Il “cholismo”, la religione laica dell’altra Madrid

Da quando il “Cholo” Simeone è sbarcato nella capitale spagnola, esattamente dieci anni fa, la storia dell’Atlético è cambiata per sempre.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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A Madrid esistono due squadre, l’Atlético e il Getafe. La terza, il magno Real, per quanto sia un orgoglio della capitale spagnola nonché, per lunghi anni, un simbolo del potere franchista, che se ne serviva per propagandare se stesso, appartiene al mondo intero, essendo un esempio di gloria e strapotere calcistico universale. Serviva, pertanto, un condottiero indomito, un argentino tutto d’un pezzo, che bada al sodo fin da quando indossava gli scarpini e non si arrende mai, per restituire alla Madrid minore un minimo d’orgoglio. Non c’è dubbio, infatti, che da quando il “Cholo” Simeone è sbarcato a Madrid, esattamente dieci anni fa, la storia dell’Atlético sia cambiata per sempre.

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I Colchoneros hanno improvvisamente smesso di aver paura, si sono liberati del fardello di essere l’eterna seconda squadra cittadina, hanno acquisito la spavalderia tipica del loro allenatore e hanno cominciato a vincere, acquisendo una fiducia in se stessi che prima era loro sconosciuta. L’Atlético di Simeone è oggi uno dei club più difficili da affrontare a livello europeo, come ben sa lo stesso Real, che pure lo ha battuto in due distinte finali di Champions League, a Lisbona nel 2014 e a Milano nel 2016, ma senza mai uscire dal campo senza fatica e stanchezza, al termine di un duello all’ultimo sangue in cui solo la classe dei campioni in maglia bianca ha fatto la differenza, a cominciare dall’allora capitano Sergio Ramos, emblema delle Merengues, che al da Luz riuscì a cogliere un insperato pareggio all’ultimo respiro, prima che i blancos dilagassero nei supplementari.

Ciò nonostante, i biancorossi del “Cholo”, anche in virtù di un gioco per nulla spettacolare ma efficacissimo, sono riusciti a tornare in finale due anni dopo, dovendosi arrendere solo ai rigori, traditi da Juanfran nel corso di una lotteria crudele. Eppure li ricorderemo comunque, come ricorderemo le due vittorie in Europa League e i due trionfi nella Liga, dove sono riusciti a spezzare il dominio delle corazzate Real e Barcellona e a imporre uno stile completamente diverso ma davvero affascinante. Il Cholismo, religione laica per cuori forti, è quanto di più simile possa esistere alla Grande Inter di Helenio Herrera, e si vede che il nostro ha respirato l’aria di Milano, sponda nerazzurra, perché l’imprinting è quello.

Poca bellezza, molta concretezza, giocate essenziali, un gruppo compatto al punto che molti dei suoi ragazzi danno l’impressione di essere pronti a gettarsi bel fuoco per lui e, soprattutto, una forza d’animo che li induce a lottare senza risparmiarsi neanche per un istante. Con Simeone, del resto, non sono ammessi cali di tensione o cedimenti psicologici, la paura deve essere vinta tutti insieme, ogni avversario deve essere sfidato e considerato alla pari, l’irriverenza è d’obbligo e lo spirito battagliero è il marchio di fabbrica di una realtà che in dieci anni si è saputa ritagliare uno spazio di tutto rispetto nel contesto di un campionato in cui senza di loro avrebbe regnato la noia più assoluta.

Diego Pablo Simeone sta ripetendo, a Madrid, l’impresa che Ferguson ha compiuto a Manchester, sponda United, vincendo meno solo perché il materiale umano a disposizione non è lo stesso e la competizione, in Spagna come in Europa, è ancora più serrata di quanto non lo fosse all’epoca di Sir Alex. Il suo regno ormai ha assunto connotati epici, la sua grinta in panchina è diventata iconica e alcune sue uscite, comprese quelle più discutibili, rendono il personaggio unico nel suo genere. Anche il suo impero madrileno, prima o poi, finirà. Non vorremmo mai essere nei panni del suo successore. 

Il “cholismo”, la religione laica dell’altra Madrid ultima modifica: 2021-12-30T19:54:48+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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