola magica del suo Mondo Novo, cosmorama impietoso per esistenze insensate in una Venezia senza più orizzonti. Il panorama dell’umanità osservata da Giandomenico è stato capito e spiegato una volta per sempre da Adriano Mariuz:

Presi da smania di evasione, mentre attendono la propria razione di sogni a occhi aperti che la lanterna magica dispensa , quegli individui si rivelano marionette che qualunque ciarlatano può manovrare. Sono infine poveri, stolidi birilli che la minima spinta farebbe rovinare l’uno sull’altro.

Se accompagnati alla Querini dai fantasmi di Canaletto e Giandomenico Tiepolo, è consigliabile non perdere l’ultimo giorno utile di una mostra tutta da “vedere”.

Quella Venezia panoramica ultima modifica: 2021-10-16T11:54:34+02:00 da FRANCO MIRACCO

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