Ricordando Sic

Dieci anni senza Marco Simoncelli. Dieci anni da quella maledetta domenica di fine ottobre del 2011, quando a Sepang, Gran Premio della Malesia, perse il controllo della sua Honda nel corso del secondo giro, cadde e fu investito dalla furia involontaria delle moto di Valentino Rossi e Colin Edwards. Non ci fu nulla da fare.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Dieci anni senza Marco Simoncelli e un senso di vuoto che da allora non ci abbandona più. Dieci anni da quella maledetta domenica di fine ottobre del 2011, quando a Sepang, Gran Premio della Malesia, il Sic, come veniva scherzosamente chiamato, perse il controllo della sua Honda nel corso del secondo giro, cadde e fu investito dalla furia involontaria delle moto di Valentino Rossi e Colin Edwards. Non ci fu nulla da fare.

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La tragedia si consumò in maniera brutale, sotto lo sguardo incredulo del mondo intero, e da quel momento non è passata gara senza che pensassimo a lui, alla sua moto numero 58, al suo casco di capelli, alla sua simpatia tipicamente romagnola, al suo amore per la vita, alla sua gioia di stare al mondo, al suo sconfinato talento e alla sfortuna ignobile che ci ha privato di lui a soli ventiquattro anni. Simoncelli non era, infatti, soltanto un grandissimo pilota: era anche una splendida persona.

Non lo abbiamo mai visto arrabbiato o in preda a chissà quali furori, non si conoscono sfuriate di un ragazzo di natura mite e gentile, non è mai andato sopra le rigne, non ha mai offeso o insultato nessuno, non si è mai lasciato andare a chissà quali battaglie verbali, non è mai voluto essere protagonista al di là dei circuiti. Aveva valori forti profondi, glieli avevano trasmessi i genitori e li condivideva con la fidanzata e con gli amici. Era un ragazzo incredibilmente bravo in sella alle moto e straordinariamente normale nella vita di tutti i giorni. Non aveva nulla del divo, non cercava le telecamere, non viveva in funzione della notorietà, non amava apparire.

Wish you were here“. Il casco di Valentino Rossi dedicato a Marco Simoncelli, Misano, 2013

Si godeva i frutti del suo intenso lavoro, aveva realizzato il sogno di correre e di arrivare nella massima categoria e, di sicuro, avrebbe raccolto il testimone di Valentino Rossi, se non fosse stato sconfitto dalla barbarie che talvolta si abbatte sui piloti più abili, quelli più capaci, quelli che potrebbero davvero rivoluzionare il panorama del motociclismo e, invece, vengono abbattuti dalla malasorte.

Il Sic appartiene alla categoria delle immense gioie e degli infiniti rimpianti. Ogni parola scritta su di lui è un insieme di dolore e di bellezza, di meraviglia e di strazio, di passione e di senso di vuoto, d’assenza e d’incredulità.

Ricordarlo, a dieci di distanza, significa rendere omaggio all’uomo prim’ancora che al campione e rivolgere un abbraccio affettuoso a tutte le persone che gli sono state a fianco e non lo dimenticheranno mai, come del resto noi. Perché quell’allegria contagiosa, comunque, ci è entrata dentro e non se ne andrà mai più, qualunque cosa succeda. Oggi la pista di Misano Adriatico porta il suo nome. La memoria è rimasta, più forte di ogni addio. Il tormento è ancora tanto ma il Sic da lassù, come sempre, starà sorridendo, con quel fare gioviale che a sua volta ci manca da morire. 

Dieci anni fa, l’ultima volta sul podio per Marco Simoncelli in un Gran Premio, secondo a Phillip Island. Una settimana dopo l’avremmo perso a Sepang. (Da Twitter: CRASH.NET/MotoGP
@crash_motogp
)
Ricordando Sic ultima modifica: 2021-10-25T10:16:37+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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