Il cambio di paradigma nella chiesa di Francesco

RICCARDO CRISTIANO
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Gli abusi di cent’anni fa o di settant’anni fa, diciamo “è una brutalità”. Ma il modo come lo vivevano loro non è lo stesso di oggi: c’era un’altra ermeneutica. Per esempio, nel caso degli abusi nella Chiesa, il coprire, che è il modo che si usa – purtroppo – nelle famiglie, anche oggi, nella grande quantità delle famiglie, nei quartieri, cercare di coprire, noi diciamo “no, non va questo, dobbiamo scoprire”. Ma sempre interpretare un’epoca con l’ermeneutica dell’epoca e non con la nostra. 

Queste parole di papa Francesco sono molto importanti e vanno lette con attenzione sebbene essendo state pronunciate a braccio vadano capite in modo onesto e non da Azzeccagarbugli. Non c’è nessuna novità per ciò che riguarda l’abuso sessuale nei confronti di minori in sé e per sé, non esiste un’ermeneutica per cui il fatto di ieri era meno grave di oggi. Piuttosto va detto e riconosciuto che ieri si copriva con convinzione per salvaguardare il buon nome dell’istituzione. Questo sembrava un criterio non in discussione. È così? Io credo di sì. Ma allora bisogna capire cosa è cambiato, quale fosse l’ermeneutica e quale stia diventando la nuova. 

Le riforme, soprattutto quelle culturali, non si fanno dalla mattina alla sera, richiedono tempo. La più grande riforma avviata dal Concilio è stata quella di tornare alla Chiesa del popolo di Dio. La Chiesa da secoli aveva finito con l’identificarsi con la Chiesa del clero, dei sacerdoti, dei consacrati. Erano loro la Chiesa. Quindi la sua cultura era il clericalismo. Non è stato così da sempre, ma è stato così per molto, moltissimo tempo. L’imperatore Costantino poi era un non credente che presiedeva i concilii della Chiesa! Essendosi convertito in punto di morte difficilmente si potrà negare che sia stato così. Il rapporto con il potere politico-imperiale fondava la Chiesa e la Chiesa fissava il suo paradigma non più sull’asse Gesù-Apostoli-Popolo, cioè Gesù-vescovi-credenti, ma sull’asse Gesù-papa-clero. 

Il Papa a Lesbo

La riforma conciliare è stato soprattutto un addio al costantinismo. Non tanto per Costantino in sé, ma soprattutto per quel che è seguito, con tanto di religione di Stato e molto altro. Quella scelta portò a una forma per cui la Chiesa si riteneva la societas perfecta. Cosa vuol dire? Eccone un’autorevole definizione tratta dall’Enciclopedia Treccani:

Non solo societas sovrana di fronte al potere politico che ne pretendeva invece la sottomissione, ma anche societas superiore al potere politico statale, in quanto titolare di un potere spirituale superiore a quello temporale degli Stati moderni assoluti o liberali.

Questa societas era indissolubilmente legata alla impossibilità di metterne in discussione l’assolutezza e quindi la forma gerarchica: il papa, poi i vescovi, poi i consacrati, punto. Le sue verità erano verità assolute, valide per tutti. 

Il Concilio, capovolgendo gli altari, ha creato un’altra Chiesa, la Chiesa in cui non è più il sacerdote colui che celebra, da solo, dicendo ai fedeli quale sia la Via della Verità: no. L’altare è una mensa eucaristica attorno alla quale tutti concelebrano. 

In questa nuova Chiesa è chiaro che se un consacrato sbaglia, il resto del popolo di Dio, che è parte della Chiesa come e quanto lui, si ribella, lo denuncia, lo mette fuori. Nell’altra questo era impossibile. La Chiesa erano loro, i consacrati, e loro erano i depositari della Verità. Dunque denunciarne uno era denunciarli tutti, in quanto loro erano, unitamente, i veri componenti l’istituzione, anzi, l’Istituzione. 

Ora papa Francesco ci dice che bisogna giudicare secondo l’ermeneutica del tempo. Vuol dire che il tempo è cambiato! La Chiesa di cui ci parla rifiuta l’insabbiamento perché rifiuta il clericalismo e la sua concezione dell’obbedienza e del potere. 

Nella nuova Chiesa-popolo di Dio le vittime degli abusi sono parte del corpo ecclesiale che viene abusato; “noi siamo Chiesa”. Questa società è perfetta in un altro senso, nella sua apertura, non nella sua chiusura, nella sua rappresentazione orizzontale, non verticale. È una Chiesa orizzontale, che quindi vive nella storia, nel mondo, quindi anche con chi non è in essa, lo riconosce, discute con lui, non si impone nella sua perfezione autoreferente e chiusa. In questa Chiesa tutti sono ministri, come i sacerdoti. I lettori e le lettrici, i catechisti e le catechiste, tutti sono ministri di questa Chiesa, come i chierichetti, i diaconi e presto si spera le diaconesse, come era all’origine. 

Cambiando la Chiesa, il suo corpo, la sua sostanza, cambia anche il potere e l’obbedienza. L’obbedienza non è più al superiore, al numero chiuso, ma a Dio e comunque alla propria coscienza. L’abuso comincia con l’abuso di potere, con il clericalismo e le sue devianze, poi arriva ad altre e più grave forme. 

Queste ermeneutica impone un discorso nuovo. Difendere l’Istituzione è difendere tutti i battezzati, quindi soprattutto chi da battezzato nella sua Chiesa è stato vittima di protervia e di abuso. 

Questa Chiesa offrirebbe anche alla società un’idea diversa di sé. Per esempio: le diocesi che ordinano inchieste sul proprio passato indicano ai parlamenti la via di indagini proprie sui comportamenti degli eletti, nel nome dei diritti non loro ma degli elettori. Non è così che le Istituzioni possono tornare a essere “la casa di tutti”?

Fare questo cambio di paradigma vuol dire anche accettare di aver sbagliato tutto. Il vero errore commesso nei decenni passati non è stato solo quello dell’omertà, ma anche quello di aver rotto l’omertà attribuendo l’errore alla “rivoluzione sessuale”, alle aperture degli anni Settanta. Dunque sarebbe l’epoca “libertina” e liberale la causa degli abusi. E invece i rapporti dimostrano il contrario. Nella Chiesa degli anni Sessanta, quella tetragona, rigida, inflessibile, gli abusi erano già molto diffusi, e taciuti. La Chiesa rigida, quella dei miti preconciliari, abusava e taceva. Non è stato pertanto il libertinismo, l’apertura, la causa di tutto. Ma proprio quel modello di Chiesa chiusa, clericale, rimasto nella testa di molti anche dopo. Se la frase citata all’inizio di papa Francesco indica questa consapevolezza e necessità, per la Chiesa sarebbe un cambio d’epoca, di paradigma, e per le vittime una speranza: aver non solo sofferto, ma anche aiutato quella Chiesa a capire e voltare pagina, chiedendogli davvero scusa. 

Immagine d’apertura: Sanificazione in corso a San Pietro

Il cambio di paradigma nella chiesa di Francesco ultima modifica: 2022-01-26T19:52:37+01:00 da RICCARDO CRISTIANO
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