Quirinaliadi

L’autocandidatura di Berlusconi tiene banco e appare ancora poco comprensibile il percorso a ostacoli che Mario Draghi, a cui il Colle fu sempre caro, dovrà percorrere. E dove il solo antagonista istituzionale per la presidenza della Repubblica potrebbe essere il presidente in pectore della Consulta, Giuliano Amato.
ASJA LACIS
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Le Quirinaliadi sono iniziate da tempo e i villaggi Olimpici di Montecitorio e Palazzo Madama sono in fermento. Ma, perché cotanto fermento se la medaglia d’oro andrà a Mario Draghi? Perché la sua “autocandidatura” in conferenza stampa? E quali altri villaggi Olimpici risultano particolarmente interessanti in questa fase?

Mario Draghi è il deus ex machina della penisola per indiscutibili competenze e un accorto accreditamento mediatico, nelle vesti di un presidente del Consiglio dal profilo integerrimo che governa senza utilizzare il cosiddetto “pugno di ferro”, in quanto privo di opposizione negli emicicli, fatta eccezione per quella fittizia di Fratelli d’Italia e che – allo stato attuale – avrebbe come unico reale antagonista Silvio Berlusconi.

La candidatura di Silvio Berlusconi, però, non è credibile, così come lascia lo spazio che trova il susseguirsi di vertici del centrodestra a tal proposito: Berlusconi sta assolvendo alla funzione logica di portatore d’acqua al mulino Draghi, dato che fra i due vi è un sodalizio profondo iniziato con la nomina del secondo a presidente della Bce, sostenuta a spada tratta dall’allora presidente del Consiglio, il buon Silvio Berlusconi, ora candidato presidente della Repubblica, i vantaggi della cui candidatura di paglia sarebbero la riabilitazione sociale agli occhi del paese dopo le sue vicende personali e giudiziarie, la possibilità di divenire il fulcro di qualsivoglia mediazione politica nel centrodestra in tema di legge elettorale e prossimo governo, rispettivamente le medaglie d’argento e di bronzo delle Quirinaliadi, nonché di divenire il punto di incontro tra due livelli di interlocuzione politica, finora su binari paralleli.

Silvio l’aveva già fatto in passato, invitando alla sua tavola Matteo Renzi, poi autonomo sotto questo profilo, e ora continua a farlo nel centrodestra, invitando perfino il nostro atleta di voga alla veneta Gigio (Brugnaro), il quasi nazionale che – pare – si sia lanciato in un contraddittorio con la surfista Giorgia Meloni, rivendicando la bontà di una legge elettorale proporzionale, tale da permettergli di eleggere qualche parlamentare “di fiducia” in Veneto o in Calabria, unica regione nella quale sia stato nominato il gruppo dirigente locale della sua “Coraggio Italia”.

Il nostro buon Gigio è riuscito a rimediare un invito alla tavola di Silvio Berlusconi, intuendo che sarebbe servito sostenere la candidatura di Draghi e accusare pour parler Silvio di essere divisivo (recente intervista), forse con la speranza di “imbucarsi” al party più esclusivo dell’anno, denominato l’elezione del presidente della Repubblica.

Ma perché costruire tanta suspence su questa festa celebrativa quando l’ospite d’onore è già noto da tempo? Per dirla con Almodovar, perché “Silvio, Gigio e le ragazze del mucchio” non vi possono partecipare pubblicamente, da subito e tutti assieme? In fin dei conti, il sostegno a Mario Draghi importerebbe il plauso di una maggioranza assoluta degli italiani.

A scanso di equivoci, le “ragazze del mucchio” non sono le uniche candidate plausibili alla presidenza della Repubblica, vale a dire il ministro Cartabia e la presidente Casellati, così come occorre precisare che il Partito democratico non rientra nella lista degli invitati a questa festa esclusiva, presentandosi senza un dress code adatto, per cause di forza maggiore, nel senso che il pluripremiato atleta del centrosinistra, Paolo Gentiloni, non ha potuto partecipare alla competizione per non annichilire la compagine italiana nelle istituzioni europee, peraltro facendo un passo indietro degno di rispetto sotto il profilo istituzionale e personale. Da questa competizione è stato escluso anche un altro atleta di lungo corso, ufficialmente nel villaggio olimpico Pd, ma outsider, il sempre verde Pierferdinando Casini che ha gettato la spugna ancor prima di iniziare, sebbene sia stato l’ideologo del progetto politico del “grande centro”, come ebbe ad imitarlo Neri Marcorè.

Quindi, la domanda circa il vincitore delle Quirinaliadi è ampiamente evasa, ma appare ancora poco comprensibile l’inutile percorso a finti ostacoli che il nostro atleta dovrà percorrere, dove il solo antagonista istituzionale per la presidenza della Repubblica potrebbe essere il presidente in pectore della Consulta, Giuliano Amato.

Gli amici del programma televisivo Propaganda live ebbero ad analizzare in più occasioni la polivocità del linguaggio della politica italiana, a iniziare dal discorso del senatore Riccardo Nencini durante il voto di fiducia al governo Conte, dove il parlamentare chiamava all’adunata uomini volenterosi che avrebbero dovuto edificare muri per creare nuovi orizzonti nello scenario politico italiano. Ma, questa lettura, appare troppo fantasiosa e poco applicabile alle Quirinaliadi.

Per i curiosi lettori di ytali, si mostra di difficile comprensione, seppure formalmente perfetta, la lectio purista di Fabrizio Rondolino nell’articolo “Draghi, what else”, nel quale l’Italia sembra costituita da ligi ingegneri che creano percorsi tanto netti da far invidia a Ippodamo di Mileto.

Ora, tra muratori e ingegneri è un bel dibattere, senza trovare alcuna risposta alla domanda iniziale circa l’autocandidatura di un presidente del Consiglio che starebbe già facendo il trasloco al Quirinale, stando agli umori dei cittadini, della politica e dell’accreditamento internazionale.

Tra un piatto di sarde in saór e un pezzetto di ‘nduja, più modestamente attendiamo una risposta dal nostro Gigio quasi nazionale, appassionatamente lo seguiremo per vedere se riuscirà a entrare nella lista degli invitati al banchetto del settennato o se gli cadrà in sorte un dicastero, magari quello del lavoro, come va dicendo da tempo.

Quirinaliadi ultima modifica: 2022-01-16T20:13:51+01:00 da ASJA LACIS

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