Verticale. Vertiginosa. Venezia

Una proposta della città dei dogi come non l’abbiamo mai vista. Immaginata, forse, ma sicuramente non così, neppure nei meandri più tortuosi della nostra fantasia. Una mostra del fotografo Fulvio Orsenigo.
MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA
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Verticale e vertiginosa, la proposta di una Venezia come non l’abbiamo mai vista. Immaginata, forse, ma sicuramente non così, neppure nei meandri più  tortuosi della nostra fantasia. Ed è  proprio Fulvio Orsenigo, mirabile autore, fotografo di origine milanese e residente a Venezia da trent’anni, che ci guida, attraverso l’architettura, in un percorso mentale.

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Una città solida, concreta, fatta di pietre e di marmi, che si fonda e si sostiene su un’immagine immateriale – spiega -. Per me, come credo per molti, prima ancora che uno spazio fisico Venezia è uno spazio mentale; percorrere la sua bizzarra e un po’ folle geografia è come muoversi all’interno di quei misteriosi processi da cui nascono i pensieri e dove, di tanto in tanto, tra tetti e calli, un raggio di luce trova la strada per illuminare un angolo fino ad allora rimasto in ombra e allora ci sembra di conoscere un po’ di più il mondo. 

E ancora:

Improvvise strettoie e improvvise aperture intrecciano i nostri percorsi fisici e mentali in una perenne avventura. Eppure anche l’avventura e la sorpresa che ci derivano da qualcosa di sconosciuto e di inaspettato restano spesso imbrigliate in una cornice che per quanto capricciosa e strana definisce uno spazio di azione, una dimensione comunque in qualche modo pensabile.

Ed è questo che ha tentato di cogliere Orsenigo: quel momento di stasi dove il tutto si fonda nel nulla. Ci è riuscito, ma come?

Queste impressioni erano nate dal primo lockdown, e quasi per caso, in una sera che tornavo a casa di corsa per il coprifuoco: a Cannaregio, di fronte a un canale mi sono arrestato, colpito; per la prima volta  notavo questa totale ‘fermitudine’ dell’acqua in cui si rispecchiava la solidità della materia che così si moltiplicava… Ho cominciato a fotografare tra l’una e le quattro del mattino quando questa immobilità poteva mostrarsi nella sua magica perfezione. Altre condizioni erano necessarie: cielo terso senza nubi, niente luna in modo da creare un fondale nero, naturale, così come la messa a fuoco, che facesse risaltare la lama di luce dei palazzi, lo specchio dell’acqua che potenziasse la loro solidità.

E con lo scatto esce quel filo di luce che ricama un merletto veneziano, prezioso e unico tanto più si annoda sul nero del nulla.

Queste immagini risaltano anche quell’esperienza di meraviglia e inquietudine che si prova davanti ad uno spettacolo impensabile, quello della solida e concreta realtà di una città di mattoni e di marmo che si fonda e si sostiene su un qualcosa di immateriale. Una specie di cortocircuito che sfonda la cornice, che scavalla le barriere di processi e di mondi apparentemente segregati, che cambia istantaneamente il nostro sguardo e i nostri pensieri.

Una fotografia in particolare rivela il pensiero di Orsenigo:

Perché è doppia nel doppio. Forse è la mia preferita perché è stato difficilissimo raggiungere quello che cercavo. Sono stato più volte appostato per ore alla ricerca di quel che sentivo che c’era senza riuscire ad afferrarlo. Il battello passa comunque anche di notte, ed ogni volta avevo lo spazio di mezz’ora per definire quello che stavo cercando. E poi appare come dal nulla, il bianco della pietra solida che si specchia sul nero dell’infinito…una vertigine.

A queste immagini visionarie del fotografo si è aggiunto il pensiero di Jean Michel Wilmotte, architetto di fama internazionale, nonché creatore della Fondazione Wilmotte di Venezia, che dà sempre spazio a esibizioni ricche di spessore, sorprendenti. La sua proposta ha colto la solidità e la forma scegliendo in particolare quelle immagini che mettono in risalto le fratture del tessuto urbano, ricercando proprio la motivazione della verticalità.

Entrambi i nostri sguardi – spiega Orsenigo – hanno radice nell’architettura ma poi seguono e sviluppano due direttrici che in certi punti sono addirittura in conflitto tra loro, ed è questa sintesi che stimola l’occhio di chi guarda.

L’esposizione insiste su un paesaggio verticale – vere e proprie frecce architettoniche – che infine si  “spezza” in un’unica immagine, orizzontale, grandissima, potente: “La stazione ferroviaria di Venezia è l’eccezione, isolata dal resto, e per questo più sorprendente, più preziosa”. 

È il cordone ombelicale tra l’altra Venezia, quella oltre il centro storico, la tradizione del passato, la potenza della roccia che si lega alla modernità, l’aerodinamicità del ponte che supera le distanze, la mobilità dell’andare lontano. Ma questa differenza non è proposta per farci scegliere l’una o l’altra via, piuttosto per far riflettere sulla commistione, sul fatto che come la città anche noi siamo fatti di elementi materiali e immateriali, percorriamo i meandri della nostra mente nel buio e, ogni tanto, la luce illumina un anfratto, un angolo, uno scorcio. E oltre a guardare riusciamo a vedere, per un attimo.

Exposition “VENISE VERTICALE” Fulvio Orsenigo
fino al 10 aprile 2022, dalle 10 alle 13.30, dalle 14 alle 18. Chiuso il lunedì tel. 041.4701160

Verticale. Vertiginosa. Venezia ultima modifica: 2021-12-17T20:06:41+01:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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