Chi ha rubato gli orologi in città?

Le città contemporanee si sono svuotate di marcatori orari. Il tempo non è più una questione pubblica, esposta, visibile. Lo si è consegnato alla dimensione privata. Il tempo urbano è il tempo dei cellulari.
TIZIANA PLEBANI
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Fateci caso. Non ci sono più orologi sui muri cittadini. In fondo quella scelta, nel lontano passato, era stata una risposta laica al rintocco delle campane, una sorta concorrenza tra chi deteneva il potere di scandire tempo. L’antagonismo ha funzionato per secoli, ma ormai solo a Venezia il suono che si diffonde dai campanili arriva ancora forte, tanto da interrompere una conversazione o un dibattito all’aperto mentre altrove è il traffico che regola il trascorrere delle ore. 

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Guardiamoci però attorno: le città contemporanee si sono svuotate di marcatori orari. Non si tratta però di una resa alla contabilità ecclesiastica dei campanili. È ben peggio. Il tempo non è più una questione pubblica, esposta, visibile. Lo si è consegnato alla dimensione privata, nemmeno agli orologi al polso. Il tempo urbano è il tempo dei cellulari. Ma quanti di noi, io di certo, camminavano per strada con lo sguardo davanti e all’insù, specie se si era consci di essere in ritardo, cercando una conferma o una smentita dall’orologio posto in alto, appeso al muro di uno stabile in una piazza o a un incrocio. Ma anche se si era in orario, era consuetudine buttarci un occhio, quasi per rassicurarci.

Sapevamo che era lì. Era un marcatore urbano, un riferimento che offriva una certezza nello scorrere del tempo. Era lì per tutti, per quelli che non possedevano un orologio o non lo amavano portare, per quelli che ne avevano uno al polso di costoso o pacchiano, comperato solo per mostrarlo, o per quelli che se l’erano dimenticato a casa, sul comodino o in cucina. Era lì per il popolo dei distratti, degli indaffarati o dei perdigiorno, dei puntuali o di quelli che si fanno sempre attendere.

Insomma, era lì per tutti. E si sapeva che c’era, come un cartello stradale, un’insegna di negozio, uno spartitraffico o una panchina. Si poteva stilare una guida degli orologi cittadini e confrontarne lo stile: quelli vagamente liberty, che dialogavano con certi lampioni d’antan non ancora sostituiti, o quelli dal piglio più moderno che strizzavano l’occhio agli stilisti di moda, scelti da un funzionario comunale che si vantava del suo buon gusto.

Che mai è successo? Se n’è rotto uno e si è deciso di non sostituirlo? Si è forse pensato allora, perché mai lasciarne altri? Qualcuno avrà rilanciato dicendo: a chi servono ormai? Nessuna soprintendenza si è occupata della sparizione degli orologi pubblici, come se non avessero impresso un segno nella città, quasi una topografia del tempo cittadino.

Così dobbiamo estrarre il cellulare per sapere che ora è o guardare il nostro orologio, il tempo pubblico ci è stato sottratto, siamo rimasti a dialogare solo con un tempo privato, individuale, solitario, nascosto dentro le tasche, le borse, o sul polso.

Ed ecco qua che un altro elemento cittadino di condivisione è bello che è andato e si trattava pure di un piccolo contributo alla bellezza delle strade, del paesaggio urbano. 00Perché, diamine, sono belli gli orologi affissi sui muri. 

Dovevamo insospettirci tempo fa, quando abbiamo notato che non li aggiustavano quando erano fermi o con l’ora sbagliata. Dovevamo protestare, formare un comitato di difesa. Ci avrebbero presi per nostalgici. Ci avrebbero derisi. Perché mai andate ancora in giro guardando davanti e non state come tutti gli altri con la testa china a compulsare il cellulare? Fatevi come tutti gli affari vostri. 

E così sono spariti. E non è bastato. Quasi si fossero messi d’accordo, anche nei bar e nei negozi, dove spesso l’orologio faceva bella mostra di sé, ne è stata fatta piazza pulita. Una ricorsa a eliminarli, a farli sparire.

Per la miseria, che avete contro gli orologi? È un complotto? Qual è la morale di questa storia? Che sia davvero questa: ognuno abbia il tempo che si merita, la misura delle ore non è più affare pubblico. 

Che tristezza.

Ma io non mi arrendo e presidierò gli ultimi, statene certi. 

Chi ha rubato gli orologi in città? ultima modifica: 2021-10-31T22:19:48+01:00 da TIZIANA PLEBANI
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