Il Guerino, centodieci anni di uno splendido guerriero

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Compie centodieci anni il mitico Guerin Sportivo, che nacque vestito di verde il 4 gennaio 1912 in quel di Torino e da allora non è più uscito dalle nostre vite e dal nostro costume nazionale. Centodieci anni nel corso dei quali ne ha visti e raccontati di eventi, dimostrandosi sempre lungimirante, attento ai cambiamenti, pronto alle sfide, al passo coi tempi ma capace anche di ricordare, conservare la memoria di ciò che è stato e mescolare, con rara maestria, passato, presente e futuro. Avere fra le mani il Guerino, quando uscivamo da scuola, era un modo per guardare all’oggi e pensare al domani, per coltivare il duplice sogno di seguire lo sport e di raccontarlo, specie se si considera che i nostri mezzi tecnici erano inversamente proporzionali alla passione.

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Meglio scrivere, dunque, e da lì sono nate alcune delle nostre scelte professionali. Parlo al plurale non per improvvisa megalomania ma perché sono certo di interpretare i sentimenti di molti colleghe e colleghi, non certo solo di coloro che si occupano abitualmente di sport. Il Guerino di Cucci, quello di Bartoletti, quello di Grassia, quello di Aloi, quello di Marani e molti altri ancora. Tutti i direttori hanno avuto uno stile che si è lasciato riconoscere e apprezzare col passare dei numeri e dei mesi: chi più, chi meno, ma nessuno, almeno finora, e siamo sicuri che non accadrà mai, ci ha indotto a lasciarlo in edicola.

In tempi recenti, per far fronte alle nuove tendenze di un mondo che ha sempre meno amore per la carta e per la lettura, il Guerino si è reinventato mensile, da settimanale che era, e si è perfezionato nell’approfondimento, accrescendo, se possibile, la qualità degli articoli e delle riflessioni, regalandoci ritratti inimitabili di campioni e squadre che abbiamo amato o che risalgono a ere ormai lontane e arricchendosi di rubriche, contributi significativi e interviste destinate a fare scuola. E noi siamo ancora qui, ormai adulti ma ancora capaci di sognare, almeno per novanta minuti o per il tempo necessario alla lettura del nostro mensile imprescindibile, il tempo di tornare un po’ bambini, di scorrere quelle pagine e avvertire un nodo alla gola, tanta è la nostalgia che sono in grado di emanare. Il Guerino, da quando è nato, ha sempre dispensato meraviglia a buon mercato.

Ha raccontato oltre un secolo di calcio e di sport e non si è mai lasciato ammaliare dalla retorica stucchevole, dalle mode del momento e dalle predicazioni moderniste che tanti danni hanno arrecato al calcio e allo sport nel loro insieme. Ci è stato compagno e continua a esserlo. Ci ha saputo prendere per mano e lo abbiamo sentito sempre vicino. Se dovessi citare un episodio della mia vita professionale legato alle sue pagine, non avrei alcun dubbio: provai un immenso orgoglio quando Giovanni Del Bianco segnalò, nella rubrica dedicata ai libri, il mio romanzo sulla storia della Juventus. Centodieci anni e continuiamo a volergli bene, a collezionarlo e a sperare che il nostro futuro possa essere migliore. Proprio come facevamo da bambini e da ragazzi, quando su quelle pagine apprendevamo la vita per poi metterla in pratica. 

P.S. Il mio pensiero non può che andare a Davide Astori, che ha da poco compiuto trentacinque anni. Ne parlo al presente perché Davide sarà sempre con noi, con indosso la sua maglia numero 13.

Il Guerino, centodieci anni di uno splendido guerriero ultima modifica: 2022-01-10T17:15:45+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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