La Palma, una catastrofe minore

Iniziata il 19 settembre l'eruzione de La Palma non cessa. Il sottile equilibrio dell'isola, tra tutela del paesaggio, agricoltura –in particolare della banana– e turismo non di massa è a rischio. A oggi i danni stimati sono di 700 milioni, oltre 300 le aziende distrutte, più di 7000 sfollati, 1200 case coperte di lava e più di 1000 evacuate; oltre mille ettari di terreno e 70 km di strade distrutti. La disoccupazione è al 30%, il 10% dei residenti riceve il sussidio di disoccupazione, 4000 bambini sono praticamente senza scuola da due mesi. Una sola vittima, un uomo travolto dalla cenere mentre tentava di ripulire un tetto. La lava ha ingrandito l'isola di 43 ettari.
LUCIO FAVARETTO
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L’isola de La Palma è considerata un’isola minore dell’arcipelago Canario. 708 kmq e una popolazione (censimento 2009) di 85.840 persone. Come molti sapranno dalle notizie sporadiche che arrivano in Italia, più di un mese fa incominciò un’eruzione potente del vulcano detto “Cumbre Vieja”, Cima vecchia. La lava incandescente incominciò a ricoprire una parte dell’isola, famosa per la ricchezza e la peculiarità della sua flora, e del mondo animale (uccelli rarissimi) che la popolano.

La Palma non ha la tipologia turistica delle altre isole canarie. Ha sempre avuto un turismo diverso, non sole e mare delle isole più grandi. È conosciuta per la totale autonomia energetica, per la cura del suo patrimonio naturale e per la coltivazione delle dolcissime banane canarie. Qui si pratica il senderismo, la passeggiata in mezzo ai boschi a picco sull’oceano Atlantico.

Poiché si vive anche qui di turismo, vale anche per La Palma la riluttanza da parte delle autorità canarie a palesare i problemi, per non compromettere l’unica forma di sostentamento. Il turismo, appunto.

I danni della lava

L’esplosione del vulcano è stata per il messaggio turistico un disastro: la morfologia dell’isola è cambiata, dopo che tonnellate di lava incandescente si sono riversate in mare. Non ci sono stati feriti o morti, grazie alla deviazione, operata dai vigili del fuoco e dalla protezione civile, che hanno fatto esplodere con il tritolo una parte del vulcano, dirottando il flusso magmatico in zone meno abitate. Sono andate perdute tuttavia case e molte coltivazioni. Il bilancio rimane pesante: circa settemila sfollati, che hanno perduto nella cenere che li ha sommersi, coltivazioni, case, tutto. Molti, da quanto mi raccontano, sono andati a vivere da parenti in altre isole, altri sono rimasti lì, nelle zone apparentemente meno pericolose.

30 ottobre 2021, diretta televisiva con la Cumbre Vieja come sfondo. Foto di Benjamín Núñez González [Creative Commons Atribución-CompartirIgual 4.0 Internacional]

La Palma invita a una riflessione sulle notizie che ci arrivano con il web, un giorno tragiche, un giorno lievi, tutte con molte foto nei giornali che fanno di un evento catastrofico un gioco spettacolare. Tipo “guardate le immagini dell’eruzione, sono straordinarie”. Un luna park. Si è scritto che la cenere e i fumi erano arrivati con i venti fino a New York, e negli articoli successivi si minimizzava quello che è stato un vero e proprio collasso ambientale di una parte dell’isola.

E poiché sui mezzi di comunicazione o per lo meno su molti di essi, esiste una specie di droga che si chiama “evento”, c’è stata l’idea di portare i turisti a vedere l’eruzione e i suoi effetti. In un’epoca in cui tutto è un evento, anche uno stupido selfie sui social, assistere alla furia della natura matrigna è stato elevato al rango di divertimento. Altre immagini, più oneste, mostrano l’altro aspetto, la perdita di tutto, il coltivatore di banane che scappa, dello stesso colore della fuliggine, con un casco di frutta tra le braccia per portare in salvo qualcosa del suo lavoro.

Ho chiamato un amico che vive in zona, Roberto Rotolo, per avere informazioni più dettagliate, ma sono poche. Se non lo scontro politico con chi si oppone alla visita dei curiosi, curiosi della sorte disgraziata di almeno cinquemila persone di un’isola piccola, dalla gente gentile.

C’è chi si giustifica: “almeno portiamo un po’ di soldi consumando qualcosa nei bar”, altri dicono “è vergognoso approfittare di una situazione cataclismatica e imprevedibile nei suoi sviluppi futuri, con migliaia di famiglie senza più niente, per portare qualche turista morbosamente curioso”.

Foto di Eduardo Robaina [Creative CommonsAttribution-Share Alike 3.0 Unported license]; questa e la foto successiva sono tratte da un reportage pubblicato il 29 settembre sulla rivista on-line La Marea

È una situazione tipica del web e della sua “isteria” comunicativa”. Dati certi non ne abbiamo ricevuti, c’è soltanto iperbole, spettacolo, su una tragedia naturale raccontata come i fuochi artificiali di Venezia nella notte del Redentore.

Natura matrigna o madre dolcissima

È la comunicazione tossica quanto le nubi del vulcano; tendono a “regalare” emozioni a poco prezzo, sulla pelle degli altri. Qualcuno obietterà che basta cercare nei siti giusti. Ho impiegato telefonate e settimane di tempo, ma la misura del reale resta sempre incerta, come se il mondo antropologicamente avesse bisogno di una continua dose di adrenalina perché il cuore dell’Occidente batte a ritmi incerti. Del lavoro perduto a La Palma non si parla o se ne parla poco. È tutto rappresentato in maniera “curiosa” e sostanzialmente falsa. Un vulcano che scalpita fino a mandare a 600 mt di altezza il suo magma in un’isola alta 115 mt sul livello del mare è parte di un fenomeno pericoloso dove la natura, utilissima ma feroce (c’è da tornare a Leopardi), gioca scherzi decimando case che sono diventate cenere, fango e lava. Dove gli uomini scappano si portano i turisti a vedere il fenomeno. Turisti che compensano il vuoto depressivo che stiamo attraversando, in un mondo che cambia in modo sfuggente, con l’emozione della paura. Si sostituisce al disastro prodotto dalla natura un filmato catastrofista, dove bus e battelli carichi di turisti vanno a vedere anni di lavoro perduti, gente sfollata. Vedere “La Palma”, un’isola che si sta distruggendo sotto l’impeto di forze inimmaginabili, non è cosa da “Mulino Bianco”.

Foto di Eduardo Robaina [icenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported]. Vista del vulcano Cumbre Vieja dal Belvedere del Time. A due giorni dall’inizio dell’eruzione tre paesi sono minacciati dalla lava. Los Llanos è in primo piano a sinistra, El Paso sullo sfondo a sinistra e Tazacorte a destra. Nella sua corsa la lava arriverà sino al mare distruggendo case, aziende e terreni agricoli

Vi è un rischio culturale in tutta la cosiddetta cultura green. Sono sicuramente da abbattere le emissioni di C02, ma non per questo la natura va rappresentata come un luogo idilliaco, come in certi documentari televisivi, come una parte del folclore, qualcosa per allettare i clienti del prodotto che chiamiamo turismo. Se da una parte oggi non si muore più, come scriverebbe Saramago, per un mal di denti o per un parto cesareo, anche se sei un re o una regina, dall’altra si sta fondando una cultura sulla natura buona e bella.

La natura, di cui abbiamo bisogno essendone parte, non va imbrattata o annientata per le prossime generazioni. Resta il luogo incomprensibile a un laico dove i più forti mangiano i più deboli e basta. Tutto il resto è caos addomesticato con millenni di fatica, nella presunta superiorità dell’uomo che ha, tra l’altro, la coscienza di sapere di essere parte di una lotta per sopravvivere malgrado la natura, e le sue difficili leggi.

Foto satellitare dal Copernicus Sentinel-2, European Space Agency; la situazione il 30 settembre, la lava ha già formato un delta di 20 ettari. [Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license]

Dicevano gli strutturalisti francesi che il gusto della natura ci deriva dalla grande pittura. Ma oggi è così, e se scrivi queste quattro righe ti rispondono che non sei in sintonia con le sfere celesti, di per se indifferenti alla nostra esistenza.

Vi scrivo de “La Palma” perché ancora non si sa come sarà la sorte di chi La Palma l’ha perduta: gli abitanti delle isole, i nativi estremamente attaccati alle loro terre piene di luce, boschi e oceano. Non c’è, mi chiedo, nemmeno in Spagna, un modo più civile e lontano dalla pornografia del dolore per aiutare migliaia di sfollati che hanno perduto tutto? Al di là dei fuochi pirotecnici di un vulcano?

Foto di copertina di Benjamín Núñez González [Creative Commons Atribución-CompartirIgual 4.0 Internacional

La Palma, una catastrofe minore ultima modifica: 2021-11-19T00:10:23+01:00 da LUCIO FAVARETTO
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