Valzer, Polka, Galop. Lo spumeggiante spartito di un’epoca

In vista dell’imminente concerto di Capodanno che si terrà (Covid permettendo) nella grande sala del Musikverein di Vienna, ci piace per una volta soffermarci sul mondo dorato di tutta quella spensierata musica che unì Vienna e Berlino.
MARIO GAZZERI
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Esiste un mondo musicale di difficile collocazione nell’incorporeo universo delle sette note, soprattutto se misurato secondo i canoni propri della musica sinfonica, della lirica o delle musiche per i balletti, per non parlare, ovviamente, della musica atonale tenuta a battesimo da Arnold Schönberg. Ed è proprio in vista dell’imminente concerto di Capodanno che si terrà (Covid permettendo) nella grande sala del Musikverein di Vienna, che ci piace per una volta soffermarci sul mondo dorato dei valzer, della polka, del galop e di tutta quella spensierata musica che unì, nel suo spumeggiante spartito, Vienna e Berlino.

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Senza voler apparire irriverenti, si potrebbe definire questa musica, detta da “ballo di sala”, come una via di mezzo tra la sinfonica (tenendo presente soprattutto il gran numero di orchestrali) e una sorta di musica bandistica con venature nazional-folkloristiche. Echi parigini (anche nei titoli di alcune composizioni, Folies Bergère e Champagne pétillant) conferiscono poi a queste musiche una sorta di spensieratezza fin de siècle che, com’è noto, non durerà purtroppo molto a lungo. 

Tutto cominciò con i valzer della famiglia viennese degli Strauss e in particolare di Johann Strauß (figlio omonimo di Johann Strauß senior) e, in minor misura, dei fratelli Eduard e Josef ⎼ che, ovviamente non avevano nulla a che vedere col compositore tedesco Richard Strauss, celebre per il poema sinfonico Also sprach Zarathustra (Così parlò Zarathustra), per Salomè e per l’opera Der Rosenkavalier (Il cavaliere della rosa) ⎼. Ma tra il valzer e gli altri balli più veloci, le differenze sono notevoli. 

Già molto tempo prima del Bel Danubio blu (An der schönen blauen Donau) di Johan Strauß, musicisti come Chopin, Liszt e lo stesso Schumann avevano composto decine di valzer per lo più in tonalità minore per dare alle loro opere quel timbro malinconico tipico delle chiavi in bemolle. Un tono diverso dai valzer degli Strauß e opposto alla musica che accompagnava i balli veloci di sala, polka, galop e le più lente mazurke di origini polacche. 

Numerosi compositori austriaci e tedeschi, dai nomi oggi quasi dimenticati, si cimentarono nella composizione musicale per questi balli con una produzione che nel suo assieme costituì una sorta di colonna sonora dell’epoca. Nomi come Otto Nicolai, Ernst Fischer, Siegfried Translauteur, Walter Kollo e, soprattutto, Paul Lincke (oggi neanche citati dall’autorevole Storia della Musica di Massimo Mila) furoreggiavano con le loro musiche spesso accompagnate dal ritmico applauso del pubblico austriaco o tedesco. Le loro partiture prevedevano una massiccia presenza degli ottoni a scapito degli archi e tutto ciò si traduceva, in certi passaggi, in una musica molto simile ad una vera e propria marcia militare.

Il Musikverein di Vienna

È in particolare il caso di Berliner Luft (Aria berlinese) di Lincke, felicissima sintesi dello spirito dei berlinesi, divisi tra il loro innato desiderio di svago e divertimento e un senso del dovere patriottico e nazionalista. Fu dunque, quella, l’epoca della musica popolare di qualità, potremmo dire, grazie anche all’apporto delle operette di Ferenc Léhar, il compositore austro-ungherese noto per le operette Donne viennesi, Paganini e, soprattutto, La vedova allegra. La gente ascoltava Lehár e Lincke mentre Wagner sembrò dimenticato (una delle vittime della Belle Époque…), salvo poi “resuscitare” e suscitare nuovi ed entusiastici favori mezzo secolo dopo, con l’avvento del nazionalsocialismo.

Dopo la vittoria nella guerra contro l’Austria (che mirava all’annessione della cattolica Baviera all’impero asburgico) a Sadowa (1866) e in quella contro la Francia a Sedan (1870), fu proclamata l’unità della Germania e prussiani, bavaresi e sassoni costituivano ormai un unico popolo. A quell’anno vien fatto risalire l’inizio della cosiddetta Belle Époque che, nella vicina Francia, fu anche il segnale della forte volontà di un ritorno alla normalità. In campo musicale, Berlioz era appena morto e Bizet se ne andò solo quattro anni dopo.

A loro sopravvissero Charles Gounod e Claude Debussy oltre a Édouard Lalo e a Jules Massenet. Ma anche in Francia ci furono un ballo e una musica che presero spunto dal galop e che passarono alla storia con il nome di can can. Musica e ballo popolari caratterizzati, però, da un velato erotismo simbolo di una ritrovata joie de vivre

Il Musikverein di Vienna. La Goldener Saal.
Valzer, Polka, Galop. Lo spumeggiante spartito di un’epoca ultima modifica: 2021-12-26T17:36:32+01:00 da MARIO GAZZERI
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