Semaforo verde

I leader di SPD, Verdi e FDP hanno presentato un documento programmatico che dà un chiaro segnale di speranza per la formazione di un nuovo governo in Germania. I “veri” negoziati possono cominciare.
MATTEO ANGELI
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Venerdì SPD, Verdi e FDP hanno posto la prima, concreta pietra per la formazione di un nuovo governo in Germania. I tre soggetti politici hanno pubblicato un documento di dodici pagine, il cosiddetto “Sondierungspapier”. Esso fissa le linee rosse per i negoziati di una coalizione “semaforo”, dai colori dei tre partiti. SPD e Verdi “hanno allargato lo spazio delle possibilità” e reso fattibile “una nuova fantasia politica”, dichiara a giusto titolo Christian Lindner, leader dei liberali. 

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Il documento è un capolavoro di negoziazione. Ognuno ottiene e cede qualcosa. La SPD riesce a imporre la sua misura chiave, l’aumento del salario minimo a 12 euro lordi all’ora (adesso è a 9,60 euro). Inoltre i socialdemocratici fanno passare il loro piano per mandare in soffitta l’Hartz IV – il sussidio che viene concesso a chi è disoccupato da tempo – e sostituirlo con il “Bürgergeld”. Si tratta di un assegno più elevato e meno condizionato all’obbligo di cercare un nuovo lavoro. 

L’età pensionabile non viene aumentata e sarà stabilizzato il livello delle pensioni. Anche questa è una vittoria del partito di Olaf Scholz. Così come lo è la decisione di dar vita a un piano edilizio da 400mila appartamenti all’anno, dei quali 100mila a equo canone.  

I Verdi ottengono l’anticipazione al 2030 (invece che al 2038) della data prevista per l’eliminazione delle centrali elettriche a carbone. E impegni ambiziosi sulle rinnovabili. Il due per cento del territorio tedesco dovrebbe essere utilizzato per lo sviluppo dell’energia eolica. Inoltre, l’eolico offshore (in mare) sarà incrementato in modo significativo. 

Sulla fine della commercializzazione delle auto diesel e benzina è stato trovato invece un compromesso. In campagna elettorale, i Verdi volevano fissarla al 2030, mentre i liberali pretendevano di lasciare fare al mercato. Alla fine si è deciso di accordarsi sulla data proposta dalla Commissione europea: il 2035. 

Tra i punti riconducibili al programma degli ecologisti c’è anche il riconoscimento della Germania come “moderna terra d’immigrazione”, l’impegno ad accelerare le procedure d’asilo e i ricongiungimenti familiari e la volontà di creare vie legali per gli stranieri che vogliono entrare nel paese.

Anche i liberali riescono a far passare i punti chiave del loro programma. Non ci sarà nessun incremento delle tasse. Le imposte sul reddito, sulle società o l’Iva non saranno aumentate. Oltre a ciò, un’eventuale coalizione semaforo non toccherà lo “Schuldenbremse”, il freno all’indebitamento. Esso impedisce ai Länder di fare nuovo debito e limita enormemente le capacità dello stato federale in materia. Lo stesso ragionamento vale anche a livello europeo. Il patto di stabilità e crescita, sospeso durante la pandemia, dovrà rientrare in vigore.

Un’altra vittoria della FDP è la decisione di non introdurre una velocità massima sulle autostrade tedesche. Come noto, su alcuni tratti di queste, al momento si può sfrecciare in modo indisturbato. I Verdi rinunciano così al loro progetto d’imporre il limite dei 130 chilometri all’ora.  

Sui diritti civili ci si attendevano importanti passi avanti, dato che tutti e tre partiti sono considerati, anche se in maniera diversa, progressisti. SPD, Verdi e FDP hanno preso un impegno significativo: l’abbassamento dell’età minima per esercitare il diritto di voto a sedici anni, con preciso riferimento alle elezioni europee e federali. Sulla legalizzazione della cannabis, un’altra misura molto attesa, non è stato ancora detto niente. 

Gli organismi dirigenti di vari partiti dovranno ora dare il loro benestare ai veri negoziati, che, in caso di successo, definiranno il programma della nuova coalizione. Gli ecologisti hanno già detto sì, ieri, quello degli altri è dato ormai per scontato. Per formare un nuovo governo, ci vorranno di certo più di tre settimane. Pubblicamente, SPD, Verdi e FPD si sono impegnati a dare al paese un cancelliere entro Natale. 

La coesione mostrata finora lascia ben sperare. La domanda più grande resta però aperta: come finanziare la grande modernizzazione di cui la coalizione semaforo vuole farsi interprete? L’aumento delle tasse è escluso, l’indebitamento pure. Contare solo su una crescita esplosiva dell’economa tedesca potrebbe essere rischioso. Così come è improbabile che si riescano a trovare tutte le risorse necessarie attraverso una lotta più convinta alle frodi fiscali e al riciclaggio di denaro.

Un’altra questione molto sensibile, poi, non è stata ancora affrontata. La distribuzione dei ministeri. O, almeno, questo è quello che vorrebbero far credere le dichiarazioni ufficiali. Nel weekend, i due potenziali junior partner hanno già lasciato trasparire un certo nervosismo a riguardo. I liberali mettono le mani avanti e dicono che gli ecologisti non possono pretendere di avere tutti i ministeri. I Verdi contrattaccano e dicono che le Finanze non dovrebbero essere lasciate alla FDP, ma date alla loro stella più brillante, il vice-leader Robert Habeck. Il fatto che Christian Lindner si sia affrettato a dire che ci sarà anche un ministero dedicato al clima, la dice lunga sulla sua paura di farsi soffiare il posto di responsabile dei cordoni della borsa.

Il semaforo verde ai negoziati potrebbe presto cambiare colore. 

Immagine di copertina: ieri la leadership dei Verdi ha dato l’ok ai negoziati per la formazione di una nuova coalizione. Da sinistra a destra: Robert Habeck, Annalena Baerbock e Katrin Göring-Eckardt.

Semaforo verde ultima modifica: 2021-10-18T09:20:28+02:00 da MATTEO ANGELI
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