Piranesi domani

FRANCO MIRACCO
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Da un po’ di tempo a Roma, e non credo solo a Roma, si compone e scompone un confronto, spesso acceso da “trattenuti” toni polemici, tutto nato nel recinto delle “belle arti”, come si usa ancora nel riferirsi alle Accademie dove s’insegna e si studia quanto per secoli è transitato in quelle aule, ma esteso ormai anche a ciò che appartiene al continuo rinnovarsi di strumenti e tecniche di una multimedialità seduttiva (per chi sa intuirne le potenzialità forse illimitate, però non chiuse nell’angustia tecnologica).

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La questione, in sintesi, riguarda la momentanea sospensione o una difficile apertura o le scarsissime frequentazioni della Scuola Libera del Nudo di Roma, che, come si sa, viene da una storia lunghissima e gloriosa, essendo lunga la storia moderna delle “belle arti” a Roma, se per moderna s’intende la miniera che è stata creata nel corso della storia dell’arte da quelle parti, almeno dal XVI secolo in avanti.

Per la verità, lo zigzagare che attraversa la questione forse è una semplice domanda: una Scuola in cui s’insegna e si apprende a disegnare è o non è uno spazio utile all’arricchimento, al potenziamento, alla riflessione più complessa intorno alla difficilissima creatività artistica contemporanea? E qui ci si ferma perché un disegno può essere un invisibile punto lasciato dalla matita su di un foglio di carta, e sono sempre disegni le immagini figurativamente suggestive che alcuni sorprendenti Banksy graffitizzano sui lembi più imprevedibili delle metropoli, e ugualmente disegno è lo schizzo (magari sul computer) che immagina il fantastico in evasione nelle nostre filmiche predizioni. Appunto, nel senso che conviene riprendere il discorso da chi non è antico, né moderno, e questo è il caso di Giambattista Piranesi (nasce il 4 ottobre del 1720 per non “morire” il 9 novembre 1778), se rimaniamo a Roma.

Sì, da Piranesi perché è uno di quei casi in cui un artista è tutto e per sempre sulla base di un disegno volutamente impervio. Come ce lo spiegò Manfredo Tafuri:

È indubbio, che la prigione della fantasia soggettiva, coincidendo con quella di una realtà sentita come collettiva, abbia imposto a Piranesi di misurare la distanza esistente fra l’universo delle possibilità e il microcosmo della realtà. Ma questa distanza incolmabile – che Piranesi vuole incolmabile- è ricca di interstizi, di sentieri obliqui, che, una volta percorsi, confermano la scoperta fatta battendo l’impervia strada che, nella storia, riconosce incessantemente la voce della contraddizione.

Il disegnatore Piranesi né antico, né moderno dunque, essendosi posto con la sua arte a una “distanza incolmabile”, resa tale da un variabile universo di variabili possibilità dentro cui si può distinguere “la voce della contraddizione”. Senza la quale non c’è arte né oggi, né domani. E quella voce l’hanno ben distinta alcuni artisti, che hanno esposto le loro opere nel Museo Casa di Goethe Roma.

La mostra Piranesi oggi / Piranesi heute è stata curata da Maria Gazzetti, che ha cercato e trovato artisti piranesianamente ispirati. La mostra si è tenuta nel 2020/21, ma di fatto è sempre “visitabile” grazie a quel certo universo di possibilità consentiteci dalle nostre quotidiane multimedialità.

E così, più che logico iniziare da Sebastian Felix Ernst architetto berlinese che dice:

Ho studiato Piranesi e visitato con i miei studenti di Dessau i luoghi e gli edifici antichi e moderni di Roma. Con strumenti digitali creativi li abbiamo documentati in 21 tavole di vedute che sottolineano il carattere speculativo, interpretativo e utopico delle visioni piranesiane. 

Sebastian Felix Ernst

Affabulazioni visive e digitali che confermano l’impossibilità di considerare postumo Piranesi, sul cui confine scorre il domani dell’arte. E che dire di Flaminia Lizzani che ha registrato con il suo cellulare

il passato presente in termini di rovine, da Porta Maggiore alla Rampa Prenestina, e questo è vissuto e intessuto nel mio corpo che attraversa questi spazi ogni giorno.

Con il suo corpo Lizzani “sente” e vede ogni giorno le oscure profondità e squarci di cielo, come direbbe Carlo Bertelli, trattenuti da un cellulare sottratto a Piranesi. E pazzo di Piranesi è Max Renkel, continuamente artista tedesco-italiano, che, con i suoi frammenti sedotti dai “frammenti di colonne e fregio” del Maestro, genera con purità assoluta il gusto per il dormiente frammento che si ridesta ogni tanto in ciascuno di noi facendoci contemplare l’irraggiungibile o la profonda sensualità di forme e colori, quelli di Renkel, sotto cui certamente crescono i bianchi, i grigi, i neri piranesiani. Conosce per davvero molto bene i ripostigli dove può avvenire la sua consacrazione nel Piranesi visionario Gloria Pastore. In quella distanza incolmabile ricca di interstizi e di sentieri obliqui, Pastore si muove perfettamente dentro a ciò che lei chiama l’atemporalità piranesiana e lo fa mediante una molteplicità di materiali e cose e questo perché

aggiungendo e sottraendo, sia nel pannello che nella scultura, mi sono resa conto che un pensiero crea una continua contaminazione positiva in altri punti di interesse.

Dove la contaminazione è la giusta via per cogliere la voce della contraddizione, se si vuole creare arte. Ed ecco il principio e la fine secondo Giambattista Piranesi, un qualcosa che resta impresso nella grande arte di Montessori e dei suoi pensieri in sosta sui margini più stimolanti della creatività. È dei pensieri di Elisa Montessori che si sta dicendo, nell’emozione delle sue parole:

Come una mosca che si appoggia su queste superfici e stampe, con lo sguardo ravvicinato cerco quello che la mano di Piranesi produce, vado alla ricerca del suo procedere, del senso di composizione formale. Posso solo ammirare, attratta da quello che la mano ha fatto. Cerco un approccio fisico, la sua esigenza del fare ancora prima del produrre. Ho preso un materiale non nobile, alluminio anodizzato con riflessi di rame, seguo l’ossessione del segno, l’impulso del suo graffiare, ogni cosa è segno, e cerco di imprigionare qui i suoi segni, non c’è di più.

Da ultimo il più grande fotografo piranesiano e che Piranesi stesso avrebbe preferito a qualunque altro fotografo, Gabriele Basilico. Con lui e con le sue immagini si può dire che la fotografia sia nata con Piranesi. Si guardi, per capirlo, quella profondità della storia rappresentata da Basilico nell’eterna catastrofe piranesiana di un buco nero chiamato Colosseo.

Chi volesse visitare la mostra può farlo, anche adesso, mettendo nel proprio ipad i nomi degli artisti appena citati, artisti e opere che danno ampia ragione di un’esposizione su Piranesi che non finisce qui.

E per la Scuola Libera del Nudo di Roma? Per capire il senso e il valore di quel che c’è dietro questa vicenda, si rileggano i pensieri di Elisa Montessori, lì dove parla della mano di Piranesi, dell’ossessione del segno e questo perché senza disegno “non c’è di più”.

Judith Schalansky su Facebook

La pubblicazione bilingue per la mostra omonima Piranesi oggi / Piranesi heute, a cura di Maria Gazzetti, può essere acquistata online (7 euro). Per ordinarla clicca QUI

Immagine di copertina: G. B. Piranesi, Veduta dell’Anfiteatro Flavio, detto Colosseo

Piranesi domani ultima modifica: 2021-11-09T11:49:30+01:00 da FRANCO MIRACCO

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