Zan. L’omofobia detta legge

MATTEO ANGELI
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L’Italia dovrà ancora attendere per avere una legge contro l’omotransfobia. Oggi il Senato ha affossato la legge Zan. Su proposta di Lega e Fratelli d’Italia, l’aula ha approvato la cosiddetta “tagliola”. Con questa procedura, un senatore per ciascun gruppo politico può proporre di non procedere all’esame degli articoli di un disegno di legge. In altre parole, si tratta di uno “stop” per fare in modo che il testo non sia esaminato. 

A invocare la tagliola ci hanno pensato Roberto Calderoli e Ignazio La Russa. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha concesso il voto segreto. 154 senatori si sono espressi a favore del blocco definitivo del ddl Zan. 131 i contrari, 2 gli astenuti. Certo, manca qualche voto della maggioranza che sosteneva il disegno di legge, formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Liberi Uguali. Ma questo non è il punto. I Cinque Stelle contano su 74 senatori, il Pd su 38, Italia Viva su 16 e Leu su 6, per un totale di 134 voti. Per avere la maggioranza, ne andavano cercati altri nel gruppo misto e tra i moderati di Forza Italia.

La verità è che serviva un compromesso, la cui possibilità Lega e Fratelli d’Italia hanno voluto escludere, facendo ricorso alla tagliola. È una prova di forza, che vincono. Il dato principale, inequivocabile è la conferma che in Italia non esiste una maggioranza politica a favore di quello che ormai era il ddl Zan. Ora il parlamento dovrà aspettare almeno sei mesi prima di poter ripresentare un altro disegno di legge sull’argomento. È addirittura più probabile che si attenda la fine di questa legislatura. Nella speranza di poter contare, nella prossima, su equilibri politici più favorevoli.

Resta la domanda: un compromesso sarebbe stato possibile? La Lega chiedeva principalmente due cose. Stralciare il concetto d’identità di genere e bloccare le misure sull’educazione nelle scuole. Prima della pausa estiva, Italia Viva aveva cercato di fare da pontiere, tirando fuori dal cassetto la proposta Scalfarotto. Proponeva di sostituire “identità di genere” con “discriminazioni fondate sulla transfobia”. E di aggiungere all’articolo che voleva introdurre una giornata nazionale contro l’omotransfobia, la dicitura “nel rispetto della piena autonomia scolastica”. 

Per i promotori della norma, ciò era un compromesso inaccettabile. Che avrebbe però, forse, consentito di avere finalmente una legge capace di punire con delle aggravanti chi discrimina o aggredisce un membro della comunità Lgbt. Si potrebbero passare ore e ore a disquisire sulla bontà di questo tipo di accordo al ribasso. Sta di fatto che esso era necessario, inevitabile per portare a casa un risultato. 

Il Pd l’ha capito solo quando ormai era troppo tardi. Enrico Letta ieri s’è detto per la prima volta pronto a trattare. Troppo poco, troppo tardi. Un regalo alla Conferenza episcopale. Volontario o meno?

Lo scontro sui diritti Lgbt, che ha cristallizzato pro e contro in posizioni di reciproca condanna, doveva concludersi con un vincitore e uno sconfitto. Il calcolo politico che ha portato chi sosteneva la legge a rifiutare il dialogo con Lega e persino Italia Viva, s’è rivelato errato. Piantare una bandierina aiuterà forse a conquistare qualche voto. Ma danneggia la causa. La lotta all’omotransfobia non può essere monopolio di una sola parte politica. Un dialogo bipartisan su questi temi è nell’interesse delle persone che si vogliono difendere. Soprattutto quando le ragioni dell’altro sono così diverse. 

Hanno perso coloro che – in maniera non ingenua – hanno preferito difendere la purezza delle loro battaglie. Resta la domanda: sarebbe stato meglio un compromesso? 

Zan. L’omofobia detta legge ultima modifica: 2021-10-27T17:34:54+02:00 da MATTEO ANGELI
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