Calli e campi veneziani tornino a respirare

MARIO SANTI
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Un percorso partecipativo per definire e pianificare, dopo l’espansione eccezionale e incontrollata post pandemica, il ritorno dei plateatici alla “normalità” in modo condiviso e inclusivo. Come sempre tra calli e campielli veneziani si raccolgono lamentele. Ma per quanto i veneziani godano di una fama di brontoloni, in questo caso appaiono giustificate, perché in alcune zone della città è veramente difficile farsi largo tra sedie e tavolini dei plateatici.

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Durante l’emergenza dovuta alla pandemia è stata limitata la possibilità di consumare cibi e bevande al chiuso. Il Comune di Venezia ha reagito tempestivamente deliberando una modifica al regolamento Cosap, che concedeva in generale un ampliamento dei plateatici in uso agli esercizi commerciali nella misura del cinquanta per cento in più rispetto a quanto precedentemente concesso, mediante una procedura autorizzative snella: l’urgenza non permetteva una pianificazione puntuale dei nuovi spazi. 

La modifica così deliberata resta in vigore fino alla fine del 2021, dopo di che, in ragione della situazione sanitaria e delle norme nazionali che saranno in vigore, dovrà essere riconsiderata.

Plateatico in Fondamenta Minotto (da FB: Cristiano Bianchi)

Premetto che anche a me, come alla maggiore parte dei veneziani, piace prendere un caffè o bere un aperitivo seduto al bar o mangiare in campo. Come tutti ho i miei percorsi e i miei locali e perfino tavolini dove mi piace concludere la giornata con uno spritz. Ma in certe zone siamo arrivati a un punto in cui veramente non se ne può più.

Sembra quasi che, dal momento che Venezia ha una dotazione di verde pubblico o di uso pubblico abbastanza limitata, ristoratori e baristi si sono inventati le “siepi artificiali”, piazzando tavoli, sedie e ogni genere di plateatico in mezzo a fondamenta, calli, campielli. Non più solo in Riva del Vin (dove il passaggio avviene nelle ore di punta in una striscia sempre più stretta tra i tavoli dei ristoranti), ma nelle calli più interne dietro Rialto e in tutte le calli e i campielli più stretti della nostra città, in particolare nelle ore più “calde”, pare ormai di essere a Strà, nel labirinto di villa Pisani, e dover faticare a trovare una via di uscita per proseguire il proprio cammino.

Tavolino selvaggio lungo Riva del Vin

Per questo gli abitanti di una zona viva e capace di proposte come San Giacomo dell’Orio hanno pensato che si dovesse fare qualcosa. Hanno organizzato (il 30 ottobre) una discussione in parrocchia con largo anticipo sulla scadenza del regime “derogatorio”, dal significativo titolo di È ora di parlane insieme.

La discussione è stata vivace e ha visto intervenire, oltre agli abitanti della zona, l’Assessore comunale al Commercio Sebastiano Costalonga e il presidente della Municipalità Marco Borghi. Erano stati invitati gli esercenti della zona, che avevano manifestato interesse ma sono probabilmente stati impediti dell’orario (un sabato alle 11 di mattina).

L’incontro dei cittadini di San Giacomo dell’Orio con l’assessore comunale al Commercio Sebastiano Costalonga, a destra, e il presidente della Municipalità Marco Borghi.

Da parte dell’assessore è venuta l’assicurazione che dal 1 gennaio 2022 la situazione tornerà alla normalità, vale e dire a prima dei permessi straordinari in deroga dovuti alla emergenza. Ha lasciato però allora sconcertati la possibilità da lui ventilata, che in un numero limitato di casi il rientro possa avvenire “gradualmente”. 

Per due ragioni. Intanto, bypassare le regole (con gli effetti negativi abnormi che si sono riscontrati in questi mesi) deve essere un dato veramente ”del tutto eccezionale” e durare il meno possibile. Poi con i primi freddi, il numero dei posti a sedere fuori dei locali è sovradimensionato e lo sarà sempre di più co l’incattivirsi della stagione.

Ed è questo il senso dei plateatici, in una società e in una città normali: i tavoli escono a primavera e si ritirano con l’autunno, lasciando poche “sentinelle” nella stagione più fredda. In questo modo calli e campi diventano per i veneziani il salotto di casa e bar e ristoranti consentono alla popolazione di portare ai massimi livelli l’arte della “ciacola” (cioè della chiacchiera). Sono un elemento imprescindibile di arredo urbano e i loro gestori sono attori importanti delle relazioni comunitarie. 

Dopo che in questi giorni il dibattito in città è stato piuttosto vivo, la Giunta il 10 novembre ha preso una serie di decisioni: da gennaio 2022 si “torna alla normalità”, ponendo fine all’allargamento temporaneo dei plateatici post Covid, e si pone fine alla possibilità di chiedere ampliamenti o nuove concessioni nella città di Venezia per altri 12 mesi.

Fin qui, tutto bene. 

I locali hanno “preso respiro” e le attività hanno recuperato le loro posizioni (basta girare in città e si capisce che si tratta di un “bel recupero”). Ma si prende atto dell’insostenibilità della situazione che si era venuta a creare.  

A preoccuparmi sono invece le parole dell’assessore Costalonga, quando dichiara che

nel 2022 sarà condotto un nuovo studio sui flussi, anche alla luce degli spazi occupati durante la pandemia, che consentirà di poter concedere qualche eventuale nuovo plateatico.

Quindi la nuova pianificazione razionalizzerà la situazione “alla luce degli spazi occupati durante la pandemia”? Magari con poche mirate concessioni di nuovi plateatici (che non c’erano in epoca pre-Covid). Mi sembra un’impostazione sbagliata e pericolosa. E mi permetto di suggerire alcune linee su cui muoversi.

Primo. Evitare di “far finta che non sia inverno”, prolungando artificiosamente le occupazioni degli spazi (magari con l’utilizzo di stufe e delle orribili coperture plastiche anti-intemperie). Farlo, anche in pochi casi, vorrebbe dire una cosa sola. Che si considera legittimo che i plateatici si prendano “tutto lo spazio che vogliono” e che questo concetto da emergenziale diventerà “strutturale” nell’uso della città post Covid.

Secondo. Se si vuole veramente comporre gli interessi e ascoltare tutti bisogna aprire un grande dibattito che investa tutta la città, perché l’uso dello spazio pubblico non è questione da “addetti ai lavori”. È legittimo chiedere all’Amministrazione un metodo, prima nella definizione di ulteriori indirizzi e successivamente delle declinazioni esecutive (pianini). Bisogna uscire con la discussione dal Consiglio e dalle Commissioni comunale e coinvolgere tutti gli interessati.

Certo, intanto, i fruitori dei plateatici, baristi, ristoratori, commercianti, a essi l’uso del suolo pubblico va riconosciuto e normato per salvaguardare il loro legittimo interesse economico. Un interesse che è “particolare” e va riconosciuto in cambio di un giusto corrispettivo ed entro regole che lo rendano compatibile con la mobilità pedonale e la vivibilità urbana.

Ma insieme vanno coinvolti i cittadini e le loro associazioni, che sono i migliori garanti sul territorio del rispetto di quell’interesse di carattere generale che è appunto costituto dalla qualità del vivere urbano. Per cui il gusto del prendere un caffè o mangiare per strada deve sempre rendere possibile il passaggio e il gioco dei bimbi e le possibilità non solo di passare ma di “stare in strada” che sono la caratteristica del “buen vivir” nella città storica veneziana.

Ecco una bella occasione che una Amministrazione che si voglia dire vicina agli abitanti ha tra le mani per costruire le sue decisioni in modo partecipato e inclusivo di tutti.

Costruire atti e delibere necessarie attraverso “istruttorie partecipate”.   

Si tratta di uno strumento che il Comune si è dato (v. Regolamento comunale di gestione degli istituti di partecipazione (v. in particolare v. titolo III art. 15, 16, 17) e che prevede che

Nei procedimenti amministrativi concernenti la formazione di atti normativi o amministrativi di carattere generale di competenza del Consiglio Comunale, l’adozione del provvedimento finale può essere preceduta da istruttoria partecipata quale strumento finalizzato a meglio configurare l’interesse pubblico da conseguire in relazione ai suddetti.

Contro il dilagare del plateatico. Un appello

Calli e campi veneziani tornino a respirare ultima modifica: 2021-11-10T21:18:12+01:00 da MARIO SANTI
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