America Latina. Un incontro che continua a mancare

FRANCO AVICOLLI
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Malgrado eventi di grande portata globale come la Rivoluzione cubana con il protagonismo di figure come Fidel Castro e Ernesto Che Guevara, l’esperienza di Salvador Allende, la lunga e lacerante vicenda dei desaparecidos argentini, Chávez e il Venezuela, la Bolivia di Evo Morales e l’Uruguay di Pepe Mujica, il ruolo crescente di economie come quella brasiliana e messicana, malgrado Jorge Luís Borges, Gabriel García Márquez, Octavio Paz e un lungo elenco di poeti, scrittori, artisti e personaggi familiari al lettore italiano, malgrado i fenomeni migratori consistenti, il ruolo dell’Italia a vari livelli, l’America Latina rimane colpevolmente al margine della riflessione culturale del nostro paese. Si tratta di una persistente distrazione italiana verso centri di studi atti a sostenere l’azione internazionale dell’Italia, di un certo accademismo partenogenetico troppo attento ai libri e molto meno al mondo, ma anche di un atteggiamento originario formatosi fin dalla scoperta di Colombo e specialmente con l’azione e i metodi della Conquista. 

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In questa dimensione si introduce Mundus Novus. Mayas Aztecas Incas di Riccardo Campa, recentemente pubblicato da il Mulino. L’opera disegna un quadro in cui la storia convive con l’eco del non accaduto, dove si odora l’ansia intellettuale che dialoga con eventi, luoghi e personaggi dell’America Latina rivisitati dall’Autore con frequentazioni e lunghi periodi vissuti nel subcontinente americano. Sono tempo e domanda di dialoghi con Octavio Paz, Leopoldo Zea o Juan Rulfo telluricamente accomunati alle culture mesoamericane maya e azteca, temi che aleggiano nella storia e nelle atmosfere della saggistica e della letteratura moderna come si può leggere nel Il labirinto della solitudine o in Pedro Páramo con l’ineffabile presenza di Comala, luogo della cui esistenza i messicani sono certi anche se non sanno dove si trovi. E con Jorge Luís Borges, figura emblematica della letteratura visionaria e di una cultura fortemente permeata da motivi in cui tempo e spazio sono più variabili che certezze. 

Il mondo latinoamericano è pervaso di sensitività, di compartecipazioni emotive, di episodi che non di rado prevalgono sui grandi eventi e finanche dal ruolo emblematico di personaggi creati dalla finzione letteraria. 

Mundus Novus e la complessità

L’opera dice della scoperta e dell’alterità, dei limiti e delle possibilità sul piano cognitivo circa la compatibilità scientifica tra Maya, Aztechi e Inca stante l’apparato ideologico della Spagna che viene a sua volta messo in discussione, come sottolinea Riccardo Campa, proprio nella validità del concetto della proprietà che la Conquista sposta dal piano divino, alle forme privatistiche e individuali dell’encomienda e dei suoi sviluppi. E dal dialogo mai nato con i nativi nella versione azteca dove prevale il presagio e l’apparizione, in quella maya in cui domina la volta del cielo o in quella incaica vincolata ad una colpevolezza simboleggiata dal sistema nodale del quipu.

Mundus Novus. Mayas Aztecas Incas è il prodotto di un lavoro documentale corposo e di un’argomentazione lucida e consequenziale supportati dal contributo qualitativo dell’impostazione metodologica e analitica. Si tratta di piani diversi che interagiscono tra di loro e fanno dell’opera un viaggio nel viaggio, una narrazione che non si esaurisce nel fatto storico della scoperta di un mondo ignoto – già straordinaria in sé – e nel ruolo dei vari attori che la rendono possibile, ma si alimenta di questi e delle variabili espresse da personaggi, atteggiamenti, metodi e livelli conoscitivi, usanze e credenze, rapporti e logiche che dialogano o si contrappongono, si accettano o si negano, si aprono alla contaminazione o difendono la purezza, si riconfermano o si mettono in dubbio, fino a rendere intelligibile un sistema relazionale, una complessità che è essa stessa parte costitutiva degli eventi. La suggestione si legge tra le righe, ma è anche evidente, è come lo scheletro dell’apparato ideologico consustanziale alla complessità di un sistema relazionale in cui l’accadere e il non accadere sono ambedue possibilità. 

Il viaggio di Colombo e l’incontro con l’altro oltre l’evento

L’autore annuncia gli accadimenti collegandoli ad una dimensione non circostanziale. Il viaggio di Colombo è allora

L’arte di allargare gli scenari visivi – scrive Campa – comprende l’affanno per la conoscenza di eventi e di circostanze fino al Rinascimento dispersi negli abissi del timor panico. Lo stupore per l’ignoto è diagrammabile nelle figurazioni dell’esperienza comune. /…/ Il viaggio si arricchisce così del suffragio religioso, che fa delle sofferenze la misericordiosa committenza con i disegni celesti.

Così posto il viaggio si arricchisce nel suo farsi essendo contemporaneamente storia e escatologia. Campa esplicita e sottintende ragioni culturali, credenze, comportamenti, livelli conoscitivi e rende visibili i punti di contatto, le possibilità e le potenzialità nelle quali a volte il lettore deve districarsi non per mancanza di chiarezza o di linearità del testo, ma per la stessa complessità del farsi e del non farsi di un incontro che va oltre la dimensione storica per essere evento fondante dell’era moderna. Egli narra essendo consapevole che l’accadimento è fenomeno ed evocazione, ha premesse e conseguenze che riguardano i rapporti di forza tra contesti di appartenenza, che sono anche ragione e potenzialità dei contesti stessi.

La genesi teorica e pratica della missione colombiana s’identifica con la temperie culturale di un’epoca che ritiene di avere le risorse conoscitive e attuative in grado di superare le congetture millenarie e di dare una compagine evocativa all’esperienza.

L’ampiezza tematica sviluppata con una visione che recupera i fatti oltre il loro accadere, rende Mundus Novus un libro imprescindibile per lo studioso di cose latinoamericane. La narrazione pur ricca di citazioni documentali, si alimenta delle inquietudini intellettuali della vita personale di Riccardo Campa le cui ragioni teoriche e le problematiche hanno cercato conforto e conferme nei molti dialoghi con i protagonisti della realtà culturale contemporanea dell’America Latina. Si tratta di una ricerca che si sviluppa nel tempo aperto della vita, all’esterno del cursus accademico e con l’impegno solitario dell’intellettuale italoeuropeo che si cerca in un mondo ideale che diventa storia e nostalgia nell’incontro. Egli è abitante della visione di Colombo ed è coinvolto nel suo destino storico che va oltre l’evento. Percepisce con acutezza che

L’emancipazione latinoamericana – tanto en coincidencias como en discrepancias – si delinea come un radicale processo di innovazione ispanica [dei cui esiti positivi avrebbe sicuramente gioito. Condivide l’anelito bolivariano di] saldare la storia dell’America alla cultura occidentale [evocando un’antichità intesa] come un universalismo dal quale /Bolivar/ si sente escluso [sposa l’idea di José Martí che, riferendosi alla proclamazione della prima Repubblica spagnole nel 1873, ricorda alla Spagna che] non può negare agli altri popoli quanto affannosamente cerca di realizzare.

Sono temi della complessità contemporanea in cui gli atti si completano guardandosi allo specchio per riconoscersi in una problematica che riporta ad un destino comune i protagonisti, i comprimari e le semplici pedine.

Riccardo Campa, Mundus Novus, Mayas Aztecas Incas, il Mulino, Bologna, 2021, pp. 920, euro 65,00

America Latina. Un incontro che continua a mancare ultima modifica: 2021-10-25T11:01:25+02:00 da FRANCO AVICOLLI
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