Draghi e Mattarella. Fino al 2023

GUIDO MOLTEDO
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“Esperienza politica. Cultura istituzionale. Senso dello Stato. Patriottismo… e un po’ di umorismo”. Così un esponente della vecchia, gloriosa scuola politica, Guido Bodrato, in un tweet, riassume la conferenza di fine d’anno del presidente del consiglio, Mario Draghi, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare. E sono le parole migliori per descriverla. Diversi i temi affrontati, ma solo uno eccitava il drappello dei cronisti politici. Le prossime elezioni del presidente della repubblica. Occasione ghiotta, unica, per incalzare Draghi, che mai s’è espresso sul tema, un silenzio cha ha dato adito alle più disparate e strampalate teorie ed elucubrazioni. Basate sul nulla. E rilanciate anche ieri, questa volta costruite su una frase e su un avverbio, con una lettura evidentemente rovesciata rispetto alle intenzioni.

La frase:

I miei destini personali non contano assolutamente niente, non ho particolari aspirazioni. Io sono un nonno al servizio delle istituzioni, la responsabilità della decisione è interamente nelle mani delle forze politiche, non è nelle mani degli individui, sarebbe un’offesa per l’Italia che non è determinata dai singoli individui. 

L’avverbio: “indipendentemente“, incastonato in questa risposta:

Abbiamo reso l’Italia uno dei Paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Piano nazionale di rilancio e resilienza, abbiamo conseguito 51 obiettivi. Abbiamo creato le condizioni perché il lavoro sul Pnrr continui, indipendentemente da chi ci sarà. L’importante è che il governo sia sostenuto da una maggioranza più ampia possibile, che voglio ringraziare.

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Schivando dunque con garbo le domande sull’elezione del prossimo presidente della repubblica e con gentile fermezza quelle dirette, rivolte alle sue personali aspirazioni quirinalizie, Mario Draghi ha dato in pasto ai cronisti una misera frase e un avverbio, intorno a cui sono stati elaborati fantasiosi scenari che danno come evidente la sua autocandidatura alla successione di Mattarella.

Ora, di Draghi la fonte, non principale ma unica, è Draghi stesso. Perché non ascoltare quello che dice? Dacché è a palazzo Chigi, i cosiddetti retroscenisti sono rimasti a bocca asciutta, niente trapela dalle stanze del presidente del consiglio, c’è una produzione comunicativa essenziale che non va oltre il perimetro istituzionale e informativo, da parte dell’ufficio stampa guidato dall’ottima collega Paola Ansuini. Quindi, anche questa volta, non resta che basarsi su quanto si è ascoltato.

In nessun modo il presidente del consiglio ha alluso o ha inteso far capire di voler traslocare al Quirinale. Non l’ha fatto non perché non vi aspiri o non sia ambizioso, ma perché ha detto, ed è così, “chiedetelo a loro”, ai partiti.

Quel che si capisce molto bene dalle sue parole è che il tandem costituito da Mattarella e da lui stesso ha funzionato egregiamente, e l’ha detto con parole così cristalline da far pensare che, come suol dirsi, squadra che vince non si cambia. A sostegno di questa interpretazione c’è una domanda retorica che suona come un preciso avvertimento alle forze politiche: “È immaginabile una maggioranza che si spacchi sul presidente della Repubblica e magicamente si ricomponga sul governo?“. Attenzione, se ci s’incarta sull’elezione del capo dello stato e s’arriva a una candidatura di parte, che non rispecchi l’ampia coalizione che sostiene il governo, logico e immediato corollario è che il suo esecutivo andrebbe in crisi. Insomma, non solo si avrebbe un presidente in evidente discontinuità con “l’esempio” da seguire – Mattarella – ma si produrrebbe una frattura politica con conseguenze funeste sul governo stesso e sul quadro attuale.

Dunque? Garantire la continuità. Come? Confermando il ticket attuale, Mattarella al colle, Draghi a Chigi. Neppure questo dice Draghi, ma se si vuole proprio leggere in controluce le sue parole e il senso complessivo della sua esternazione, il tono della conferenza stampa è l’auspicio di una continuazione del lavoro fin qui portato avanti. Le parti dedicate a Sergio Mattarella, all’eterogenea coalizione che sorregge il governo, alla responsabilità dei partiti e del sistema, perché si prosegua lungo una linea che ha il sostegno dell’Europa e che produce crescita come non si vedeva da decenni, il richiamo alla responsabilità collettiva, il buon senso stesso, tutti elementi che descrivono un quadro che deve per forza di cose continuare evitando rischi non necessari.

Draghi ha l’autorevolezza e la forza, non di proporre se stesso al Colle, perché non ha il controllo diretto dei gruppi parlamentari. Draghi ha però il potere di scongiurare una catastrofe provocata dall’imperizia e dall’avventatezza dilettantesca di Letta e Conte (non di Salvini perché lì ci pensano Zaia, Cirio e Fedriga a decidere la linea leghista in sintonia con Chigi) e le intemperanze creative di Renzi.

Draghi ha anche la forza e l’autorevolezza – e il sostegno europeo – per costringere Mattarella a restare, contribuendo a creare le condizioni perché non possa dire di no, nonostante il trasloco già inziato delle sue carte verso il futuro ufficio in Senato e il contratto d’affitto, già firmato, di un appartamento in via Salaria. Dalle parti della residenza di Mario Draghi…

Draghi e Mattarella. Fino al 2023 ultima modifica: 2021-12-22T20:09:55+01:00 da GUIDO MOLTEDO
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