“Fringsen”, l’umanità in una parola

Un neologismo tedesco festeggia in questi giorni il suo 75esimo compleanno. In italiano suonerebbe come “accaparrare o rubare generi di prima necessità per sopravvivere, e di cui non si hanno i mezzi materiali per procurarsene”, locuzione che prende spunto dal nome del cardinale di Colonia Frings.
GIOVANNI INNAMORATI
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Capita spesso che ci sono parole di una lingua che non sono del tutto traducibili in un’altra se non attraverso parafrasi e non con una singola parola. Come insegnano i grandi linguisti, da Saussure e Hjelmslev, ogni lingua storica guarda e nomina la realtà in base all’esperienza storico-culturale del popolo che la parla. 

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C’è una parola tedesca, anzi un neologismo che ha festeggiato in questi giorni il suo 75esimo compleanno, che rende particolarmente evidente questi assunti della linguistica generale. Si tratta della parola “fringsen”, che in italiano suonerebbe come “accaparrare o rubare generi di prima necessità per sopravvivere, e di cui non si hanno i mezzi materiali per procurarsene”. Non male come parafrasi, il che aumenta la curiosità per come sia nata questa locuzione che, lo diciamo subito, prende spunto dal nome del cardinale di Colonia Frings.

Il cardinale Joseph Frings. Scultura di Kurt Arentz, 1998, Colonia.

Torniamo dunque indietro di 75 anni, e precisamente al capodanno del 1946. La grande città della Renania è un cumulo di macerie, e il morale della popolazione – come quello di tutti i tedeschi – è sottoterra. Alla vergogna di aver perso la guerra e di dover sottostare al governo delle potenze occupanti (Colonia in particolare era sotto amministrazione britannica) si aggiungeva l’onta del progressivo emergere delle nefandezze della Soluzione finale contro gli ebrei nonché le atrocità contro i civili commesse dalle truppe tedesche nei diversi teatri di guerra (episodi come Marzabotto erano avvenuti anche in altri paesi occupati). 

Oltre al morale a terra la popolazione viveva sulla propria pelle la mancanza di cibo, di carbone per riscaldare le case e cucinare, per di più in un inverno che era particolarmente severo. In molti usavano come legna da ardere i mobili, magari estratti dalle macerie delle case rase al suolo dai bombardamenti. Il mercato nero impazzava e molte famiglie avevano superato la soglia dell’indigenza.

Ma alla messa vespertina del 31 dicembre, nella chiesa di St. Engelbert, avvenne qualcosa che avrebbe avuto un seguito, sociale e linguistico. Il cardinale Joseph Frings, stava tenendo una omelia sui 10 comandamenti e giunto al settimo – non rubare – pronunciò delle frasi del tutto inaspettate:

Viviamo in tempi di tale miseria per il singolo che gli è consentito prendere ciò che è necessario per il suo sostentamento e la sua salute, anche in altri modi oltre al suo lavoro e alla richiesta di aiuto.

E qualche frase dopo aggiungeva l’invito a non dimenticare l’eventuale ristoro dei danni. L’affermazione, che fece sobbalzare le autorità britanniche, in qualche modo sdoganava alcuni comportamenti che finora erano stati sanzionati pesantemente dalle stesse autorità, come il furto di traversine di legno per accendere il fuoco in casa, o il furto di generi alimentari nei magazzini pubblici. Nacque così, inizialmente quasi ironicamente, il verbo “fringsen”, nel senso appunto di procurarsi in modo “informale” il necessario per vivere. Una parola che ancora vive, e non solo a Colonia. 

Negli archivi dell’Arcidiocesi di Colonia, alcuni storici hanno trovato il foglio degli appunti di quella omelia. La grafia, molto stretta e appuntita, risulta difficilmente leggibile oggi e tuttavia dimostra che quelle parole pronunciate davanti alla chiesa di St. Engelbert, erano state meditate e non erano il frutto di una improvvisazione emotiva.

il foglio degli appunti dell’omelia del cardinale Frings.

Questo elemento induce a una riflessione che ci porta ai nostri giorni. In quel periodo post bellico, i vescovi e i prelati cattolici (si ricordi p. Rupert Meyer a Monaco) anche per la loro opposizione al nazismo avevano una autorità morale altissima, tale da essere effettivamente i rappresentanti della popolazione civile davanti alle potenze occupanti nella Germania Ovest (Francia, Gran Bretagna e Usa), che a loro volta rispettavano e tenevano in conto le richieste e le esternazioni di questi prelati. Una autorità morale proseguita durante i decenni della ricostruzione e dell’ascesa della Repubblica federale.

Oggi tale autorità morale è decisamente scomparsa. Qualche giorno fa lo storico amburghese Thomas Großbölting ha osservato che le due maggiori Chiese tedesche, la Cattolica e la Luterana, hanno perso non solo fedeli ma anche e soprattuto il “capitale morale”, un capitale che anche i non cristiani gli assicuravano “ampiamente”, ma che è stato eroso dallo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero. Una caduta di autorità, aggiungo io, dovuta anche al venir meno di grandi figure di spessore, teologico e politico, come da ultimo il cardinal Karl Lehmann, morto nel 2018.

“Fringsen”, l’umanità in una parola ultima modifica: 2022-01-06T17:15:55+01:00 da GIOVANNI INNAMORATI
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