Malu, Franziska e Manuela. La forza delle donne

Il successo di Olaf Scholz dipende molto anche da quello delle tre governatrici di Renania-Palatinato, Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Il futuro della SPD è loro.
MATTEO ANGELI
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Dopo esser stata governata per sedici anni dalla donna più potente del mondo, la Germania fa un passo indietro in materia di parità di genere. Nel nuovo Bundestag, la rappresentanza femminile si limita al 35 per cento dei seggi. Meno che nella scorsa legislatura, quando era al 37 per cento. Il prossimo cancelliere sarà con tutta probabilità un uomo, Olaf Scholz. Lo stesso vale per il responsabile delle Finanze, dov’è testa a testa tra Christian Lindner e Robert Habeck. Si confermerà così la regola secondo la quale mai nella storia tedesca una donna ha guidato questo ministero. Non si tratta dell’unico portafoglio di peso che è stato finora solo appannaggio maschile. Lo stesso vale per Esteri e Interni. 

Qui potrebbe però esserci ancora qualche sorpresa. Non va dimenticato che in campagna elettorale Scholz aveva promesso: “Metà del mio esecutivo sarà donna”.

Nel frattempo, i socialdemocratici hanno portato a casa il minimo sindacale. Hanno fatto eleggere la cinquantatreenne Bärbel Bas a presidente del Bundestag. Non era scontato. All’inizio il capogruppo del partito in parlamento, Rolf Mützenich, aveva tentato di assicurare per sé quel posto. Scatenando l’ira delle donne nel partito. E mettendo a rischio la rielezione di Frank-Walter Steinmeier in quanto presidente della Repubblica. Per nessun motivo infatti nella SPD, ma anche tra le file degli alleati ecologisti, sarebbe accettabile che tutte e tre le cariche più importanti dello stato siano occupate da soli uomini.  

Ora la socialdemocratica Bas è la terza donna nella storia a essere presidente del Bundestag, dopo Annemarie Renger (SPD, 1972-1976) e Rita Süssmuth (CDU, 1988-1998). Si tratta di una carica soprattutto simbolica. L’influenza delle donne nella SPD è però molto più grande di quello che potrebbe sembrare.  

Dei governatori dei sedici Länder tedeschi, solo tre sono donne. Tutte e tre sono della SPD. Malu Dreyer, Franziska Giffey e Manuela Schwesig hanno trainato la corsa di Olaf Scholz alla cancelleria. Hanno vinto le elezioni regionali in Renania Palatinato, Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Adesso giocheranno un ruolo decisivo, non solo a sostegno del nuovo esecutivo ma anche nella stanza dei bottoni del partito.  

Malu Dreyer 

Marie-Luise Dreyer, nota più semplicemente come “Malu”, ha tenuto in vita le speranze di vittoria di Scholz quando queste erano ancora attaccate a un filo. In marzo s’è riconfermata governatrice della Renania-Palatinato, battendo il cristiano democratico Christian Baldauf e riproponendo la coalizione semaforo che ora Scholz vuole replicare a livello nazionale. La sua SPD s’è affermata col 35,7 per cento. Una vittoria basata quasi totalmente sulla popolarità di Malu, che è di gran lunga la politica più amata nel Land.  

In Renania-Palatinato Dreyer c’è nata, nel 1961, a Neustadt an der Weinstraße. Il padre era dirigente scolastico, iscritto alla CDU, la madre educatrice. Studia a legge a Magonza, poi è pubblico ministero a Bad Kreuznach e lavora per il servizio scientifico del parlamento statale. Entra nella SPD nel 1994 e un anno dopo è eletta sindaca della città di Bad Kreuznach. Nel 1997 è responsabile per gli affari sociali a Magonza e dal 2002 ministra del Lavoro, delle Politiche sociali, della Salute e della Famiglia nel governo di Kurt Beck, padre padrone della SPD nel Land.  

Nel 2013 Beck, adducendo motivi di salute, lascia il posto di governatore, che ha occupato per diciott’anni. Come ultima mossa, egli nomina Dreyer alla sua successione, che diventa così la prima donna nella storia a governare la Renania Palatinato. Lei dimostra di saper restare in sella. Alle elezioni regionali del 2016, batte Julia Klöckner, pupilla della cancelleria, data a lungo come sua possibile erede, e si riconferma così governatrice. 

Giustizia sociale e pari opportunità sono i cavalli di battaglia di Dreyer. In politica e nella vita privata. Con il marito Klaus Jensen – anche lui SPD, ex sindaco di Treviri dal 2007 al 2015 – vive nello “Schammatdorf”, progetto abitativo basato sull’inclusione. Si tratta di una sorta di mini-villaggio nella parte sud di Treviri, dove vivono circa 250 persone con e senza disabilità. 

Angela Merkel e Malu Dreyer, in luglio, visitano i territorio della Renania-Palatinato devastati dalle alluvioni

Dreyer è una combattente. Affetta da anni da sclerosi multipla – la malattia le è stata diagnosticata nel 1995 – fa sempre più fatica a camminare. Quando deve spostarsi, spesso si appoggia al braccio di un collaboratore. Per le distanze più lunghe usa la sedia a rotelle. Parlando della sua malattia dice:

Le mie gambe non pensano insieme alla mia testa. A volte vedo qualcuno e voglio andare immediatamente verso di lui. Un secondo dopo però mi rendo conto: non riesco ad andare veloce come vorrei.  

Ciò non le impedisce quando necessario di lavorare sedici ore al giorno o di fare la spola tra Magonza e Berlino. Come quando nel giugno 2019, prende le redini del partito dopo le dimissioni dell’allora presidente della SPD Andrea Nahles. Insieme a Thorsten Schäfer-Gümbel e Manuela Schwesig, traghetta i socialdemocratici fino alla nuove elezioni per il direttivo nazionale, che si tengono nel dicembre dello stesso anno.  

Dedicarsi a tempo pieno alla politica nazionale non è tuttavia all’ordine del giorno, nonostante Malu sia uno dei volti più vincenti e amati della SPD. Commentando il periodo alla guida del partito, lei afferma:

La cultura politica a Berlino è molto diversa da Magonza. In Renania-Palatinato si è molto meno alla ricerca del confronto e dell’escalation. A Berlino, invece, se dici una frase sbagliata è una catastrofe.  

Inoltre, in questo momento in Renania-Palatinato c’è troppo da fare. In luglio le alluvioni hanno colpito duramente il territorio, provocando morte e devastazione. La priorità è ricostruire. Oggi più che mai, questa terra ha bisogno della sua Malu.  

Franziska Giffey 

Berlino avrà presto la prima sindaca della sua storia. La quarantatreenne Franziska Giffey sta negoziando la formazione di un nuovo governo per la città, che è al contempo capitale tedesca e Land. Prende il posto del borgomastro uscente, Micheal Müller, socialdemocratico come lei, che aveva scelto di non ripresentarsi. Il 26 settembre Giffey ha vinto, nonostante gli exit poll all’inizio dessero in vantaggio la candida dei Verdi Bettina Jarasch. E, soprattutto, nonostante il plagio della tesi di dottorato, che ha rischiato di interromperne la carriera politica, come negli anni passati è stato il caso per altri importanti politici tedeschi.  

La stella di Franziska continua a brillare. Nata nel 1978 a Francoforte sull’Oder e cresciuta a Briesen – sempre nel Land Brandeburgo, la sua infanzia è marcata dalla riunificazione. È un periodo particolarmente difficile per molte persone nella Germania est, compresi i suoi genitori, un meccanico e una contabile, costretti a riqualificarsi. Dopo il liceo, Franziska va a Berlino, studia all’università con l’obbiettivo di diventare insegnante. Soffre però di disfonia – la sua voce è troppo debole per tenere testa a una classe – e i medici le consigliano di cambiare studi. Si specializza in gestione amministrativa, con attenzione particolare alla dimensione europea. Un percorso che conclude con un dottorato in scienze politiche nel 2010. 

Intanto comincia a lavorare e accumula esperienze di prestigio. Nel 2003 è a Bruxelles, alla rappresentanza presso l’UE del Land Berlino. Nel 2005 a Strasburgo, dove lavora per l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Soprattutto, dal 2002 al 2010, è “responsabile Europa” per il distretto berlinese di Neukölln. A chiamarla è quello che diventerà il suo mentore, il socialdemocratico Heinz Buschkowsky, sindaco di Neukölln, che la incarica di intercettare fondi europei per il distretto.  

Dal 2008 è sposata col veterinario Karsten Giffey, dal quale prende il cognome – prima si chiamava Süllke. Nel 2009 i due hanno un figlio.  

Politicamente cresce sotto l’ala di Buschkowsky. Dal 2010 al 2015 è consigliera distrettuale di Neukölln, e si occupa di formazione, scuola, cultura e sport. Nel 2015, diventa la prima cittadina del distretto, prendendo proprio il posto di Buschkowsky. Neukölln – quartiere multiculturale di Berlino con 323mila abitanti da più di 160 paesi – ha così la prima sindaca della sua storia.  

Neukölln è un distretto ritenuto “problematico”. Giffey prosegue la linea dura del suo mentore. Dichiara guerra ai clan criminali, di notte fa pattugliare i parchi dalle forze dell’ordine, introduce guardie negli istituti scolastici difficili. Inoltre sostiene l’obbligatorietà della scuola materna e delle lezioni di lingua tedesca per i più piccoli.  

Franziska Giffey, il 26 settembre, la notte della vittoria a Berlino

Viene considerata un’ottima amministratrice e questo le vale il grande salto nel 2018, quando è nominata ministra della Famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù nel quarto governo Merkel. Il suo essere giovane donna della Germania Est le permette di riempire una serie di caselle considerate importanti dalla SPD e di passare davanti a colleghi di partito più noti.  

Da ministra, Giffey mette la sua firma su un’importante legge in materia di parità di genere. Questa prevede l’obbligo per le società quotate in borsa e quelle di uguale rilievo di avere almeno una donna tra i membri del consiglio d’amministrazione, nel caso in cui esso sia composto da più di tre persone. Per le aziende a partecipazione pubblica, l’obbligo di una presenza femminile scende a partire dai consigli d’amministrazione con più di due membri.  

Nel 2019, solo un anno dopo la nomina a ministra, Franziska viene però accusata di aver copiato molteplici citazioni nella tesi di dottorato conseguita nel 2010. La vicenda azzoppa la sua corsa. Nel 2019 rinuncia a candidarsi alla presidenza del partito. Nel maggio 2021, quando era imminente la revoca del suo dottorato da parte dell’università libera di Berlino, lascia il governo Merkel per dedicarsi esclusivamente alla campagna per diventare prima cittadina della capitale. 

La parziale uscita di scena sembra preannunciare la sconfitta nel voto di settembre. A fine agosto i sondaggi la danno però crescita, allineata al trend che a livello nazionale favorisce Olaf Scholz. L’approccio moderato di Giffey, che combina attenzione all’ambiente, all’ordine e alla sicurezza convince i berlinesi, che la notte del 26 settembre decretano la vittoria della sua SPD. Ora Giffey, che appartiene all’ala destra del partito, sta negoziando un nuovo governo con Verdi e Die Linke. Insomma, una riedizione della coalizione con cui governava il suo predecessore. 

Poco conta che lei avrebbe preferito allearsi coi liberali invece che con la Linke. I numeri e il partito hanno indicato un’altra direzione e lei, da buona pragmatica, si sta adattando. Con la vittoria a Berlino, per Giffey comincia una seconda vita politica. Può far dimenticare le accuse di plagio e puntare di nuovo alla testa del partito. Lo stile, analogo a quello di Scholz, e la sintonia col futuro cancelliere, con il quale ha condiviso l’esperienza nel governo Merkel, sono punti a suo favore. Per farcela, però, dovrà riuscire nel tutt’altro che facile compito di amministrare una delle più grandi metropoli europee.  

Manuela Schwesig 

Come Franziska Giffey, il 26 settembre scorso anche Manuela Schwesig è riuscita ad affermarsi alla guida di un Land, il Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Come la collega della SPD, anche Schwesig ha meno di cinquant’anni, viene dalla Germania Est ed è stata ministra della Famiglia in un governo Merkel. Entrambe fanno parte dell’ala liberale-pragmatica del partito. Ciò le rende in un certo senso predestinate a giocare un ruolo importante nell’SPD targata Scholz. Diversamente da Giffey, però, Schwesig ha vinto in solitaria, spingendo la SPD locale al 39,6 per cento delle preferenze. Grazie alla sua popolarità, la gente ha smesso di parlare dell’AfD, che di solito va forte nei Länder orientali. 

Manuela Frenzel – diventerà Schwesig dopo il matrimonio con il marito Stefan, nasce nel 1974 a Francoforte sull’Oder. Cresce nella DDR, nella città di Seelow, nell’odierno Brandeburgo. Il padre è fabbro, la madre impiegata. Dopo il liceo studia finanza a Königs Wusterhausen. Si trasferisce poi a Schwerin, capitale del Land Meclemburgo-Pomerania Anteriore, stato che confina a nord con il Mar Baltico e a est con la Polonia. Lavora prima all’ufficio delle imposte e poi al ministero delle Finanze del Land. 

Nel 2003 s’iscrive alla SPD e fa rapidamente carriera. Due anni dopo è già membro del direttivo del partito nel Land. Nel 2008 è ministra per gli Affari sociali e la Salute nel governo del socialdemocratico Erwin Sellering, quarto governatore del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, al potere dal 2008 al 2017. In quel momento, Schwesig è la persona più giovane a occupare la carica di ministro in Germania. Lei stessa vede la sua giovane età come uno stimolo per le nuove generazioni ad impegnarsi in politica. 

Da ministra del Land, si dà da fare soprattutto per il miglioramento delle pari opportunità e dell’educazione infantile. Nel 2013 entra nel terzo governo Merkel come ministra della Famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù, posto occupato solo qualche anno prima, dal 2005 al 2009, dall’attuale presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Gli avversari cristiano democratici non le risparmiano gli attacchi. Volker Kauder, capogruppo della CDU-CSU in parlamento, la definisce “piagnucolona” quando è il momento di negoziare le quote rose nei consigli di sorveglianza delle imprese quotate in borsa. Merkel si scusa per lui, e Manuela alla fine riesce a far passare la legge, che fa da apripista ad altre misure di questo tipo, come quella sulla parità salariale. 

Ha due figli e quando nasce la seconda, nel 2016, prende due mesi di pausa dal lavoro, nonostante in quanto ministra non abbia diritto a un congedo di maternità. Insieme a lei, resta a casa anche il marito.

Non è una madre di seconda categoria, ma per nostra figlia è importante quanto me, 

sostenne allora Schwesig. Tornata al lavoro, si dedica alla riforma del congedo della maternità e lo estende a studentesse, stagiste e lavoratrici autonome. 

Nel 2017 torna in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Il suo mentore, Erwin Sellering, ha il cancro e sceglie di lasciare il posto di Ministerpräsident a Manuela, che si ritrova alla guida del Land senza essere stata eletta. Con quarantatré anni, è in quel momento la più giovane tra i governatori tedeschi. La prima donna nella storia del Meclemburgo.

Il direttivo nazionale del partito apprezza il suo lavoro. Nel 2019 è nominata presidente ad interim della SPD, insieme a Malu Dreyer e Thorsten-Schäfer-Gümbel. Molti vedono già in lei un’ottima candidata alla cancelleria. Ma Schwesig è costretta a fare un passo indietro dalla malattia. Le viene diagnosticato un tumore al seno. Lascia la presidenza della SPD, ma non quella del Land. 

Il capitano è l’ultimo a scendere dalla nave. In qualche modo ho pensato, ce la faccio ancora, 

racconterà più tardi. A inizio 2020, quando scoppia la pandemia di Covid-19, entra nella terza, ultima fase della terapia. Fare politica aumenta il rischio di contrazione del virus, che per lei potrebbe essere addirittura mortale. Ciononostante, Manuela va avanti e nel maggio 2020 annuncia che ha vinto la malattia. 

Manuela Schwesig, a sinistra, con Malu Dreyer

Durante la pandemia, cresce il suo peso politico. Non contesta mai direttamente la linea della cancelliera, ma impone proprie sfumature e si allea con altri governatori. Non approva che scuole e asili vengano chiusi, mentre le aziende possono continuare a lavorare. Sceglie una via di mezzo, con gli istituti scolastici chiusi solo a metà e un allentamento anticipato delle restrizioni per il settore economico. Sa usare anche il pugno duro: durante il primo lockdown ha praticamente bloccato l’accesso al Land, anche a coloro che lì hanno una seconda casa. 

Ora comincia un secondo mandato da governatrice, forte di un successo straripante. Ciò permette alla SPD di cambiare dopo quindici anni alleato di coalizione. Bye bye CDU, ora Manuela vuole governare con la Linke. Con Simone Oldenburg, capogruppo del partito erede della SED, Schwesig si è presentata ieri davanti alla stampa per annunciare un nuovo accordo di governo, che è tutto tranne che una rivoluzione di sinistra. Più insegnanti, nelle scuole e negli asili, un sostegno ad anziani e tirocinanti, dei trasporti e un’agricoltura più verdi, sono alcune delle proposte

Schwesig continuerà a far sentire la sua voce a livello nazionale. A partire dal braccio di ferro tra socialdemocratici e Verdi sul gasdotto russo Nordstream 2. Quando qualche settimane fa Annalena Baerbock ha detto che questo non sarebbe compatibile con le regole europee, Schwesig è intervenuta a difesa del progetto, il cui tracciato collega la città russa di Vyborg a quella tedesca di Greifswald, all’estremo nord del Meclemburgo.

Olaf Scholz dovrebbe consegnare alla Germania un governo entro Natale. Fin da ora, egli sa che per avere successo in quanto cancelliere avrà bisogno del sostegno di quei socialdemocratici che, come lui, hanno esperienza di governo, sono noti al grande pubblico e s’identificano con il centro del partito. Tra questi, Manuela Schwesig, Franziska Giffey e Malu Dreyer occupano una posizione particolare. 

C’è chi le vede già come future rivali. Ma è improbabile che si mettano i bastoni tra le ruote. Ad esempio, nel 2018 Schwesig sostenne la nomina di Giffey a ministra della Famiglia, in quanto politica della Germania est come lei. Inoltre, le tre appartengono a una generazione che conosce bene il motto di Madeleine Albright, ex segretaria di stato statunitense, secondo la quale “c’è un posto speciale all’inferno per le donne che non si aiutano”. 

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Immagine di copertina: da sinistra a destra, Franziska Giffey, Malu Dreyer, Olaf Scholz e Manuela Schwesig.

Malu, Franziska e Manuela. La forza delle donne ultima modifica: 2021-11-09T14:29:57+01:00 da MATTEO ANGELI
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