Matrimonio per tutti. Dopo la Svizzera, tocca all’Italia

Superando le unioni civili, la Confederazione elvetica ha posto fine a una discriminazione formale e sostanziale. Il nostro resta così ormai l’ultimo paese dell’Europa occidentale a non aver compiuto questo passo.
MATTEO ANGELI
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Il 1° aprile di vent’anni fa, subito dopo la mezzanotte, Job Cohen, sindaco di Amsterdam, sposò quattro coppie omosessuali. L’evento è rimasto nella storia. Cohen disse in quell’occasione ai novelli sposi: “Ci sono due ragioni per gioire. State celebrando il vostro matrimonio e anche il vostro diritto a sposarvi”. I Paesi Bassi fecero così da apripista, primo stato al mondo a legalizzare i matrimoni tra le persone dello stesso sesso. Vent’anni dopo, la Svizzera è l’ultimo paese in ordine di tempo ad aver introdotto il “matrimonio per tutti”. Questo istituto è ormai riconosciuto nella maggior parte dell’Europa occidentale.

Domenica 26 settembre gli svizzeri hanno risposto al quesito:

Volete accettare la modifica del 18 dicembre 2020 del Codice civile svizzero (Matrimonio per tutti)?

Il Parlamento svizzero aveva infatti già a fine dicembre scorso approvato una legge che consente i matrimoni tra le persone dello stesso sesso. I partiti conservatori, però, che sono contro questa riforma, erano nel frattempo riusciti a raccogliere le cinquantamila firme necessarie per sottoporre il testo a referendum, nel tentativo di abrogarlo.

La popolazione dei ventisei cantoni e della cosiddetta Quinta Svizzera – cioè i residenti all’estero – si è recata allora alle urne. Hanno vinto i favorevoli al matrimonio per tutti. I “sì” l’hanno spuntata con ben il 64,1 per cento.

In tal modo è stato superato l’istituto dell’unione civile, che nella Confederazione elvetica esisteva dal 2007. Governo e parlamento hanno appoggiato il “sì”, sottolineando l’importanza di eliminare le disparità derivanti dalla differenziazione tra matrimonio e, appunto, unioni civili – note come “unioni domestiche registrate”. Queste ultime autorizzavano le coppie omosessuali a regolare sul piano giuridico la loro relazione. Tuttavia, rispetto al matrimonio, le unioni civili permettevano di adottare “solo” il figlio del partner (ma non di adottare in coppia), non consentivano il ricorso alla medicina riproduttiva e non avevano effetti sul piano della cittadinanza dei partner di origine non svizzera.

Con la nuova legge, le coppie omosessuali sposate hanno finalmente gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Potranno adottare un figlio congiuntamente. Sarà più facile per i coniugi stranieri dello stesso sesso ottenere la cittadinanza svizzera, perché avranno ora accesso alla “naturalizzazione agevolata”. Inoltre, le coppie di donne sposate potranno ricevere donazioni di sperma – non anonime, cosa già prevista per le donne sposate con uomini. Su questo ultimo punto, resteranno a ogni modo ancora delle limitazioni. La legge continuerà a vietare il ricorso a donazioni di sperma anonime, alla donazione di ovuli e alla gestazione per altri.

In Svizzera, è dal 1942 che l’omosessualità non è più citata tra i reati perseguibili penalmente. Ciononostante, fino agli inizi degli anni Novanta, esistevano ancora alcuni cantoni dove la polizia teneva registri contenti i nomi delle persone omosessuali. La popolazione si è espressa cinque volte per referendum su questi temi. Prima della recente consultazione sul matrimonio per tutti, c’è stata quella del 2020. Con essa i cittadini svizzeri hanno accettato una modifica del codice penale mirata a punire le discriminazioni e aggressioni di stampo omofobo, equiparandole a quelle di matrice razziale.

Nel paese elvetico, i nemici dei diritti Lgbt hanno sempre perso i referendum. Eppure queste consultazioni hanno anche posto una pressione enorme sulla comunità Lgbt, che ha visto la propria legittimità e il proprio diritto a esistere ripetutamente messi alla prova della volontà popolare. Non si tratta comunque dell’unico stato dove si è fatto ricorso a referendum per dirimere la questione. Ad esempio, in Irlanda e in Australia il popolo ha detto “sì” al matrimonio tra le persone omosessuali, rispettivamente nel 2015 e 2017. Sempre nel 2015, invece, la Slovenia ha respinto con un referendum la legge e che estendeva il matrimonio e l’adozione alle coppie gay e lesbiche.

Prima dell’introduzione del matrimonio per tutti, in Svizzera prevaleva la logica dell’equiparazione differenziata, secondo cui va mantenuta una divisione tra il matrimonio – riservato alle persone eterosessuali – e le unioni tra persone Lgbt, per le quali sarebbero previsti meno diritti o comunque diritti particolari. Ciò che probabilmente ha fatto cambiare idea a legislatori e cittadini elvetici sono i recenti progressi nel resto del mondo di lingua tedesca. Prima della Svizzera, gli ultimi due paesi europei ad aver legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso erano stati infatti Germania e Austria, rispettivamente nel 2017 e nel 2019. Questo ha probabilmente avuto una grande influenza nella Confederazione elvetica, dove la maggioranza della popolazione è germanofona.

In blu scuro i paesi europei dove il matrimonio è esteso alle persone dello stesso sesso (Fonte: Wikipedia)

Ora l’ultimo grande paese dell’Europa occidentale a non aver ancora esteso l’istituto del matrimonio alle persone dello stesso sesso è l’Italia. Essa è in compagnia di soggetti più piccoli, che sono Andorra, Lichtenstein, San Marino e, manco a dirlo, Città del Vaticano.

In tutto il mondo, sono trenta i paesi dove il matrimonio tra persone omosessuali è legale. Si tratta di: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Colombia, Costa Rica, Danimarca, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Sudafrica, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Taiwan e Uruguay.

Com’era fino a poco tempo fa il caso in Svizzera, in Italia vigono invece “solo” le unioni civili, che garantiscono meno diritti del matrimonio. Esse sono spesso considerate come una soluzione intermedia sulla strada verso il pieno riconoscimento. Una tappa peraltro non per forza necessaria. Ad esempio, Spagna e Stati Uniti hanno esteso il diritto al matrimonio a gay e lesbiche senza passare per le unioni civili.

La differenza principale riguarda la genitorialità. Da questo punto di vista, la norma del 2016 sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso non rimuove gli ostacoli previsti dalle leggi italiane preesistenti. L’adozione continua a essere un tabù. Essa è consentita solo a coniugi “uniti in matrimonio” (quindi eterosessuali), salvo irrisorie eccezioni. Inoltre, l’accesso a tecniche di procreazione di fecondazione assistita resta autorizzato solo per le “coppie di maggiorenni di sesso diverso”. La gestazione per altri, poi, non nominiamola neppure, dato che è vietata in Italia.

A riprova che nel nostro paese i tribunali arrivano spesso prima della politica, nel marzo di quest’anno la corte suprema di cassazione ha aperto la strada alla trascrizione in Italia dell’atto di nascita di un bambino adottato negli Stati Uniti da due uomini. “Solo” un piccolo passo avanti, dato che la sentenza riguarda le adozioni fatte da cittadini italiani residenti in Paesi stranieri, e non le adozioni internazionali. Ma anche l’ennesimo grande stimolo per il nostro parlamento a cambiare le leggi.

Riaprire il discorso sulla genitorialità può voler dire rilanciare quello sul matrimonio. Dopo la Svizzera, tocca all’Italia! Il nostro paese ne ha bisogno per recuperare lo scarto che lo separa dagli stati più avanzati sul piano dei diritti civili. Soprattutto dopo il naufragio del ddl Zan. Ripartire da qui, da uno stato che persegue la parità formale e sostanziale, potrebbe essere un buon modo per ridare vigore e credibilità alla lotta contro le discriminazioni.

Matrimonio per tutti. Dopo la Svizzera, tocca all’Italia ultima modifica: 2021-11-29T20:26:06+01:00 da MATTEO ANGELI
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1 commento

ezio trentini 2 Dicembre 2021 a 21:44

interessante ed utile a sapersi grazie Matteo

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