Il degrado di Mestre nel disinteresse dello sceriffo

Un fallimento totale, le politiche securitarie dell'amministrazione dal pugno di ferro.
ASJA LACIS
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Piove su Mestre e straripa il Marzenego,
mentre tu stai al telefono,
Cade la linea…
Che merda la SIP,
Quattro gocce e va in tilt.

All’inizio degli anni Novanta il duo musicale Brunello-Milanese cantava nell’autoprodotto Mestre, finestre e controfinestre una terraferma che cercava la propria identità: ma è riuscita a trovarla? E, soprattutto, l’amministrazione Brugnaro ha dato voce alla revenge mestrina? 

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Passeggiando per il centro di Mestre, verrebbe da dire che la battaglia dei mestrini contro lo strapotere del centro storico è lungi dall’essere vinta e che il bottino di voti della lista fucsia nella città antica ha indotto il primo cittadino a prendere in considerazione le istanze dei “forti” veneziani.

Ma veniamo al dunque. In primis, il fallimento totale delle politiche securitarie dell’amministrazione dal pugno di ferro che non hanno sortito il risultato auspicato: il degrado urbano non si è ridotto, anzi semmai è stato condotto nel cuore di Mestre, in piazza Barche. La presenza costante di volanti della polizia di stato proprio sotto il monumento della “sortita” per tentare di placare gli animi di chi da troppo tempo non riesce più a gestire una dipendenza è evidente, così come s’impone allo sguardo del passante la situazione all’imbocco di galleria del teatro vecchio, ormai ritrovo di tossicodipendenti emarginati e luogo di spaccio in favore di destinatari giovanissimi.

Ma piazza Barche è diventata la nuova via Piave? Sentendo i residenti della zona, non si può dire, nonostante alcuni fenomeni siano preoccupanti.

Iniziamo un breve giro di interviste e chiacchieriamo con il signor N. mestrino doc, cittadino modello della piazza Barche bene che ascolta via streaming i consigli comunali e, financo, quelli di municipalità. Ci racconta che il fenomeno delle baby-gang ha messo in atto alcuni colpi, proprio lì, nel salotto buono di Mestre e che tutta la zona è frequentata da tossicodipendenti e spacciatori ben riconoscibili, certo, ma che potrebbero arrecare danni seri ai più deboli, come anziani o adolescenti che avvicinano questi soggetti per curiosità, poiché il terminal di piazzale Cialdini si trova a pochi passi ed è preso d’assalto dagli studenti delle superiori.

Infatti, tutto ciò avviene in pieno giorno e non soltanto allorquando il nostro interlocutore porta a passeggio il suo quadrupede. Si congeda mesto il signor N., affermando che anche con questa amministrazione “il cittadino rimane in panchina”.

A vegliare su piazza Barche, piazza Ferretto e zone limitrofe, dunque, pare sia rimasto solo l’onorevole Nicola Pellicani, costante nel piantonare il territorio durante i fine settimana per prendersi cura del proprio “nocciolo duro” elettorale, seguendo i dettami di una prassi politica novecentesca. Ma sarà sufficiente questa sua presenza ad arginare le derive di siffatta destra ribalda e qualunquista (per utilizzare un’aggettivazione da “Istituto luce”)?

Ironia a parte, la questione della sicurezza non trova soluzione in numerose aree nevralgiche della terraferma: il tentativo di “far pulizia” messo in atto dai fucsia non ha condotto ad alcun risultato tangibile e la stazione, via Sernaglia, il sottopasso di via Dante, via Col di Lana, via Podgora sono ancora settori critici, difficili, in pieno giorno, con scene di spaccio nemmeno celate. E, soprattutto, l’unico intervento repressivo che viene ricordato da tutti i cittadini della zona, noto come la “retata”, eseguita persino con l’utilizzo di elicotteri, non è altro che l’esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare, come ebbe modo di spiegare l’avvocato V. che non si può definire un militante della sinistra rivoluzionaria anti-Brugnaro.

La campagna dei fucsia di Brugnaro a piazza Barche, nel 2015

L’unico intervento anti-degrado giudicato dai residenti tangibile ed effettivo è stato compiuto dalla PS e non dai pretoriani della Polizia locale, capitanati dal generalissimo Marco Agostini, né dai suoi colonnellissimi della “fedeli alla linea” di “Coraggio Italia”, nonostante più di un centinaio di assunzioni onerose di agenti, esperti di vigilanza e, persino, un concorso da dirigenti che potrebbe “promuovere sul campo” (per meriti?) qualcuno tra i summenzionati colonnelli.

In sintesi, nessuno è stato messo in “gattabuia” come avrebbe voluto il buon Gigio. La formazione politica di “Coraggio Italia” pare non abbia avanzato alcuna proposta di legge in materia, forse perché il nostro primo cittadino sembra già essere diventato socio di minoranza della stessa. Ma, soprattutto, tutti i tentativi finora esperiti non hanno condotto a risultati apprezzabili, al di là dei giudizi di valore a favore o contro questa amministrazione.

Il tema della sicurezza nelle città medie si appoggia – purtroppo – ancora a modelli anacronistici: l’idea dello zoning di Giuseppe Caccia, assessore alle politiche sociali dell’amministrazione Costa che ora solca i mari in qualità di ship manager di “Mediterranea”, o a quelle cappa e spada del commerciante Guazzaloca, poi modificata ma neppure tanto da Cofferati a Bologna.

In sintesi, non vi è stato alcun intervento proficuo in questo senso a Mestre e, anzi, sono cresciute le situazioni di disagio, come quella dell’erigendo complesso abitativo di via Sansovino (del quale ytali si è già occupata alcuni mesi or sono), nel quale si prende atto di altre problematiche connesse, prima fra tutte quelle di carattere igienico-sanitario. Il Re Mida Brugnaro è capace di trasformare ciò che tocca in oro, nella politica e nell’imprenditoria, ma ha perso la guerra ingaggiata contro spacciatori e degrado. 

Il degrado di Mestre nel disinteresse dello sceriffo ultima modifica: 2021-10-27T19:57:40+02:00 da ASJA LACIS
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