Bentornato a casa, Xavi

Xavi Hernández torna a Barcellona, in un ambiente stanco e depresso, con a disposizione una squadra che non è neanche lontana parente della meraviglia di cui lui era il faro, con giocatori demotivati e una crisi economica e societaria devastante.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Xavi Hernández cominciò a dispensare meraviglia in quel di Barcellona sul finire degli anni Novanta e per tre lustri non ha mai smesso. Catalizzatore del gioco blaugrana, punto di riferimento per i compagni e persino per gli avversari, fulcro insostituibile per tutti gli allenatori che si sono succeduti fino al 2015, anno del suo addio, formò insieme a don Andrés Iniesta da Fuentealbilla una delle coppie di centrocampo più forti e meglio assortite che si ricordino a memoria d’uomo. Senza loro due, il mito di Messi, con ogni probabilità, non sarebbe mai esistito. E di sicuro la Spagna non avrebbe vinto tutto ciò che c’era da vincere a cavallo fra il 2008 e il 2012, divenendo, per la prima volta nella sua storia, la nazionale da battere a livello mondiale.

Ora Xavi torna a Barcellona, in un ambiente stanco e depresso, con a disposizione una squadra che non è neanche lontana parente della meraviglia di cui lui era il faro, con giocatori demotivati e una crisi economica e societaria devastante.

Torna con l’orgoglio del vecchio capitano, con la speranza in cuore di poter fare la sua parte, con la certezza di volercela mettere tutta, con la convinzione di poter dare ancora molto alla causa e con l’assillo di un contesto che, purtroppo, non lascia ben sperare.

Xavi Hernández è stato per il Barcellona un simbolo e uno spartiacque: ha segnato un prima e un dopo. Ha, inoltre, forgiato lo spirito blaugrana degli anni d’oro, rendendo una generazione di giovani tifosi innamorati di quei colori, contribuendo spesso a sconfiggere gli eterni rivali del Real Madrid, alzando al cielo quattro Coppe dei Campioni, non si sa quanti trofei della Liga e una miriade di coppe in generale e ritagliandosi, per questo, un posto d’onore nella classifica dei fuoriclasse più grandi in assoluto.

L’auspicio è che nell’attuale quadro di sfacelo, con un Barça in preda ai suoi demoni, l’antico nocchiero non avverta nostalgia per i lontani giorni della gloria ma sappia, al contrario, prendere per mano un ambiente spaesato e comprenda fin da subito di non avere di fronte a sé dei possibili emuli. Xavi, infatti, farà bene solo se capirà fino in fondo la fragilità del contesto in cui si trova, se saprà restituire un’anima a una squadra disillusa e ferita, se si accontenterà, almeno per quest’anno  del minimo sindacale, ossia l’approdo in zona Champions, e se punterà a ricostruire qualcosa di importante negli anni a venire.

Sarà Guardiola se saprà interpretare il suo ruolo con la stessa maniacale applicazione, innovando gli schemi e adattando i campioni, che pure ancora ci sono da quelle parti, al suo credo tecnico e tattico, senza tuttavia volersi ergere a predicatore di chissà quale nuova filosofia, considerando anche che la congiunzione astrale che ha posto nella stessa squadra lui, Iniesta e Messi è irripetibile. E, soprattutto, ce la farà se non si focalizzerà troppo sugli schemi, se non sarà mai rigido, se non pretenderà mai di giocare unicamente in un modo, se non trasformerà la sua visione del mondo in una religione ma saprà adattarsi ai consigli e alle idee degli altri, indicando la rotta ma senza mai sfociare nell’autoritatismo o nell’integralismo tipico dei mediocri.

Xavi è un uomo di rara intelligenza, è stato un mito e conosce lo spogliatoio del Barcellona meglio di chiunque altro. Il Barça non aveva altra soluzione che affidarsi a lui nel momento più difficile della sua storia recente.

Se dovesse entrare nel cuore di ragazzi che un tempo lo consideravano un idolo, potrebbe togliersi importanti soddisfazioni. E avviare un nuovo ciclo, dopo anni di stenti e di rimpianti. 

Bentornato a casa, Xavi ultima modifica: 2021-11-07T22:42:29+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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