In frantumi il laboratorio della sinistra europea

A Lisbona Catarina Martins, leader del Bloco de Esquerda, e Jerónimo de Sousa, leader del Pcp, votano no alla legge di Bilancio, spalancando le porte alla crisi. E buttando a mare quel progetto-laboratorio a cui guardavano con interesse tutte le forze progressiste del Vecchio continente.
MASSIMILIANO CORTIVO
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“Un errore drammatico“. Massimo D’Alema definì così, con una rabbia affilata, la scelta di Fausto Bertinotti di non votare la fiducia a Romano Prodi e di far così cadere il governo. Era il 1998. Ventitré anni dopo e qualche migliaio di chilometri più a ovest di Roma, la scena si è ripetuta, pressoché identica, qualche giorno fa a Lisbona. In questo caso a spegnere la luce ci hanno pensato addirittura in due: l’ex giovane Catarina Martins (va per i cinquanta anche lei, pur essendo sempre considerata, chissà perché, emergente), leader del Bloco de Esquerda, e l’anziano Jerónimo de Sousa che di anni ad aprile ne ha fatti 74 e che da un bel pezzo dirige il Partido Comunista Português.

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Entrambi hanno votato no alla legge di Bilancio portata all’Assemblea dall’alleato e capo di governo António Costa. E così, di fatto, hanno spalancato le porte alla crisi. Buttando a mare quel progetto-laboratorio a cui guardavano con interesse tutte le forze progressiste europee e che andava avanti dal 2015. Avevano addirittura dato un nome alla formula che teneva assieme comunisti, sinistra ecologista e socialisti. La chiamavano Geringonça, che potremmo tradurre come l’aggeggio, la macchina. Qualcosa che politicamente non c’era e che probabilmente tornerà a sparire nelle nebbie lusitane.

Catarina Martins con i lavoratori dell’Altice, la più grande compagnia di telecomunicazioni in Portogallo

Così come i sogni riformisti di mezza Europa. Sì, perché chinarsi a raccogliere i cocci per cercare di rimetterli assieme pare non vada a nessuno. Non a Caterina Martins, la più dura nell’attaccare la legge, non a Jerónimo de Sousa, impegnato a non perdere ulteriormente consensi, e di certo non ad António Costa che ai due (soprattutto alla prima, a dir la verità) non ha fatto sconti, accusandoli di mancata responsabilità e perdippiù in un periodo storico delicato come quello che stiamo attraversando. Fine dell’esperimento, dunque, e via libera ad elezioni legislative che, in caso di scioglimento dell’Assemblea nazionale (il presidente Marcelo Rebelo De Sousa sta incontrando i partiti in queste ore) devono tenersi entro sei mesi.

A dimostrare l’estrema probabilità del voto e di un difficile rimpasto ci sono già le date possibili sbandierate dai vari leader (il 6 febbraio al momento sembra essere in pole position) e di una curiosa pagina di Wikipedia Eleições legislativas portuguesas de 2022 appena nata. Sia per come si è arrivati a questo punto, sia per il vento che sta soffiando in Europa tra populismi e conservatorismi, è facile pensare che il socialista Portogallo potrebbe a breve cambiare direzione o perlomeno la porzione rossa della sua bandiera diventare più spenta.

Il Primeiro-Ministro de Portugal António Costa (a destra) con il presidente del Gobierno de España Pedro Sánchez in una pausa del 32° Vertice luso-spagnolo a Trujillo

Da tenere in considerazione un paio di elementi in questo senso. Primo: il caso Lisbona di qualche settimana fa, con il favoritissimo sindaco socialista Fernando Medina che esce malamente confitto alle amministrative. Il secondo aspetto è rappresentato dall’ingresso nell’agone politico di una forza di estrema destra come Chega di André Ventura, una (ex) sorpresa che ora avrà vita facile nell’affondare il suo coltello nel burro della crisi causata dalla sinistra. Sullo sfondo di tutta questa incertezza iniziano già a muoversi i tessitori moderati, soprattutto quelli del Partido Social Democrata di Rui Rio. Che si affrettano a dire cose del tipo: con Costa potremmo anche fare un accordo post elezioni, assieme a Ventura mai, a meno che non si ammorbidisca. Socialisti e social-democratici assieme, quindi. Un’ipotesi che, al netto dei numeri che usciranno dalle urne, non dispiacerebbe nemmeno al presidente Marcelo. Certamente conservatore ma in buoni rapporti con António Costa.

Jerónimo de Sousa, in abito scuro, a una manifestazione del Partido Comunista Português

 

In frantumi il laboratorio della sinistra europea ultima modifica: 2021-10-30T20:02:05+02:00 da MASSIMILIANO CORTIVO
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1 commento

ytali. - Portogallo. Salto nel voto 6 Novembre 2021 a 20:36

[…] Scrive Massimiliano Cortivo: […]

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