“Insieme contro il moto ondoso”. Il 20 novembre

31 società remiere si sono mobilitate elaborando una serie di proposte concrete, rivolte al parlamento, e lanciando una grande manifestazione acquea per sostenere quanto richiesto.
SILVIO TESTA
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Nel 1994 chi scrive, allora presidente della Canottieri Giudecca, fu il promotore e il primo presidente di Pax in Aqua, il coordinamento tra decine di società remiere e veliche della Laguna costituitosi contro il moto ondoso. Si può dunque immaginare con quanta rabbia e, lasciatemelo dire, con quanto amaro pessimismo io possa guardare a un nuovo tentativo del mondo del remo e della vela di ritessere le fila di quell’antica e fallita iniziativa ricostruendo un coordinamento e lanciando nuove idee, nuove analisi, nuove iniziative.

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Eppure bisogna, è un imperativo ineludibile, e dunque 31 società si sono di nuovo mobilitate sotto il nome di “Insieme contro il moto ondoso”; hanno elaborato una serie di proposte concrete; con una lettera ai parlamentari della VIII Commissione della Camera (Ambiente, Territorio, Lavori pubblici) hanno chiesto che vengano trasformate in una legge per la gestione del traffico acqueo in Laguna; hanno lanciato infine per il 20 novembre una grande manifestazione acquea per sostenere quanto richiesto: si vuole “solo” una città “normale”, con le stesse regole per il traffico che, mutatis mutandis, valgono in tutto il mondo.

E le società si sono mobilitate, sia chiaro, non per coltivare egoisticamente e in santa pace il loro orticello di voga o di vela, ma perché le loro barche sono un punto d’osservazione privilegiato dal quale osservare l’inarrestabile degrado di una città e di un ambiente unici al mondo. Chi va a remi o a vela è una vera sentinella verde, e dove lo può fare è un vero indicatore di sostenibilità ambientale.

Da quel 1994 sono passati quasi trent’anni e, nonostante tanta fatica e tanto lavoro da parte di chi ha cercato di lottare per riportare a livelli di sostenibilità un traffico acqueo impazzito, la situazione anziché migliorare è via via deteriorata, finché è definitivamente sfuggita di mano.

Sfuggita di mano? La frase è sbagliata, sembra indicare che amministrazioni, enti pubblici, forze dell’ordine abbiano cercato di introdurre regole e controlli, ma che per una qualche ragione, per un destino cinico e baro, non vi siano riusciti, soccombendo al potere di tassisti, trasportatori, diportisti ineducati.

Scena consueta nel Canale della Giudecca (da Twitter: @walteredicola)

Naturalmente non è così: le istituzioni – tutte – si sono semplicemente girate dall’altra parte, di fatto lasciando che le cose andassero come inevitabilmente dovevano andare se qualcuno non avesse tirato il freno, e ciò perché le lobby professionali sono potenti e il denaro che gira facile in città grazie al turismo ha fatto crescere a dismisura, sia a Venezia che nell’ampio entroterra che circonda la gronda lagunare, il parco barche dei diportisti, avvicinatisi al nuovo gioco senza alcuna scuola o cultura marinara. Basta un volante in mano.

Il disastro, ovviamente, parte da lontano, ma con Brugnaro i pirati sono andati a nozze, scatenandosi nel deserto dei controlli non appena la giostra ha ripreso a girare, una volta terminato nel 2020 il confinamento da Covid. Come in Borsa dopo ogni caduta si registra un “rimbalzo”, così non appena si sono riaperte le gabbie il traffico acqueo è ripreso, dapprima timidamente per poi esplodere impazzito quando si è compreso che la tacita regola era l’impunità.

La riva sta cedendo per gli effetti del moto ondoso (da Twitter: @walteredicola)

È un mistero come sia possibile che qualcuno – Comune, Regione, Governo, le Università, Industrie e Fondazioni – possa aver presentato il progetto di Venezia capitale mondiale della sostenibilità quando la città è stravolta da un turismo asfissiante e la Laguna è devastata da decenni di incuria, da una portualità ormai incompatibile, da un moto ondoso, appunto, ontologicamente e fisiologicamente coerente all’incultura ambientalista di un’amministrazione come quella di Brugnaro.

Del resto, il termine “sostenibilità” ormai è vuoto. Fateci caso: non c’è pubblicità di chi invita al consumo più sfrenato di ogni cosa che non definisca “sostenibile” il proprio prodotto, dunque c’è poco da stupirsi. Flatus vocis.

Nella sua analisi, “Insieme contro il moto ondoso” punta il dito proprio contro l’insostenibilità delle politiche adottate per la “rinascita” della città.

Si rischia di ritornare – avverte la lettera ai parlamentari – alla situazione drammatica “pre covid” senza analizzare i problemi che minano la salvezza di Venezia e della sua Laguna.

Due, in particolare, quelli collegati al traffico acqueo: le emissioni in atmosfera e il moto ondoso propriamente detto.

Per l’inquinamento, le 31 società ricordano che la prima legge speciale, la 171 del 1973, imponeva l’uso di combustibili gassosi, con l’obbligo per il Governo di emanare entro due anni norme per determinare le caratteristiche dei motori marini. «Ad oggi – denunciano le società – dopo 48 anni nulla è stato fatto». Intanto le barche in Laguna sono arrivate forse a 100 mila (non esiste un pubblico registro), l’aria di Venezia è paragonabile a quella di Mestre, e mentre gli autoveicoli sono arrivati in relazione alla classificazione degli inquinanti all’”Euro 6”, per i natanti l’unica limitazione riguarda la sola quantità di zolfo nel carburante. In relazione alle condizioni dell’aria la Regione può imporre il blocco anche dei motori diesel “Euro 5”, ma per Venezia, dove i “veicoli” sono i “natanti”, non è previsto nulla.

Si vuole una immediata riprova? Per il 21 novembre il Comune ha bandito una “Domenica ecologica” contro l’inquinamento, ma solo in Terraferma: a Venezia nessuna limitazione! Una ragione in più per manifestare il 20.

Le norme europee consentono paradossalmente in Laguna l’uso di carburanti con contenuto di zolfo cinque volte superiore a quello previsto per i carburanti da riscaldamento (vietati, ricordiamo, dal 1973), e 500 volte più inquinanti del gasolio in uso per l’autotrazione. Le navi che non rispettino tali limiti nei carburanti devono munirsi di filtri lavabili (scrubber), ma non c’è norma che dica come lo scarico a mare dei rifiuti da lavaggio vada regolamentato in Laguna.

I fondali di Venezia durante il lockdown, senza moto ondoso (da Twitter: @barbarabononi)

Per il moto ondoso, le 31 società avvertono che oltre ai limiti di velocità dovrebbero essere introdotti anche i limiti massimi dell’altezza dell’onda prodotta dalle imbarcazioni, e ciò per impedire il dissesto di fondamenta, rive, barene e canali dato che vi sono barche che anche rispettando le velocità prescritte emettono un treno d’onda eccessivo. Il rispetto dei limiti è comunque inesistente come sono inesistenti i controlli, mentre risulta inattiva la sala controllo della Polizia Municipale al Tronchetto.

Partendo da queste premesse, “Insieme contro il moto ondoso” chiede ai parlamentari che nell’art. 12 della proposta di legge 1428, primo firmatario Nicola Pellicani (Modifiche e integrazioni alla legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna), calendarizzata alla Camera, vengano inseriti sei punti relativi al traffico acqueo:

1) definizione delle altezze d’onda limite;

2) creazione di un Pubblico Registro Natanti;

3) per le emissioni e la revisione dei motori dei natanti circolanti in Laguna rispetto di quanto stabilito dal Codice della Strada per gli autoveicoli;

4) divieto di versare in acqua gli scarichi dei motori, esteso anche alle acque di lavaggio dei filtri aperti delle navi (come avviene ad esempio a Singapore). Introduzione per Venezia dei limiti inferiori per i carburanti previsti dall’Imo (International Marine Organization) per le aree Seca (Sulphur Emission Control Areas) analogamente a quanto avviene nel Mar Baltico, nel Mare del Nord, nel Canale della Manica. Si tratta di carburanti comunque cento volte più inquinanti, in termini di zolfo, del gasolio per autotrazione;

5) controllo Gps (Global Positioning System – navigatore satellitare) su ogni imbarcazione circolante in laguna, analogamente al sistema Ais (Automatic Identification System) già attivo e certificato per il traffico navale;

6) Introduzione di “No Wake Zone” (non lasciare scia), in uso in Nord Europa e negli Stati Uniti, che consentono di sanzionare le imbarcazioni che muovano anche solo visivamente un treno d’onda eccessivo.

Si tratta, come si vede, di richieste di assoluto buon senso, che introdurrebbero a Venezia regole e comportamenti che sono la norma condivisa in qualsiasi altra località del mondo, ragione per la quale alla manifestazione del 20 dovrebbero partecipare non solo rematori e velisti, ma anche i diportisti a motore più avvertiti (e in fondo anche i meno, l’aria avvelenata la respirano anche loro) e soprattutto i gondolieri, che si lamentano sempre ma che poi quando si tratta di mobilitarsi a sostegno di proposte concrete sono sempre assenti.

“Insieme contro il moto ondoso”. Il 20 novembre ultima modifica: 2021-11-08T15:27:47+01:00 da SILVIO TESTA
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5 commenti

Matteo 9 Novembre 2021 a 9:48

Classico articolo e classiche richieste da radical choc, iniziamo a metter dotazioni di sicurezza ai natanti a temi, iniziate a capire che siamo l’unica città al mondo dove si fa la guerra a chi lavora…

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silvio testa 12 Novembre 2021 a 17:14

Già, capisco, mi domando, però, come fanno, poveretti, a lavorare i tassisti in Terraferma. Ma ci pensate? Costretti in città ad andare a 50 chilometri orari, a fermarsi col rosso, a tenere la destra in strada, e perfino – orrore! – a dare la precedenza agli stop, per non dire ai pedoni. Sono i pedoni che non dovrebbero attraversare le strade, esattamente come a Venezia non si dovrebbe andare a remi. Ma scherziamo? Come nel Medioevo! E i camionisti, poi, con quel grande fratello del Gps…, coi limiti di velocità in autostrada… ma come si fa? Però a Venezia, se è vero che le licenze di taxi sono vendute a centinaia di migliaia di euro ma le denunce dei redditi dichiarano cifre modeste, è evidente che poi per rientrare degli investimenti devi correre dalla mattina alla sera, senza badare ad altro: bisogna rispettare il lavoro!

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Maurizio Allegretto 9 Novembre 2021 a 14:03

Caro Matteo, il mondo del lavoro purtroppo è pieno di gente che si fa male perché non rispetta le norme sulla sicurezza… mentre chi voga si fa male solo quando gli passa vicino qualcuno che non rispetta i limiti di velocità, e nessuno gli dà la multa !

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fabio mozzatto 11 Novembre 2021 a 10:40

Eh, da anni mi batto contro inquinamento e moto ondoso, https://www.lavocedivenezia.it/venezia-il-prof-mozzato-aveva-ragione-ulss-rio-novo-piu-inquinato-di-strade-con-auto/
https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2018/04/27/news/smog-e-polveri-in-rio-novo-servono-interventi-urgenti-1.16768962/amp/
è c’è pure un fascicolo aperto in Procura con la Guardia di Finanza che è andata in Comune ad indagare:
https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-veneto-venezia-e-mestre/20190817/281711206293140

Purtroppo nemmeno boicottare il corteo di Carnevale nel 2020 (io avevo proposto la Regata Storica) è servito contro il Sindaco per fermare il moto ondoso…
Dopo le …barzellette, “Onda Zero”, le multe col sistema Argos bocciate definitivamente dalla Cassazione per mancata omologa del sistema, quelle annullate (ora in Cassazione) perché si doveva applicare al tolleranza … come per le auto (5km/H di tolleranza su 5 di limite nei canali?!), il sistema “Tutor” con telecamere non ancora in funzione (come mi conferma il Comandante Agostini) e di cui chissà quando si avrà l’omologa dato che sui tempi l’assessore Tosi non ha risposto, per “tagliare la testa al toro” su moto ondoso, rumori (anch’essi fuori limite) e, almeno in parte, inquinamento, serve il GPS, il controllo satellitare sui natanti e un serio sistema di sanzionamento! Proprio quello che il Sindaco, nella riunione in Comune con le remiere cui ha partecipato anche il sottoscritto, ha dichiarato esplicitamente di non volere…!
Nel frattempo ancora nessun provvedimento efficace in atto da Comune e Regione contro lo smog: mi scrivono che ci sono i provvedimenti… contro le stufe a “pellet”, le emissioni in agricoltura, la bruciatura di sterpaglie (ma anni fa autorizzavano, nonostante mie diffide, i falò Panevin!), i liquami in zootecnia, come se nessuno vedesse che queste cose a Venezia non esistono (io non vedo le mucche neanche a San Marco…!).
Nessun provvedimento efficace nemmeno contro i mototopi, e, malgrado le promesse, i motori elettrici non si vedono su nessuna barca (a parte una Veritas)…
E intanto la stazione Arpav di Sacca Fisola ha superato per l’ennesimo anno il limite di 35 giorni di superamento del limite delle polveri PM 10…!: con che coraggio si decide che Venezia sia capitale della sostenibilità…?
Dal canto Suo, il Ministero dell’Ambiente è stato ripetutamente da anni da me sollecitato con dati, note, e-mail senza che sia cambiato nulla, nonostante un fascicolo aperto in Procura a Venezia su mio esposto per inadempienza sull’inquinamento, che solo il miglioramento dell’aria GRAZIE Al COVID ha evitato che si traducesse in un processo…
Qualcuno vuol decidere qualcosa, al di là delle promesse… da marinaio?

Prof. Fabio Mozzatto – Veneziano.

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Marina 15 Novembre 2021 a 19:27

peccato che a Venezia e isole ,nonostante la “Legge Speciale per Venezia ” fin dal 1973 ne proibisca esplicitamente l’uso,si utilizzino i combustibili a biomasse come i pellet che sono liberamente in vendita nelle ferramente anche nel centro storico (fenomeno ancora piu’ accentuato al Lido ). I giornali locali a cui ho segnalato il fatto non ne hanno fatto parola

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