Un folle #MeToo per portarci a casa Guercino, Caravaggio, lasciando in pace i marmi Torlonia

FRANCO MIRACCO
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C’era da aspettarselo: la notizia della vendita del Casino Ludovisi, mediante asta telematica fissata per il prossimo 19 gennaio – a stabilirlo è stato il Tribunale di Roma – è servita a riaccendere nell’area nazional-romana frequentata da molti nostri concittadini, quel certo solletico per cui la cultura è un’opinione, che va come la va nonostante appelli e scomuniche, pur sapendo che in questo caso si sta dicendo di opere del Guercino, di Caravaggio e non solo, “tesori che l’Italia sta per perdere” (sic, nel titolo di un quotidiano capitolino). Insomma, è sufficiente indignarsi e il sottoscritto, infatti, si è indignato aderendo a un appello giuntogli per via telematica.

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La messa in vendita del complesso di Villa Ludovisi è un capitolo che si chiude poco nobilmente, nel fondo disordinato e un po’ piccolo borghese di insanabili contese ereditarie, quelle seguite alla morte del principe Niccolò Boncompagni Ludovisi. Così, passata l’indignazione (la mia), non restava che affidarsi al parere di uno storico dell’arte per circa vent’anni autorevolissimo Soprintendente del Polo museale romano, ovvero alle considerazioni di Claudio Strinati. Convincente, eccome, la sua versione, raccolta nel corso di un’intervista per un giornale d’arte on line:

Chiunque sia il proprietario di un bene vincolato, come è il Casino dell’Aurora Ludovisi, non viene mai meno alcun criterio di tutela e fruizione. Il bene vincolato non può subire manomissioni rispetto all’assetto descritto nel vincolo, e se necessitante di restauro questo deve svolgersi sotto la tutela della Soprintendenza. Il che significa un progetto approvato e un affidamento lavori vigilato dall’autorità dello Stato che non possono causare modifiche strutturali o di destinazione d’uso. Inoltre, quel bene dev’essere a disposizione della pubblica fruizione nei tempi e nei modi concordati tra la proprietà e lo Stato. Quindi la tutela, la conservazione, la fruizione restano quelle che sono state fino ad oggi, o perlomeno da quando il vincolo è stato imposto. Certo, ma guardiamo adesso alla realtà quotidiana: fino a oggi queste scrupolose cautele e queste modalità di fruizione ci sono state ma sono state esercitate con scarsa incisività, perché, lungi dall’essere il Casino Ludovisi uno degli edifici e dei posti più attraenti della città, mi risulta invece come negli ultimi trent’anni sia stato un luogo alquanto negletto nella vita culturale e oggetto anzi di relativo disinteresse da parte dell’amministrazione sia comunale, sia statale, nonché del popolo romano e del turismo anche qualificato.

Patapunfete! E chissà se lo capiranno quelli che “i tesori che l’Italia sta per perdere”. Quale il da farsi allora? Sempre a Roma c’è un infinito racconto denominato i Marmi Torlonia, scucito e ricucito di continuo tra scontrosi egoismi padronali, dotte maledizioni accademiche, illusioni presto spente nell’impotenza degli archeologi, dei più infaticabili elzeviristi culturali, di sindaci e ministri sfiancati da ripetuti tentativi tutti andati a vuoto nel cercare una qualche civile soluzione. Saranno stati i primi anni Ottanta, quando capitò di ascoltare nella sua casa romana Antonio Cederna, mai indulgente con i Torlonia e mai rinunciando al sogno di liberare i marmi sepolti e resi inaccessibili nelle case torlonesche e trasteverine verso l’Orto Botanico. È il 9 gennaio del 1979 quando Cederna, sul Corriere della Sera, si sofferma su due episodi da brivido. Il primo riguarda il grande archeologo e storico dell’arte Ranuccio Bianchi Bandinelli, mentre il secondo è esperienza vissuta dallo stesso Cederna: 

Alla fine degli anni quaranta Bianchi Bandinelli dovette travestirsi da spazzino e attaccare discorso col custode per poter visitare la collezione, mentre solo a stento e dopo molti salamelecchi all’amministrazione Torlonia i poveri mortali potevano accedere.Il sottoscritto ebbe questo privilegio una volta, venticinque e più anni fa, e potè rendersi conto che dai lucernari rotti pioveva sulle statue e dalle travi colava ruggine.

Ora, finalmente, parrebbe esserci stata una svolta importante. Nel corso di quest’anno catalogo e mostra, curatori Salvatore Settis e Carlo Gasparri, il tutto con 92 opere esposte a Villa Caffarelli. Ha detto bene su Internazionale Francesco Erbani:

La mostra mette una serie di punti fermi su come si sia formata la collezione Torlonia, ricostruendo la sua storia diversamente da come la si era raccontata, complice il fatto che nessuno poteva vedere e studiare quelle sculture. E si propone come un avventuroso viaggio, più che nell’archeologia, nel modo di concepire l’antico e in fondo anche la bellezza. Sembra un itinerario nella storia del gusto.

Alcuni dei Marmi Torlonia in mostra

Mostra, catalogo, studi, che, stando all’itinerario di Erbani, sarebbero stati apprezzati non poco da Francis Haskell, autore e maestro per esempio con “Passato e presente in arte e gusto”. E dal momento che il caso e le coincidenze non vanno ignorate, guarda caso era il 9 gennaio quando Cederna scrisse il suo articolo-appello per salvare i marmi Torlonia e sarà di nuovo un 9 gennaio, ma di 43 anni dopo, che chiuderà, nel primo mese del 2022, la mostra “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori”. Il futuro è quello dato per buono da Erbani:

L’accordo fra il Ministero e la Fondazione Torlonia , che rimane proprietaria dei marmi, prevede che la mostra vada all’estero e che una volta rientrate in Italia le opere siano ospitate stabilmente in un museo ad hoc.

Il sindaco Roberto Gualtieri riallacci quel filo culturale fondato su di uno strettissimo rapporto tra città e archeologia (il neo sindaco si ispiri al sogno archeologico di Luigi Petroselli, suo predecessore), e così facendo darà a Roma un nuovo immenso Museo.

L’Aurora del Guercino

Nel riprendere la riflessione sul Casino Ludovisi, leggiamo alcune righe scritte a suo tempo da Claudio Strinati:

L’Aurora del Guercino è direttamente l’Aurora, cioè è una donna che, nel meraviglioso affresco, peraltro eseguito dal Guercino fondamentalmente a tempera, è contrapposta a un’altra donna che dorme, la Notte, mentre al piano di sopra dello stesso Casino Ludovisi c’è un’altra potente immagine femminile, quella della Fama che suona la tromba. Quindi il soggetto dell’Aurora Ludovisi è la donna. Ora, come è ben noto, le quadrature dell’Aurora sono dello stupratore Agostino Tassi….

Il Tassi fu buon pittore, richiestissimo quadraturista e un gran farabutto: circa dieci anni prima che Guercino portasse a termine nel 1621 l’Aurora Ludovisi, fu giudicato e condannato per stupro avendo violentemente abusato di Artemisia Gentileschi, straordinaria pittrice a modo suo caravaggesca in quanto capace di una libera, sorprendente, vissuta, forte energia creativa. Più d’uno alla notizia della vendita all’asta del Casino Ludovisi, asta che supererebbe in breve l’offerta di cinquecento milioni di euro, ha proposto che venga esercitato il diritto di prelazione da parte dello Stato, oppure che si addivenga ad un assai improbabile atto di esproprio. In realtà, l’una e l’altra ipotesi paiono più che impraticabili, mentre, se immaginassimo che il caso fosse esploso negli Stati Uniti, una simile asta forse non avrebbe avuto nemmeno luogo. L’asta sarebbe andata deserta a seguito di una durissima e travolgente rivolta sollevata dal movimento #MeToo e dalle forze politiche impegnate contro le violenze a danno delle donne. Se qualcosa del genere avvenisse in Italia – sapendo che Agostino Tassi dovette allontanarsi da Roma in quanto stupratore condannato – rabbia e proteste, volte a impedire la valorizzazione di opere d’arte comprese quelle dipinte dallo stupratore seriale di Artemisia, farebbero precipitare di molto le offerte d’acquisto del Casino Ludovisi. A quel punto, forse, si sarebbe potuto esercitare più agevolmente il diritto di prelazione, e questo a risarcimento politico, culturale e sociale delle Artemisie di ieri, di oggi e di domani.

Mettendo da parte le mie fantafanfaluche, la strada da percorrere è senza alcun dubbio quella indicata da Claudio Strinati, a partire dalla sua indiscutibile premessa: chiunque sia il proprietario di un bene vincolato, come è il Casino dell’ Aurora Ludovisi, non viene mai meno alcun criterio di tutela e fruizione.

Più che deludente invece l’impazzamento mediatico per “l’unico affresco del Caravaggio” inserito nella vendita all’asta. Deludente anche perché non di affresco si tratta, bensì di un soffitto dipinto a olio direttamente sul muro e richiesto a Caravaggio dal suo magnifico protettore, il cardinale Del Monte, che trascorreva le sue ore alchimistiche standosene al di sotto della volta pitturata con le immagini di Giove, Nettuno, Plutone.

Nel 1985 tra gli storici dell’arte non mancavano coloro che dubitavano dell’attribuzione a Caravaggio degli antichi Dei Ludovisi, o meglio, delle tre pagane divinità richieste per il suo camerino da Francesco Maria del Monte. Certamente nessun dubbio sull’autenticità di quel Caravaggio, sconosciuto ai più ma non a Luigi Spezzaferro, storico dell’arte e gran caravaggista che tutto studiò e scoperse sui rapporti tra il pittore e il cardinale. E lo stesso per Mina Gregori che parlò così dell’occultata pittura:

La sfera al centro rappresenta il mondo fisico, con la Terra nel suo mezzo, e poi il Sole e i quattro segni dello zodiaco….poi ci sono Nettuno sul cavallo marino, Plutone con Cerbero, il cane a tre teste, e Giove seduto in posa insolita, di scorcio, sull’aquila…. E si noti il gesto che fa Giove , quasi cercasse di far ruotare la sfera.

In quello stesso 1985, dovendo scrivere per il settimanale L’Europeo dell’ormai solida attribuzione a Michelangelo Merisi, riuscii a vedere la tanto discussa pittura che, oimè, trovai in un “pessimo stato di conservazione”. Ciò nonostante a colpirmi fu quell’invenzione cosmologica di astri e di Dei che, nel mostrarsi al di fuori dell’universo-sfera, si pongono come regolatori dell’universo, trasparente solo per loro, ma dalle cui superiori volontà discendono i destini degli uomini. Di quell’articolo valeva appena l’accenno che feci a Guidobaldo Del Monte, fratello del cardinale, ma di suo “uomo eccellentissimo nelle lettere e singolare matematico”, a detta di Francesco Sansovino. Guidobaldo in verità fu molte cose, ma innanzitutto fu ritenuto tra i maggiori matematici del suo tempo ed ebbe per amico carissimo Torquato Tasso che gli dedicò il sonetto “Misurator dei celesti corpi”. E questo, inoltre, spiega a sufficienza la profonda amicizia che legò il matematico, fratello del cardinale committente di Caravaggio, a Galileo Galilei. Insomma, sia Guidobaldo che Galileo attratti dai “celesti corpi”, proprio quelli luminosissimi con cui sembrano “giocare” Giove, Nettuno, Plutone. Per queste figure c’è chi ha trovato riferimenti iconografici nella loggia di Amore e Psiche della Villa Farnesina a Roma, ma credo piuttosto più prossime al capolavoro pre “sidereus nuncius” di Caravaggio le imponenti, finte sculture monocrome che inquadrano il susseguirsi degli episodi nel Fregio sulle Storie di Giasone e Medea dipinte dai Carracci nel 1584 a Palazzo Fava, Bologna. Prima i Carracci e dopo Caravaggio che, sul finire del Cinquecento, amano dipingere “corpi in veduta dal sotto in sù”, come avrebbe potuto notare il seicentesco Bellori. Molte le possibili fonti filosofiche e letterarie tenute da conto dal cardinale Del Monte e dal suo pittore. Tra queste Esiodo, lì dove dice di “Demetra, la divina fra le dee, generò Pluto (Ricchezza), unitasi in dolce amore con l’eroe Iasio, in un maggese tre volte arato, nel fertile paese di Creta: un dio benefico, che percorre la terra tutta e l’ampia distesa del mare”. Dunque, Plutone è anche Pluto, il benefico e ricco Pluto che nel dipinto di Caravaggio infatti esibisce le sue fertili nudità virili.

Da ultimo, che succederà del Casino Ludovisi dopo il 19 gennaio 2022? Nel caso l’asta porti a Roma una nuova proprietà per Guercino, Caravaggio, eccetera, questa dovrà semplicemente attenersi a quanto sopra spiegato da Strinati. Una sola raccomandazione: il durante e il dopo la vendita sia personalmente seguito da Salvatore Nastasi, espertissimo segretario generale del Ministero affidato a Dario Franceschini. Nastasi saprà di sicuro concordare il testo di un nuovo accordo tra lo Stato e la nuova proprietà al fine di garantire il tutto previsto per un bene vincolato. In quel tutto trovi ampio e compatibile spazio una maggiore pubblica fruizione dei capolavori di Guercino ,Caravaggio e di un’eccetera a maggior gloria di Roma e dell’Europa della cultura.

Immagine di copertina: Giove, Nettuno, Plutone – dipinto murale del Caravaggio

Un folle #MeToo per portarci a casa Guercino, Caravaggio, lasciando in pace i marmi Torlonia ultima modifica: 2021-12-13T15:43:22+01:00 da FRANCO MIRACCO
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