Sul diritto al voto Biden si gioca tutto

Il presidente democratico sostiene la riforma dell’ostruzionismo per l’approvazione della legislazione che estende il diritto al voto. Ma le associazioni per i diritti civili sono scettiche. I democratici infatti non hanno una maggioranza sicura per cambiare le regole procedurali del Senato.
MARCO MICHIELI
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Ieri ad Atlanta, in Georgia, il presidente Biden ha richiesto ufficialmente ai senatori un cambio alla regola del filibustering – l’ostruzionismo – per poter approvare la legislazione sul diritto al voto. Sotto la pressione della loro stessa base, i democratici affronteranno quindi nelle prossime settimane un primo test sulla loro capacità di mantenere le promesse, dopo mesi di lotta per tenere uniti tutti i cinquanta senatori democratici. All’orizzonte le elezioni di metà mandato che potrebbero consegnare la maggioranza della Camera e del Senato ai repubblicani.

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Biden ha utilizzato parole molto dure nel suo intervento, legando la riforma dell’ostruzionismo e l’approvazione della legislazione sul diritto al voto alla minaccia alla democrazia americana rappresentata dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio del 2021. Ha anche paragonato ai segregazionisti del passato tutti coloro che sostengono quelle regole che a livello statale frappongono degli ostacoli al diritto di voto. “L’ostruzionismo è diventato un’arma ed è stato abusato”, ha continuato Biden, “per creare un Senato dove ci sono cinquanta presidenti”. Per Biden la soluzione è evitare che una minoranza di senatori possa bloccare l’approvazione della legislazione.

I prossimi giorni, quando queste leggi verranno votate, segneranno un punto di svolta in questa nazione. Sceglieremo la democrazia sull’autocrazia, la luce sull’ombra, la giustizia sull’ingiustizia? Io so da che parte sto. E quindi la domanda è: da che parte starà l’istituzione del Senato degli Stati Uniti?

La legislazione sul diritto di voto di cui parla Biden è composta da due disegni di legge: il Freedom to Vote Act e il John Lewis Voting Rights Advancement Act.

Il Freedom to Vote Act è una versione ridotta del For the People Act, che i democratici avevano presentato senza successo nel 2019, quando avevano vinto le elezioni della Camera, e ripresentato nel 2021, bloccato poi al Senato dall’ostruzionismo repubblicano. Il nuovo disegno di legge contiene una serie di innovazioni per il sistema politico americano. In particolare, espande la registrazione degli elettori (per esempio, stabilisce la registrazione automatica e nello stesso giorno a livello federale) e l’accesso al voto (per esempio, regole federali per il voto per posta e il voto anticipato); limita la rimozione degli elettori dai registri elettorali; stabilisce che il giorno delle elezioni sia festivo; stabilisce il diritto al voto per individuo condannato per un reato penale; definisce dei criteri per la creazione dei collegi elettorali, oggetto delle pratiche di gerrymandering. In ottobre, l’ultima volta che il disegno di legge è stato preso in considerazione dal Congresso, i repubblicani del Senato hanno fatto ostruzionismo.

Il John Lewis Voting Rights Advancement Act, dal nome del deputato e leader dei diritti civili morto nel luglio del 2020, punta invece a ripristinare alcune protezioni del Voting Rights Act del 1965 che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha eliminato nell’ultimo decennio. La legge del 1965 ha cercato nel tempo di garantire il diritto di voto alle minoranze razziali in tutto il paese, soprattutto nel sud, attraverso la procedura di pre-clearance. Grazie a questa, gli stati del Sud fino al 2013, anno della sentenza della Corte Suprema, avevano bisogno del permesso del governo federale per modificare le leggi legate alle elezioni. Il nuovo disegno di legge ripristina questi controlli. La Camera ha approvato il John Lewis Act nell’agosto 2021, ma ancora una volta al Senato la proposta di legge ha incontrato problemi con l’ostruzionismo.

Nonostante il discorso di Biden, le associazioni per i diritti civili hanno però espresso molto scetticismo. Numerosi esponenti del movimento per il diritto al voto non hanno partecipato all’evento pubblico di Biden. Non solo i leader di Black Lives Matter hanno preferito non essere presenti, ma anche movimenti come New Georgia Project, l’Atlantic Labor Council, l’Asian American Advocacy Fund e il capitolo di Atlanta di Asian Americans Advancing Justice. Le ragioni di queste assenze sono legate alla scarsa fiducia nella capacità di Biden di far approvare queste leggi in un anno elettorale decisivo. Soprattutto nella sua capacità di riformare la procedura dell’ostruzionismo che al Senato blocca le due leggi. 

John Lewis, deputato e leader dei diritti civili morto nel luglio del 2020

Il filibustering o ostruzionismo è una pratica consentita dal regolamento del Senato dove non esiste un limite temporale alla discussione su un disegno di legge. In teoria il dibattito potrebbe andare avanti ininterrottamente, bloccando qualsiasi voto. Per aggirare questo rischio, esiste la possibilità che sessanta senatori (su cento) votino per la chiusura del dibattito. Inizialmente questa regola aveva lo scopo di aiutare il Senato a funzionare più agevolmente. Ne è risultato l’esatto opposto: l’ostruzionismo è diventato uno dei maggiori ostacoli alla legislazione, incredibilmente facile da usare. Soprattutto dagli anni Settanta in poi.

Fino ad allora infatti, per impedire l’approvazione di una legge i senatori dovevano effettivamente parlare in aula per impedirne l’approvazione. Una volta terminato l’intervento di ostruzionismo – c’è chi ha parlato per quasi ventitré ore – si passava al voto. Ma, appunto tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, per permettere ai lavori parlamentari di andare avanti mentre i senatori aspettavano la fine dell’ostruzionismo, il Senato a guida democratica cambiò le regole. Da quel momento in poi, i senatori potevano innescare un ostruzionismo semplicemente annunciando di voler bloccare una legge. Oggi 41 senatori possono impedire a una legge di avanzare, senza nemmeno che la legge arrivi in aula.

All’inizio della sua presidenza, Biden ha esitato a cambiare le regole sull’ostruzionismo, nonostante le pressioni da parte dell’ala progressista del partito. Il presidente è un ex senatore ed è stato un sostenitore della procedura per decenni. Biden infatti ne ha sempre lodato la capacità di favorire l’approvazione bipartisan dei disegni di legge, poiché la procedura obbliga i partiti a trovare un accordo. Tuttavia in quest’ultimo anno, nonostante il presidente democratico si fosse presentato al voto proprio sottolineando la sua capacità di raggiungere accordi in Senato, Biden ha cambiato idea di fronte all’opposizione repubblicana alla legislazione sul diritti al voto.

Il presidente però non può modificare il regolamento del Senato, atto che spetta invece all’istituzione stessa. Nei mesi precedenti, diversi senatori democratici avevano espresso la loro preoccupazione sulla riforma dell’ostruzionismo. Tra questi vi sono la senatrice democratica dell’Arizona, Kyrsten Sinema, e il senatore democratico della West Virginia Joe Manchin.  Nel tentativo di convincere i due senatori democratici, un gruppo di senatori moderati ha cercato di trovare il consenso su una riforma dell’ostruzionismo. I democratici stanno valutando diverse idee, compresa la creazione di un’esenzione dall’ostruzionismo per la legislazione sul diritto al voto, ma lasciandolo intatto per le altre leggi. Manchin e Sinema sono sembrati scettici anche rispetto a questa deroga.

Biden in ogni caso per far passare qualsiasi riforma all’ostruzionismo ha bisogno dei due senatori. Il modo più diretto per eliminare l’ostruzionismo è quello di cambiare formalmente le regole del Senato, ma bisogna aggirare – ovviamente – l’ostruzionismo. Quindi, il metodo più probabile – e complicato – è quella della famosa “opzione nucleare”: creare un nuovo precedente al Senato per applicare la regola del voto a maggioranza a casi particolari. È successo nel 2013 e nel 2017, quando prima i democratici e poi i repubblicani l’hanno utilizzata per terminare il dibattito sulle nomine giudiziarie. 

È la presenza di tutti questi ostacoli che ha spinto alcune importanti associazioni per i diritti civili a non partecipare all’evento di Biden. Pensano sia più una tattica per dimostrare l’interesse dei democratici per il tema ma senza grande possibilità di realizzazione. Un tentativo, probabilmente, di cercare di mettere in difficoltà i senatori democratici moderati che ostacolano anche l’approvazione della legislazione sociale di Biden. Un’arma spuntata, però, perché il presidente, che normalmente è il leader del suo partito, non conta su una salda maggioranza democratica al Senato. 

Meglio però farsi cogliere dai propri elettori nel tentativo – difficile – di approvare la legislazione sul diritto al voto che non fare nulla. Anche se potrebbe verificarsi l’opposto di quel che i democratici forse si attendono. Una smobilitazione dell’elettorato – soprattutto Afro-Americano e delle minoranze – proprio in occasione delle elezioni di Midterm che potrebbero segnare la fine della prima parte del mandato di Biden. E mandarne in soffitta l’agenda politica “progressista”, con notevoli ripercussioni interne ai democratici, aprendo una nuova fase per un presidente ostaggio di un Congresso repubblicano, nel quale l’ala trumpiana del partito potrebbe contare non poco.

Sul diritto al voto Biden si gioca tutto ultima modifica: 2022-01-12T20:06:34+01:00 da MARCO MICHIELI

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