De Giovanni su D’Alema e Renzi. Un articolo che mette a disagio

A proposito di un recente intervento del filosofo napoletano su “Il Riformista”.
RENZO SCARPA
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Biagio De Giovanni, sul Riformista, interviene sul rientro di D’Alema nel Pd e lo fa al suo solito modo, tagliando con una accetta molto ben affilata i fatti e i personaggi.

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L’assoluta deferenza verso questa grande persona, porterebbe istintivamente a prendere atto di quel che dice e a farne bagaglio politico, ma la ragione ricorda che il riconoscimento del valore del pensiero passa, soprattutto, per il suo dibattito. 

Così come ricorda che si deve rispondere a tono anche a Biagio De Giovanni che, lo sappiamo, è una persona molto decisa e senza peli sulla lingua e non sarebbe ancora vivo, e in grado e voglia di scrivere un simile articolo, se non fosse quello che è. 

A novant’anni spero di avere lo stesso spirito.

È a partire da queste considerazioni che valuto il suo intervento, in cui addossa a D’Alema quasi tutte le colpe della sinistra ed esalta Renzi, (ma lo ha sempre fatto), quale nuovo e fulgido riformista, salvatore della democrazia italiana.

A questo punto si sarà già capito che non sono completamente d’accordo con lui, anche se sto cercando di mettere insieme tutti i motivi per evitare di usare il suo stesso metodo che sembra quello di sparare a palle incatenate, verso le persone e le cose che detesta sul piano politico, caricando sulle loro spalle tutte le colpe e i demeriti della storia italiana degli ultimi cinquant’anni e forse più.

Faccio un solo esempio, di questo suo modo per me sbagliato di leggere le cose (mia personalissima opinione) riprendendo quello che scrive nel finale dell’articolo:

Ma torniamo a Renzi. Sarebbe sufficiente ricordare il Referendum del 2016, fallito anche per l’opposizione più o meno nascosta del Pd, per giudicare la sua capacità di innovazione… E mica male, anche se non riuscito, fu il suo tentativo per la costruzione di un nuovo centro politico.

Ora, a me hanno insegnato che se perdi una gara (il referendum è stato impostato da Renzi come una gara contro il resto del mondo politico italiano), è perché i tuoi avversari sono più veloci di te oppure, e molto più semplicemente, tu sei più lento di loro, nel senso che puoi perdere anche contro avversari non così temibili se vali meno di loro.

Renzi, all’epoca, era presidente del Consiglio e segretario del Pd, che aveva il quaranta dei voti, ed è riuscito a perdere ugualmente. Dare la colpa agli altri è come fare un salto mortale carpiato all’indietro con avvitamento finale.

Aggiungo che se sei presidente del Consiglio e segretario di un partito con il quaranta per cento dei voti, devi essere proprio scemo per pensare di distruggere (rottamare) quello che hai per costruire qualcosa che, forse, nessuno aveva e ha ancora capito. 

Tutto ciò, evitando accuratamente di pensar male. 

A dire il vero, un po’ di tempo fa, lo stesso De Giovanni pensava cose diverse e dichiarava:

Renzi ha fatto una grande operazione politica (io so che cosa è stato il Partito comunista in Italia), però poi è stato abbacinato dal successo. Forse dovrebbe ricostruire quei ponti che ha distrutto, rappresentati da quelle mediazioni sociali che ha sbaraccato, ma senza le quali non si riesce a campare politicamente. No, nemmeno con il plebiscitarismo governativo si va avanti.

Biagio De Giovanni ritratto da Riccardo Mannelli (da la Repubblica)

Se non è una critica, questa, alla rottamazione, l’azione più forte che Renzi ha messo in campo, cos’è? 

Insomma, l’articolo mi mette a disagio, perchè mi sembra esagerato il giudizio su D’Alema e anche sul Pci, Pds, Ds, Pd per non dire su tutta la sinistra.

Di D’Alema penso che sia dotato di una intelligenza politica superiore, ma che abbia perso troppe battaglie per poter aspirare a ruoli e incarichi importanti. 

Se la sinistra vuole governare questo Paese deve vincere le elezioni e abbandonare definitivamente l’idea che il ruolo di opposizione sia determinante ai propri fini. 

Non mitiga il giudizio la consapevolezza che alcune di queste battaglie, il nostro Massimo,  le abbia perse per eccesso di onestà intellettuale come quando, da presidente del Consiglio, interpretò le elezioni regionali, perse dalla sinistra, come referendum su sé stesso e sulla coalizione di governo e si dimise. 

Sbagliò clamorosamente dato che, In Italia, tutto si può fare eccetto che legare le elezioni amministrative a quelle politiche. 

Sono altrettanto convinto che abbiamo bisogno di tutti per vincere contro la coalizione di destra che si sta formando e non possiamo pensare di escludere e rottamare le persone come aveva intenzione di fare proprio Matteo Renzi.

Quindi, saluterei positivamente il superamento della frattura che si è creata con la fuoriuscita dei Compagni dal Pd che, a loro volta, si sono frantumati in troppe sigle.

Non fosse altro per il fatto che aver lottato per la trasformazione del Pci e vederlo mutato nell’imitazione della Democrazia cristiana è un colpo un po’ troppo pesante da sopportare.

Immagine di copertina: Biagio De Giovanni al Festival della Politica, Mestre, 2018

De Giovanni su D’Alema e Renzi. Un articolo che mette a disagio ultima modifica: 2022-01-10T17:59:26+01:00 da RENZO SCARPA
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