L’ombra lunga del Colonnello

A dieci anni dalla sua scomparsa, un bel libro di Leonardo Bellodi ricostruisce la vicenda umana e politica di Gheddafi e della “sua” Libia, proiettandola fin ai nostri giorni.
TOMMASO BRAIT
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Come in ogni significativo anniversario geopolitico, fioccano i bilanci e i “what if” e ieri, l’anniversario dei dieci anni dalla morte del Colonnello Muammar Gheddafi, molto è stato scritto sulla sua fine e sull’intervento militare in Libia, fortemente voluto da Sarkozy e Gran Bretagna, e alimentato in gran parte con le bombe statunitensi, contro il Colonnello.

Gheddafi è sempre stato una figura controversa, fuori dalle righe, molto scomoda ma anche estremamente abile a rimanere per 42 anni Guida suprema della Libia, “il luogo della massima imprevedibilità, un Paese che non è, uno stato da inventare” come scrive nel suo L’ombra di Gheddafi Leonardo Bellodi, libro che parla del passato, del presente e del futuro della Libia, soprattutto nel segno e, appunto, all’ombra di Gheddafi e dei Gheddafiani.

Dopo dieci anni di guerra civile, con da una parte governi di transizione riconosciuti dall’Onu e dall’altra il generale Haftar, appoggiato da Russia ed Egitto, leader della Cirenaica, regione che rivendica, nella storia moderna della Libia, un ruolo da sostenitore dell’economia nazionale, senza mai esserne adeguatamente ricompensata dal Colonnello, L’ombra di Gheddafi racconta l’incombente passato del rivoluzionario libico ma ne parla anche con uno sguardo al futuro, che non potrà prescindere dai Gheddafiani e dai petrodollari della Lybian Investment Authority, fortemente voluta da Gheddafi.

Non è facile raccontare Gheddafi e la Libia e il libro, partendo dalla storia antica del paese per arrivare a quella più recente, racconta come proprio la storia moderna della Libia sia marchiata col fuoco sulla pelle del giovane Gheddafi.

Figlio di una famiglia di pastori che ha vissuto le brutalità dell’occupazione coloniale Italiana, il giovane Capitano prende il potere della Libia con il golpe più veloce e meno sanguinario dei tempi moderni.

Attraverso i vari capitoli si vive la crescita e la maturazione di Gheddafi, di pari passo con la crescita economica della Libia, e l’incapacità del mondo occidentale di imprigionarlo in definizioni e meccanismi che ne imbrigliassero l’azione e la sua naturale eccentricità.

Contrariamente alla narrazione reaganiana di “mad dog”, cane pazzo, il colonnello ha dimostrato di saper mantenere unita una nazione che non è mai stata tale, grazie a un uso sapiente di risorse finanziare derivanti dai proventi di gas e petrolio e all’utilizzo repressivo dei servizi segreti interni, che permeavano tutti i gangli della società libica e delle sue 140 tribù, sempre in competizione tra loro.

Ma Gheddafi – racconta Bellodi – era anche colui il quale ospitava e finanziava movimenti terroristici – in una sorta di grande spectre – di gruppi assolutamente scollegati tra loro. Forse in una logica tutta sua, per trovare uno status, un ruolo di destabilizzatore sullo scacchiere internazionale. 

Ruolo destabilizzante che si è andato sempre più a espandere grazie ai petrodollari della Lybian Investment Authority, entrata in aziende nazionali strategiche di paesi amici e nemici.

L’ombra di Gheddafi è scritto da un punto di vista privilegiato, essendo Bellodi un profondo conoscitore delle vicende libiche. Le ha vissute, in presa diretta, nel suo percorso professionale: prima nel ruolo di responsabile degli affari istituzionali di Eni e poi come “Senior Advisor” della Lybian Investment Authority. Non hai mai smesso di frequentare – anche dopo il 2011 – la patria di Gheddafi.

Patria della quale Gheddafi sembra esserne lo specchio: “un’equazione impossibile da risolvere”, crocevia di tre mondi distanti ma in Libia vicini. Il mondo africano, di cui Gheddafi si è fatto interprete e leader panafricanista; quello arabo, in qualche modo distante dal Colonello nonostante i suoi costanti tentativi di avvicinamento; e quello Mediterraneo, in cui i ricatti migratori, il finanziamento sconclusionato a diversi gruppi terroristici come IRA e Brigate Rosse e il petrolio a basso costo della Libia hanno fatto da collante con l’Europa e con una Italia sempre ondivaga nella sua politica estera e pronta a porgere l’altra guancia sia con i libici che con i partner occidentali.

L’ombra lunga del Colonnello ultima modifica: 2021-10-21T16:57:43+02:00 da TOMMASO BRAIT
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