Kheira e Aminata. Specchio dei tempi

La vicenda dell’aggressione ai danni della centrocampista del Paris Saint Germain a quanto pare commissionata da una compagna di squadra, non è solo una pagina nera nella storia del calcio, ma dice molto del mondo di oggi.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Per una volta, non ci occuperemo solo di sport. Perché ciò che è accaduto di recente in Francia, nel fortissimo Paris Saint-Germain femminile per l’esattezza, con il calcio e con lo sport c’entra poco o nulla. O, per meglio dire, c’entra molto con la concezione che si ha di entrambi al giorno d’oggi: una guerra, in cui la competizione è sempre più feroce e la brutalità nei confronti del prossimo è considerata quasi un dovere.

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Quando abbiamo appreso la notizia dell’aggressione ai danni della centrocampista Kheira Hamraoui, a quanto pare commissionata dalla compagna di squadra Aminata Diallo, ci siamo domandati in quale abisso sia sprofondata la lealtà e come sia possibile che esista un odio così accecante all’interno della stessa compagine, per giunta in una squadra impegnata su più fronti e nella quale, pertanto, c’è spazio per le aspirazioni e le ambizioni di tutte. Poi ci siamo guardati intorno e ci siamo resi conto che il modello sociale e di sviluppo attualmente in voga è lo stesso che prevede gli omessi controlli sui macchinari nelle fabbriche, al fine di aumentare i profitti a scapito della vita umana, lo stesso che non si preoccupa del fatto che un operaio non possa stare sulle impalcature a più di sessant’anni, lo stesso che ha introdotto una competizione sfrenata persino nelle scuole, lo stesso che ha educato l’intera comunità al cinismo più bieco, lo stesso che ha trasformato il calcio in un mero business, con società acquistate da emiri e sceicchi senza scrupoli che ammorbano il panorama e, di fatto, falsano i tornei e fanno saltare i già fragili equilibri di un contesto ormai sfilacciato a suon di ingaggi stratosferici.

Spiace dirlo, ma il mondo del calcio, da sempre specchio fedele della società e anticipatore delle tendenze in atto, è diventato un ambiente per lo più malsano. A complicare ulteriormente le cose ci si sono messe anche le televisioni a pagamento, che ormai fanno il bello e il cattivo tempo, impongono lo spezzatino e costringono gli appassionati a sborsare cifre esorbitanti per vedere le partite, ricevendo in cambio un prodotto talvolta addirittura scadente.

La furia di Aminata Diallo, disposta a far azzoppare la compagna pur di prenderne il posto, è dunque l’emblema della stupidità contemporanea, della nostra incapacità di stare insieme, della rottura di ogni principio di fratellanza, persino nella patria che fu dei lumi, e della corsa verso il nulla che caratterizza l’immaginario contemporaneo. Siamo al cospetto di un fallimento complessivo senza precedenti, di un tessuto sociale assente, della barbarie elevata a cifra esistenziale e della vita intesa unicamente come una guerra per conquistare un potere sempre più effimero e privo di senso. Aminata Diallo non ha fatto altro che rendere evidente il nostro punto di non ritorno, il fondo che abbiamo toccato salvo poi scavare, in un Occidente senza più dignità, senza più valori, senza più quel minimo di etica che un tempo ne caratterizzava il percorso.

Viviamo nella società del “mors tua, vita mea”, abbiamo elogiato per quattro decenni l’idea disumana secondo cui la società non dovrebbe esistere, abbiamo predicato scientemente l’egoismo, abbiamo trasformato i cittadini in monadi ed elogiato l’atomizzazione sociale senza renderci conto delle conseguenze, eccetto i padroni del vapore che era proprio questo che volevano. Oggi, pertanto, non possiamo sorprenderci se all’interno dello stesso club una calciatrice commissiona il pestaggio della compagna per sostituirla in campo, incurante del fatto che, se scoperta, come poi fortunatamente è avvenuto, potrebbe essere proprio la sua carriera a essere giunta al capolinea. Viviamo nel mondo degli uomini e delle donne sole, dei campioni e delle campionesse strapagate, dell’eccesso costante e dell’incapacità di fermarsi prima che il baratro inghiotta ogni cosa.

Aminata Diallo è, pertanto, un simbolo della deriva in atto, l’icona del nostro vuoto esistenziale che, talvolta, si trasforma in autentica barbarie. Non basta far volare gli stracci: o ci rendiamo conto che questo sistema è marcio dalle fondamenta o ne verremo travolti per sempre. In parte è già accaduto. Speriamo di riuscire a salvare il salvabile, se ancora siamo in tempo.

Kheira e Aminata. Specchio dei tempi ultima modifica: 2021-11-19T19:21:30+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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