Lilian Thuram, un sognatore che non si è mai arreso

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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“Un vincitore – sosteneva Nelson Mandela – è un sognatore che non si è mai arreso”. È sicuramente il caso di Lilian Thuram, che compie mezzo secolo e ci sembra incredibile se pensiamo che era ieri quando lo ammiravamo sui campi della Serie A, con quello stile inconfondibile, quella classe sopraffina, quella correttezza e quel talento che lo rendevano uno dei mastini più arcigni del nostro campionato ma, al tempo stesso, un esempio di correttezza che tutto il mondo ci invidiava.

Ricordo bene quando andai a intervistarlo a Parigi per la rivista AREL. Il giorno prima lo incontrai per caso, nei pressi della sua fondazione contro il razzismo, e insieme a lui c’era Gianluca Pessotto, un altro dei miti della mia infanzia e adolescenza. Parlai con Pessotto di come e perché fossi diventato juventino e Gianluca concluse saggiamente che più che juventino, io fossi in realtà thuramista. È così. L’ho amato e tifato ai tempi del Parma e l’ho seguito alla Juve, e credo di essere uno dei pochissimi italiani ad aver festeggiato il trionfo della Francia nel ’98, 3 a 0 al Brasile di Ronaldo nella bolgia di Saint-Denis, e ad aver pensato che, per quanto l’Italia avrebbe meritato di vincere a Rotterdam nel 2000, era comunque bello osservare la felicità di Lilian, vincitore di quegli Europei contro gli sfortunati Azzurri di Zoff.

Lilian Thuram rappresenta, infatti, tutto ciò che un campione dovrebbe incarnare. I suoi valori sono fortissimi e travolgenti, al pari sella sua cultura e del suo desiderio di aggiornarsi continuamente, di comprendere il mondo, di schierarsi al fianco degli ultimi e degli esclusi, di battersi contro ogni forma di oppressione e di cercare di cambiare il il corso delle cose, approfittando della sua notorietà e ponendola al servizio di nobili cause.

Ricordo bene quando Thuram si batteva contro il razzismo negli stadi italiani, sostenendo che dovessero essere i giocatori bianchi a prendere posizione e a uscire dal campo. E non mi sorprende affatto che abbia continuato a occuparsene anche in seguito, fino ad assumere un ruolo politico e sociale di primo piano, all’insegna della passione e dell’impegno civile. Ricordo bene le preoccupazioni che mi espresse mentre passeggiavamo per le vie di Parigi: non si capacitava del razzismo dilagante in Italia e monitorava con preoccupazione gli sviluppi del salvinismo di governo che, proprio come tutte le destre diciamo non convenzionali, stava mettendo a repentaglio la tenuta stessa del Vecchio Continente.

A un tratto, al termine dell’intervista, mi domandò se avessi mai avvertito il privilegio di essere bianco e mi chiese di inviargli una breve riflessione in merito. Stava già preparando il suo nuovo libro, uscito l’anno scorso in Francia e quest’anno in Italia con il titolo Il pensiero bianco, ennesima dimostrazione di una saggezza e di una lungimiranza fuori dal comune. Parlare con Thuram, intervistarlo, leggerne le riflessioni e confrontarsi con la forza delle sue idee è stata un’esperienza fortissima.

La limpidezza del suo pensiero è direttamente proporzionale alla sua abilità come difensore e alla sua capacità di contrastare l’immagine del calciatore interessato unicamente ai soldi e al successo. Lilian si accorse di essere nero quando glielo fecero notare a nove anni, lui che proveniva dalla Guadalupa e veniva irriso per il colore della sua pelle. Ha conosciuto le difficoltà economiche tipiche di molti immigrati e si è saputo riscattare alla grande, contrastando il razzismo discriminatorio di vari protagonisti della destra francese e assumendo posizioni scomode e rivoluzionarie, ad esempio in merito a ciò che avveniva nelle banlieue e in altri luoghi in cui il potere pretende di esercitare la repressione senza garantire attenzione e servizi ai cittadini. Lilian Thuram è un punto di riferimento per quanti non si arrendono alla barbarie, un vincitore che ogni giorno issa la sua bandiera e continua a sognare una società diversa e migliore. Per nostra fortuna, non ha alcuna intenzione di smettere. 

Lilian Thuram, un sognatore che non si è mai arreso ultima modifica: 2021-12-31T08:44:00+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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