S.O.S. San Marco

Sconcertante e problematica la situazione dei lavori per la messa in sicurezza della Basilica: come partecipare a un gioco dell’oca infinito, si torna sempre alla casella di partenza sovraccaricati di nuovi inaspettati problemi. Problemi irrisolti di cui abbiamo parlato con il Procuratore Alberto Tesserin.
BARBARA MARENGO
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Sconcertante e problematica la situazione dei lavori per la messa in sicurezza della Basilica di San Marco a Venezia: come partecipare a un gioco dell’oca infinito, si torna sempre alla casella di partenza sovraccaricati di nuovi inaspettati problemi. Problemi irrisolti che, secondo Carlo Alberto Tesserin, Primo procuratore di San Marco, datano dalla disastrosa acqua alta del novembre 1966, in un crescendo di emergenze ed eventi drammatici che in quasi sessant’anni hanno contribuito a rendere la Basilica un monumento sempre più fragile. Dopo sette anni di impegno per la tutela di San Marco (con quanto di spirituale, storico, artistico vi sia contenuto) e dopo vari interventi interni ed esterni che sono valsi alla Procuratoria il recente Premio Torta per il restauro, Tesserin parla dello stallo attuale come una serie di “problematiche burocratiche incredibili” che impediscono di terminare “i lavori indispensabili per salvare la Basilica”.

Maledetti noi se non salveremo San Marco
di Franco Miracco

La Procuratoria con i suoi circa cento dipendenti continua delicate operazioni di restauro (come nel nartece e le colonne, i mosaici di pavimenti e volte). Oggi i (pochi) veneziani e i (pochi) turisti si trovano in piazza San Marco di fronte al magnifico manufatto circondato da un’alta rete metallica che racchiude un cantiere: una larghezza di una decina di metri dal fronte della Basilica, sui tre lati, cantiere con scavo per la posa di una barriera di calcestruzzo, guaine e barriera in vetro alta 130 centimetri, un intrico di passarelle, materiale edile, grovigli di tubi di plastica. Progetto controverso, da molti giudicato inopportuno e ostacolo alla vista dell’intera Basilca, ma l’unico possibile per adesso per tutelare la grande Chiesa: per ora un cantiere dove nessun operaio lavora dal mese di ottobre scorso.

Come mai? Vediamo di riavvolgere il filo assai contorto che avvolge l’antichissima Basilica e che parte dall’obiettiva e improcrastinabile tutela dell’area marciana dalle acque alte, che si allaga quando la marea supera di poco gli ottanta centimetri. Una delle zone più basse di Venezia e più ricche di storia e di arte, che dall’alluvione del 1966 dovrebbe essere tutelata da Legge Speciale e ora dal Mose, le cui paratie vengono però alzate quando l’acqua si prevede arrivi a 130 centimetri sul medio mare. Legge speciale antica, emanata nel 1973 e oggetto di nuove proposte adeguate ai tempi, che giace invero alla Camera dei deputati in attesa di essere aggiornata da competenti commissioni che latitano. 

Cantiere esterno per lavori protezione della basilica marciana dalle medie acque alte © Andrea MEROLA

Intanto cosa è successo a Venezia? Rapidamente: il Consorzio Venezia Nuova dal 1982 lavora a Venezia per la salvaguardia della Laguna, e tra scandali, lentezze, corruzioni ha messo in funzione dall’ottobre 2019 il Mose alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Per quel che riguarda l’area marciana, nulla è stato fatto, nemmeno dopo i disastrosi eventi degli ultimi anni: l’acqua alta dell’ottobre 2018 (per sedici ore la Basilica restò sommersa dall’acqua che invase nartece e navate), l’aqua granda del novembre 2019 che richiamò in Laguna le più alte cariche dello Stato, dal presidente del consiglio Giuseppe Conte a un defilé di ministri e sottosegretari corredati di promesse sotto l’onda mediatica ed emozionale che allarmò il mondo intero.

Il cantiere esterno per lavori protezione della basilica marciana dalle medie acque alte allagato, 5 ottobre 2021. © Andrea MEROLA

Dopo il convegno indetto dalla Procuratoria nell’aprile 2019 che, di fronte alle più alte istituzioni dello Sato, lanciò un allarme sullo stato della Basilica, tra un’aqua granda e l’altra sopravvenne la pandemia, emergenza che cancellò e condiziona tutt’ora la vita del paese. Ma l’acqua alta a Venezia soprattutto in area marciana e nonostante il Mose, non dà tregua: prende allora avvio il progetto della Procuratoria, da molti messo in discussione per le barriere di vetro considerate impattanti, sovvenzionato dal Ministero dei Beni Culturali per quattro milioni di euro e per un milione dalla Regione Veneto. Niente fondi dal Comune di Venezia né dallo Stato ai quali erano stati chiesti rispettivamente due milioni e settecentomila euro e quattro milioni di euro. Il progetto dell’ingegner Daniele Rinaldo e dell’architetto Mario Piana è stato approvato dalla Sovrintendenza locale e con “marginalità” da quella centrale.

Il Consorzio Venezia Nuova fa il capofila dei lavori, e assegna l’incarico a due ditte, Kostruttiva e Rossi Renzo, che in pochi mesi avrebbero dovuto approntare la barriera di vetro: nel frattempo viene sospesa Cinzia Zincone, Provveditore al Mose, e si fermano i lavori al perimetro della Basilica per bizantinismi burocratico-finanziari. Le due ditte reclamano il pagamento di 600.000 euro, che sono depositati presso la Banca d’Italia e qui bloccati perché manca la fideiussione e in caso di fallimento del Consorzio Venezia Nuova non sarebbe garantito il pagamento delle ditte stesse. Quindi i soldi ci sono, ma non possono essere erogati, per una serie di cavilli e di argomentazioni molto arzigogolate. Quello che sconcerta è il modo: Venezia e la Basilica sono ostaggio ancora una volta della burocrazia selvaggia. Forse Ilaria Bramezza, da poco nominata coordinatrice dei Provveditorati alle Opere pubbliche, riuscirà a tagliare le maglie sempre più inestricabili della trama che avvolge la Basilica di San Marco.  

Dettaglio del pavimento a mosaico del nartece della basilica marciana finito sott’acqua, 5 ottobre 2021. © Andrea MEROLA

Sconcertante è anche l’ammontare delle cifre, relativamente modeste, nemmeno dieci milioni di euro in tutto, delle quali si ragiona a fronte di un tesoro di rilevanza universale che in qualunque altro paese sarebbe in cima alla lista delle priorità di restauro. Il ritrovamento recente di reperti legati forse a sepolture medievali nelle immediate vicinanze della Piazzetta dei Leoncini ha contribuito a un ulteriore stop nello stop: in questi giorni (26-27 gennaio) la Sovrintendenza dovrebbe ispezionare il cantiere e valutare i ritrovamenti.

La messa in sicurezza e urgente restauro della Basilica sono strettamente collegati alla tutela dell’intera piazza San Marco, dove dal 1966 non solo sono stati eseguiti gli interventi relativi alle fognature previsti dalla Legge speciale: e questo per riluttanza dei proprietari del negozi (soprattutto sotto le Procuratie Vecchie) a dare il via a lavori che prevedono l’innalzamento delle pavimentazioni di qualche decina di centimetri oltre a essere di durata abbastanza lunga. 

Desolata in mezzo a un cantiere abbandonato, la Basilica anche nella luce fredda di un gennaio triste, rifulge nella sua architettura e nei suoi mosaici. Gli sparuti turisti entrano sotto lo sguardo degli addetti alla sicurezza, circa venti persone, attraversando passerelle e scavi incompiuti. Nemmeno nell’828, quando le reliquie di San Marco giunsero avventurosamente a Venezia, il cantiere per l’edificazione della prima Basilica durò così tanti anni, sicuramente…

L’area marciana svuotata di abitanti e turisti aspetta una sicurezza che per ora è solo sulla carta, ed è affidata alle alzate del Mose, che avverranno solo a fronte di determinate condizioni meteo. 

Allestimento cantiere esterno per lavori protezione della basilica marciana dalle medie acque alte © Andrea MEROLA
S.O.S. San Marco ultima modifica: 2022-01-26T13:31:57+01:00 da BARBARA MARENGO

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