Orologi senza tempo

Un atelier “cult” per collezionisti e appassionati nel centro di Roma, dietro la Camera. Tra pendole di legno, pesanti composizioni di bronzo dorato, cucù variopinti, “cipolle” da tasca, barocche creazioni di marmo, abbiamo incontrato l'orologiaia Alessandra Lebran.
BARBARA MARENGO
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[ROMA]

Una storica bottega romana dove il tempo è non solo scandito da innumerevoli ticchettii ma è anche smontato e rimontato perché possa meglio essere controllato: come è possibile smontare il tempo? Lo chiedo ad Alessandra Lebran che con il padre si occupa di revisionare e aggiustare antichi orologi nell’atelier di piazza del Parlamento, da oltre quarant’anni è un “cult” per collezionisti e appassionati. Due vetrine colme di antichi pezzi unici, pareti dalle quali ticchettano pendole e orologi a cucù, tavoli con poderosi orologi da camino, ariose “francesine” protette dalla leggera cupola di vetro, orologi da taschino, un banchetto da lavoro di legno pieno di “ferri del mestiere”, un tornio a pedale pezzo forte degli artigiani Lebran, con il quale minuziosamente sono ricostruite parti di ingranaggi antichi con precisione millimetrica. Sveglie e orologi meccanici che rinascono dopo il trattamento di revisione: parliamo di orologi preziosi o di uso comune rigorosamente meccanici che vengono smontati in decine di minuscoli pezzi, controllati e rimontati dopo aver eseguito operazioni di pulizia sugli infinitesimali ingranaggi, o dove gli stessi infinitesimali ingranaggi sono ricostruiti a mano. 

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Alessandra Lebran prende posto dietro la vetrina-laboratorio e racconta come abbia imparato il mestiere dal padre Sandro, osservando e provando, circondata dallo scandire di un tempo infinitamente antico: infatti qui orologi vecchi di secoli tornano ad accompagnare le vite dei proprietari, collezionisti vengono a esaminare pezzi unici ma anche a far aggiustare orologi da polso ricordi di famiglia. Sono oggetti unici, uno diverso dall’altro, ed ogni ruota dentata, lancetta o molla, vite o rondella se da sostituire è rifatta a mano, scolpita o cesellata ad arte. 

Su tutto ciò aleggia lo spirito di Giovanni Battista Embriaco, frate domenicano ligure che visse durante tutto l’arco dell’800 a Roma, e inventò l’idrocronometro: ovvero l’orologio ad acqua. Un esemplare raro e stupefacente fa parte della collezione Lebran: Padre Embriaco (1929-1903) ideò il prototipo del nuovo misuratore del tempo, progettò il grande orologio ad acqua che ancora oggi vediamo al parco del Pincio nel 1867, la sua originale invenzione fu spedita anche all’Expo di Parigi e “benedetta” dall’Accademia dei Lincei prima che Roma diventasse capitale d’Italia. L’orologio ad acqua che si trova nel mezzo del laghetto del Pincio è raro come quello che mostra Alessandra, “la dottoressa degli orologi” come la chiamano i clienti.

Il frate scienziato, racconta Alessandra, raccoglieva ai Castelli, a sud di Roma, ragazzi senza famiglia e insegnava loro un mestiere, usando i proventi del lavoro di orologiaio per finanziare l’orfanotrofio. 

All’epoca molte famiglie altolocate ornarono i propri giardini con simili meccanismi più o meno grandi (l’idrografo del Pincio misura oltre quattro metri, una piccola torre in mezzo ad un laghetto), oggi ne rimangono pochi come pochi sono gli artigiani che sanno controllare i meccanismi che fanno scorrere acqua e tempo. Anche il fuoco, oltre all’acqua, fa muovere orologi inaspettati: come il “notturno”, piccolo armadio costruito e firmato da Giuseppe Campani, che nella metà del Seicento a Roma ideò per papa Alessandro VII Chigi un orologio speciale. “Notturno” per due ragioni, silenzioso – visto che il Papa soffriva d’insonnia – e che servisse a leggere le preghiere di notte. Ecco spiegato del nome di questi oggetti particolari, che contengono all’interno un lume a olio che proietta attraverso delle fessure il passare dei quarti dell’ora.

Il “notturno“ dell’atelier Lebran fa compagnia a un alto cilindro di cristallo decorato con applicazioni floreali dipinte: orologio a idrogeno, firmato da Pasquale Andervalt nel 1830. Andervalt, ingegnere con bottega in piazza della Borsa a Trieste, faceva parte della scuola degli inventori più arditi. L’orologio “autodinamico” – uno dei pochi a non essere scoppiato durante gli esperimenti, afferma Alessandra – è costituito da un motore chimico e da un complesso meccanismo tutto da ammirare. 

“Se potessero parlare” dice la titolare dell’atelier accarezzando con lo sguardo l’insieme degli orologi più o meno antichi. Ma lo sguardo più affettuoso è rivolto a una “francesina”, elegantissimo e raffinato orologio da tavolo che fa parte della bottega assieme a pendole di legno, pesanti composizioni di bronzo dorato, cucù variopinti, “cipolle” da tasca, barocche creazioni di marmo, fino a una sveglia vintage a forma di cane, con il meccanismo – da aggiustare – che fa muovere gli occhi al piccolo automa. Un patrimonio di memoria e conoscenza, quello della misurazione del tempo, che attraverso lo studio degli antichi orologi, ricollega passato e presente.

Orologi senza tempo ultima modifica: 2021-11-04T12:16:55+01:00 da BARBARA MARENGO

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