L’ultimo degli oresi veneziani

Dopo oltre settant’anni di professione Adolfo Povoleri classe 1932, veneziano, racconta la sua vita, con l’entusiasmo che ha sempre caratterizzato il “fare” l’orafo, creando gioielli e oggetti per le maggiori case di oreficeria veneziana con una clientela internazionale dal suo laboratorio al Lido di Venezia.
BARBARA MARENGO
Condividi
PDF

Tutto è cominciato con un aereo tedesco, che in atterraggio ha abbattuto il muro dell’aeroporto Nicelli del Lido di Venezia: anno 1944, due ragazzini vanno a esplorare i resti del velivolo e Adolfo raccoglie un pezzo di plexiglas del finestrino. Tornato a casa con quello strano materiale, il dodicenne veneziano si mette a ritagliare il plexiglas stesso, creando animaletti e oggetti, che alla fine della guerra, quando le relazioni tra famiglie riprendono assieme ai viaggi, vengono mostrati a uno zio orafo a Milano. Adolfo su consiglio dello zio parte per Milano al termine della terza media e per tre anni segue un tirocinio molto duro presso la bottega dello zio stesso, frequentando la sera corsi di disegno e appassionandosi a un’arte antica, l’oreficeria.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Oggi, dopo oltre settant’anni di professione, Adolfo Povoleri classe 1932, veneziano, racconta la sua vita, con l’entusiasmo che ha sempre caratterizzato il “fare” l’orafo, creando gioielli e oggetti per le maggiori case di oreficeria veneziana con una clientela internazionale dal suo laboratorio al Lido di Venezia.

971 erano gli orafi nel 1730 con bottega e laboratorio a Venezia. Quando Povoleri iniziò la professione nel secondo dopoguerra gli “oresi” erano una cinquantina, oltre ai lavoranti e apprendisti: oggi ne sono rimasti sei. Adolfo ricorda con una nota di rimpianto gli anni di furibondo lavoro dovuto anche al boom economico degli anni Sessanta, la ricerca dell’originalità degli oggetti, in un’epoca ben diversa dall’attuale dove anche nel campo dell’oreficeria si è arrivati all’omologazione più sfrenata, alla “firma” di migliaia di bijoux uguali l’uno all’altro. Adolfo ricorda la solidarietà che si era creata tra gli appartenenti alla antica “fraglia degli oresi”, gli orefici veneziani che da oltre mille anni esercitavano quest’arte raffinata e preziosa.

Eredi dei Bizantini, come a Venezia è doveroso, gli oresi, ai quali è intitolata una Ruga importantissima a Venezia a Rialto, sopraffini esecutori minuziosi per una clientela nei secoli ricca, internazionale, che annodava il nome della Serenissima anche a questa arte antichissima. D’altronde, già prima dell’anno Mille, sotto il Dogado di Pietro Orseolo I, giunse da Bisanzio il paliotto della Basilica di San Marco, la Pala d’Oro che ogni veneziano conosce, quella meraviglia di pietre preziose che fa da contorno alle reliquie dell’Evangelista. Oltre cinque metri quadri di oro, argento, pietre e smalti, con 526 perle, 330 granati, 320 smeraldi, 255 zaffiri, 183 ametiste, 75 rubini e altre preziosità che racchiudono formelle con smalti antichissimi: con un simile esempio in casa, gli oresi veneziani non poterono certo sfigurare di fronte al mondo e affinarono la loro arte ricevendo commesse da tutto il mondo, anche da quel Levante che fu origine del loro mestiere.

Oggi Povoleri, erede materiale e morale di questa tradizione, ammette che il mestiere difficile e minuzioso si perderà poiché mancano totalmente gli aspiranti orefici, che per accedere alla professione devono fare cinque anni di praticantato presso una bottega.

L’arte di Povoleri nei lunghi anni di lavoro ha spaziato verso vari stili, creando oggetti e gioielli dal liberty al moderno, dal classico all’eclettico: ispirandosi alla natura, animali e foglie, fiori e ramages, animali e astri, spingendo la fantasia verso la creazione di creature fantastiche, draghi e uccelli dalle ali tempestate di luce preziosa, spille che richiamano la tradizione veneziana dei cappelli da gondoliere fino ai famosi “Moretti” dalla testa d’ebano con turbante e abito ornati da fantasmagoriche creazioni di pietre preziose, vanto dell’oreficeria veneziana tradizionale.

Al banchetto di lavoro di Adolfo Povoleri sono allineati tutti gli oggetti antichi che servono all’orefice, dal cesello alla fresa, oggetti diversi per la lavorazione di metalli diversi: l’oro bianco più duro dell’oro giallo, l’argento, la fragile madreperla, le minuscole pietre preziose, le pietre dure o i marmi che sono la base di sculture e manufatti. Ciò che entra come materia nel laboratorio Povoleri esce come arte.

Da quei primi animaletti creati dal plexiglas del finestrino d’aereo, fino ai successi e agli apprezzamenti in campo internazionale, Alfredo Povoleri continua a esercitare le sue mani abili, anche se di lavoro oggi ce n’è veramente poco.

Adolfo Povoleri in un’immagine di anni fa.
L’ultimo degli oresi veneziani ultima modifica: 2021-12-04T20:08:57+01:00 da BARBARA MARENGO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento