Er mister diventato Sir

Claudio da San Saba, "romano de Roma" e romanista di cuore, capace di insegnare calcio ovunque e di trovare nel mondo la propria patria universale, compie settant'anni. E ha già detto che vorrebbe trascorrere almeno un altro decennio seduto in panchina.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Sir Claudio da San Saba, “romano de Roma” e romanista di cuore, capace di insegnare calcio ovunque e di trovare nel mondo la propria patria universale, compie settant’anni. E ha già detto che vorrebbe trascorrere almeno un altro decennio seduto in panchina, come se non gli bastassero i miracoli che ha già compiuto, tra cui l’epica impresa di condurre il Leicester alla conquista della Premier League dei paperoni nell’anno di grazia 2016, dopo aver sfiorato un analogo risultato con la Roma, dopo aver contribuito a risollevare la Juve del post-Calciopoli e dopo essersi dimostrato un maestro e un punto di riferimento in ogni angolo del globo. Ranieri, del resto, è fatto così: è un mite, un anti-divo, uno che non se la tira mai, non si dà arie, l’opposto di Mourinho, un Guardiola senza pretese da rivoluzionario o da capopopolo, un gentleman capace di scaldare i cuori di ogni curva senza mai smarrire il suo proverbiale aplomb.

Compie settant’anni, dunque, uno dei protagonisti più significativi degli ultimi decenni, con quell’aria da lord, la giacca sempre indosso, lo sguardo magnetico, un rapporto quasi paterno con i giocatori e un’abilità unica nel motivarli. E noi a questo signore del calcio, a questo mito incompreso e spesso sottovalutato, a questa personalità più unica che rara in un panorama sconfortante, fatto di gradassi e presuntuosi, piccoli uomini e divi oltremodo celebrati, vogliamo bene proprio per questo suo essere anacronistico.

Ranieri, infatti, piace perché esce dal gregge, perché si distingue, perché quando lo assumi sai che nessun altro è come lui, che hai a che fare con un soggetto inimitabile e con una figura che sembra uscita dalla penna di un grande romanziere. Di rado abbiamo assistito a una personalità così singolare, così in grado di remare in direzione ostinata e contraria, così convinta delle proprie idee, così ferma nel portarle avanti contro tutto e tutti e così coraggiosa nell’assumersi le proprie responsabilità, fino a pagare il prezzo alto che sempre tocca a coloro che vogliono cambiare lo stato delle cose.

Claudio Ranieri è sempre stato un demiurgo silenzioso, un innovatore gentile, un riformista della panchina, uno che ha mutato equilibri, forgiato campioni, plasmato giocatori, formato uomini, educato tifosi e messo al loro posto presidenti spesso piuttosto ingombranti, il tutto senza mai prendersi troppo sul serio, senza mai ergersi a vate, senza mai darsi arie da Robespierre, risultando agli occhi dei più un colto signore che ha appreso l’arte dell’invecchiare bene, così che in pochi si sono accorti di avere a che fare soprattutto con un allenatore destinato a passare indenne ogni tempesta, a resistere al tempo e a sconfiggere qualunque demone con un sorriso. Claudio Ranieri: settant’anni e ancora tante panchine su cui sedersi, tante storie da scrivere e una vita tutta da vivere. Il suo viaggio, ne siamo certi, è destinato a durare molto a lungo e, forse, a non finire mai.

Er mister diventato Sir ultima modifica: 2021-10-20T10:47:13+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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