L’“imperatore” Xi, forte ma non inattaccabile

Nel Pcc è in corso “una feroce lotta di potere” tra il numero uno e due potenti fazioni del partito. La sua posizione di potere, pur ancora solida, deve fronteggiare un’opposizione che esiste e la cui forza non va sottovalutata.
BENIAMINO NATALE
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La recente diffusione online di documenti segreti che contengono le istruzioni dei massimi leader, tra cui il presidente Xi Jinping, sulla repressione contro la minoranza etnica degli uighuri è solo l’ultimo di una serie di fatti scomodi per la leadership cinese.  

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I documenti sono stati consegnati da una fonte rimasta finora segreta, ma sicuramente molto addentro alla vita del Partito comunista cinese, al Tribunale sugli uighuri, un gruppo indipendente che ha sede nel Regno Unito e che sta organizzando la raccolta di materiale e di testimonianze su quello che alcuni hanno definito il “genocidio” degli uighuri, un’etnia di circa dieci milioni di persone che vive nel nordovest della Cina, nella regione chiamata Xinjiang dai cinesi e Turkestan Orientale dagli indipendentisti locali.

Il Tribunale ha chiesto a tre studiosi della Cina – Adrian Zenz, James Millward e David Tobin di verificare l’autenticità dei documenti.

Secondo Zenz, intervistato dal quotidiano britannico The Guardian,

i documenti mostrano l’intenzione di lungo periodo della leadership di commettere un genocidio culturale con l’obiettivo di salvaguardare il potere del Pcc.

Del materiale fanno parte tre discorsi di Xi – che è anche segretario del Pcc e della potente Commissione militare centrale – nei quali il “numero uno” sottolinea la necessità di modificare la struttura etnica del Xinjiang inviandovi nuovi immigrati da altre regioni della Cina.

Attualmente nel Xinjiang gli uighuri sono circa dieci milioni, i cinesi han pochi di più mentre nelle aree settentrionali sono presenti altre minoranze come i kazakhi, i kirghizi e i mongoli, per un totale di circa 25 milioni di abitanti.

In quello che si ritiene essere un documento diretto ai “quadri” del partito che operano nella regione, Xi denuncia il pericolo dell’estremismo islamico – gli uighuri sono in grande maggioranza musulmani – e invita i suoi uomini a colpirli con un “devastante attacco”. 

Secondo il Tribunale e altre organizzazioni umanitarie almeno un milione di uighuri sono stati internati nei “centri di rieducazione” istituiti nel territorio dalle autorità cinesi.

Xi Jinping ispeziona le aree rurali dello Shandong

Le rivelazioni sono gravi per il Pcc anche perché seguono a ruota la vicenda di Peng Shuai, la tennista sparita nel nulla e probabilmente sottoposta a misure di restrizione della libertà per aver denunciato di aver subito violenze sessuali da parte di Zhang Gaoli, un ex-alto dirigente del partito (ha fatto parte del “comitato permanente”, il massimo organo decisionale del partito, fino al 2017) oggi in pensione.

I goffi tentativi del governo di Pechino di convincere la comunità internazionale che Peng è libera e felice con una serie di video che non dimostrano nulla e con le dichiarazioni di membri del Comitato olimpico internazionale che affermano di averle parlato in una video-conferenza non hanno fatto che peggiorare la situazione, nell’ennesima dimostrazione della confusione che regna nella leadership, incapace di distinguere tra la propaganda all’interno della Cina e quella rivolta all’ opinione pubblica internazionale.

“Xi Jinping interviene alla Conferenza sul lavoro sui talenti della Commissione militare centrale e sottolinea che il modo per rafforzare l’esercito è conquistare le persone”. (da Twitter: @CEGVwdqCiXLJjbj)

Il fatto che i documenti siano stati resi pubblici è un segnale di pericolo per Xi, dato che solo un alto dirigente del partito può averli inviati al Tribunale. Non è il primo indizio che nel Pcc esiste una “fronda” a Xi, la cui posizione non appare solida come alcuni commentatori superficiali vorrebbero far credere. Secondo Willy Wo-Lap Lam, un profondo conoscitore delle dinamiche interne Pcc, sarebbe in corso “una feroce lotta di potere” tra Xi e due potenti fazioni del partito: quella della cosiddetta “cricca di Shanghai”, che fa capo all’ ex-presidente Jiang Zemin e all’ex-vice presidente Zeng Qinghong, e quella riunita intorno a Wang Qishan, un ex-alleato di Xi molto popolare sia all’interno del partito sia negli ambienti dell’economia e della finanza.

In un articolo pubblicato in ottobre dalla rivista The Atlantic, Lam sostiene che la lotta tra le fazioni si è intensificata in seguito al peggioramento della situazione economica e al collasso della Evergrande, una delle principali imprese edili del paese.

Il debito interno totale – scrive Lam – ha raggiunto il 335 per città del Prodotto interno lordo alla fine dell’anno scorso, mentre il debito estero da solo ha superato la barriera dei 2,68 trilioni di dollari.

Zeng Qinghong è stato colpito direttamente quando è stata oggetto di un attacco sua nipote Zeng Baobao, un’imprenditrice di successo, e ha reagito. Il “grande vecchio” Jiang Zemin, a 95 anni, potrebbe essere fuori dai giochi. Ma Zeng, a “soli” 82, è relativamente giovane per gli standard del Pcc e gode di una forte influenza in tutto il paese. Non bisogna infatti dimenticare che la “cricca di Shanghai” ha presieduto al boom economico del dopo-Tiananmen, quello che ha proiettato la Cina ai vertici dell’economia mondiale.

Xi Jinping

Wang Qishan (73 anni) è un nemico ancora più pericoloso per Xi. Nei primi due decenni del 2000 Wang è infatti stato un punto di riferimento per gli imprenditori e per la parte più liberale sia del partito che dell’ opinione pubblica. È stato grazie alla protezione di Wang, per esempio, che la brillante giornalista Hu Shili ha potuto fondare il gruppo editoriale Caixin, l’unico nel paese che spesso ha preso di petto i dirigenti corrotti e che ha criticato le scelte economiche dei governi. Sempre prudente e allo stesso tempo audace, Hu Shili ha scritto un articolo incomprensibile se non si conosce il difficile linguaggio della politica cinese.

Pubblicato nella sezione di gastronomia della rivista Caixin, l’articolo fa delle considerazioni critiche sulla “testa di maiale” e sui modi nei quali viene cucinata. Una cosa marginale, se fosse che uno dei soprannomi coi quali viene indicato Xi Jinping è proprio “testa di maiale” (l’origine del soprannome non è chiara).

Dopo essere stato uno stretto collaboratore di Xi, Wang è gradualmente caduto in disgrazia come dimostrato dalla condanna di un suo protetto, l’imprenditore edile Ren Zhiqiang (sedici anni di prigione per “corruzione e appropriazione indebita”) e dall’arresto, lo scorso aprile, del suo alleato Dong Hong accusato di “appropriazione indebita” e di condurre uno “stile di vita degenerato”.

Il 2 ottobre, il caporedattore di Caixin.com Hu Shuli ha pubblicato un post su Weibo. Il contenuto era una foto con enormi “teste di maiale” con un post: “Se la testa di maiale è fatta bene, è ancora abbastanza commestibile. Da vedere, ha molto a che fare con le idee delle persone. Con tale notorietà, la maggior parte delle persone è disposta a stabilire partnership strategiche con loro a tavola”.

L’economia non è la sola cosa che va nel modo migliore:

l’aggressiva “wolf diplomacy” ha avuto l’ effetto contrario a quello sperato e la Cina è indebolita sia in Asia sia in Europa; il programmato attacco a Taiwan è reso problematico non solo dal possente schieramento militare nel Pacifico degli Usa e dei loro alleati ma anche dalla crescente popolarità della presidente taiwanese Tsai Ying-wen, che ha ottenuto per il suo governo riconoscimenti impensabili fino a pochi anni fa. Insomma, non sorprende che nel gruppo dirigente si manifestino opinioni critiche verso l’“imperatore” Xi Jinping.

Il “sesto plenum” del comitato centrale comunista, che si è tenuto in novembre, ha certificato che il presidente è il “centro” e il leader del partito, ma non gli ha dato la carta bianca che avevano ottenuto i suoi predecessori Mao Zedong (nel 1945) e Deng Xiaoping (nel 1981). La sua posizione è sicuramente forte ma altrettanto sicuramente non inattacabile e tutto indica che un’opposizione esiste e che la sua forza non deve essere sottovalutata.

L’“imperatore” Xi, forte ma non inattaccabile ultima modifica: 2021-12-01T20:54:15+01:00 da BENIAMINO NATALE

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