#Quirinale2022. Scampato pericolo

ADRIANA VIGNERI
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In queste ultime elezioni presidenziali i candidati veri erano due: Draghi e Mattarella. Scartato Draghi, non restava che Mattarella. A meno che non si riuscisse a concordare, destre, sinistre e centri vari, su una figura diversa, nuova o già sperimentata. Prospettiva che di giorno in giorno è apparsa sempre più improbabile, con passaggi anche imbarazzanti, come Renzi ha messo bene in evidenza, quando Salvini ha proposto di eleggere un’alta e stimata funzionaria, attualmente direttore generale del DIS, Dipartimento che coordina i due servizi segreti italiani, AISE E AISI. 

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La rielezione di Mattarella è opera essenzialmente del Parlamento, dei “grandi elettori”, come si usa chiamare l’insieme dei parlamentari e dei rappresentanti regionali che elegge il presidente della Repubblica. I grandi elettori hanno precorso le decisioni dei leader politici dando il segnale di voler votare Mattarella, e subito dopo facendolo con successo. Dopo di che ora sono tutti contenti: tranne Meloni, che è contenta per altre ragioni, tutti gli altri considerano l’elezione di Mattarella una (propria) vittoria. 

Noi purtroppo siamo sollevati ma non contenti, perché abbiamo assistito a una manifestazione palese di fragilità politica, di confusione, di mancanza di leadership. Anche se ha ben fatto il Pd a non fare nomi e a restare sulla linea della ricerca della candidatura condivisa. Le fratture interne ai partiti sono diventate palesi. Soprattutto nel Movimento e nella Lega. Fratture che riguardano le linee di faglia fondamentali che delimitano i posizionamenti politici. Alle quali ha fatto chiaro riferimento Luigi Di Maio nelle dichiarazioni alla stampa dell’ora di cena, con un piglio da democratico cristiano di lungo corso (una piacevole sorpresa degli ultimi telegiornali). Giancarlo Giorgetti parimenti ha fatto capire la propria dissociazione dalla gestione delle elezioni quirinalizie alludendo a proprie dimissioni.

Si ricostituisce così la “coppia” Mattarella – Draghi che ha garantito l’attività di governo, la progettazione del PNRR, il controllo della pandemia, la crescita economica di entità imprevista. Con largo sollievo dei presidenti di regione, e di molti altri. Credo con sollievo della maggior parte dei cittadini italiani, che desideravano continuità. Può riprendere un lavoro politico che consista nel trovare le soluzioni ai problemi dell’Italia e degli italiani (non soltanto dei cittadini), in un periodo di grandi difficoltà, economiche, sanitarie e sociali. E di crisi internazionali.

Ora come si procederà? Il governo in carica, il governo Draghi è indebolito o rafforzato? Draghi è stato scelto come capo del governo da Mattarella, quindi verrebbe da dire che con la sua rielezione il suo governo si è consolidato. D’altro canto non vi è dubbio che il presidente del Consiglio durante questa settimana elettorale si sia indebolito, le voci di rimpasto, di eliminazione dei ministri tecnici, non hanno certo giovato. Soprattutto, è stato oggetto di un veto alla sua eventuale elezione proveniente sia da partiti, sia da larga parte dei “grandi elettori”.

Ma anche le forze politiche che cercavano una rivincita su di lui e sul suo governo si sono mostrate deboli e confuse. Sicché tutto sommato viene da dire che per il governo Draghi è andata bene, l’anno scarso di attività che ha davanti può essere molto importante per il paese Italia, che non può certo rischiare di perdere i finanziamenti eccezionali che verranno dall’Europa. Ma quell’anno con Draghi non basterà. Per ricevere i finanziamenti, l’attuazione degli interventi previsti dal PNRR – la messa a terra, come si dice oggi – deve essere compiutamente realizzata entro il 2026. Vincere questa sfida quando molto probabilmente il governo Draghi non ci sarà più: questo è il compito più importante che ha ora di fronte tutta la nostra struttura, di governo e di amministrazione.

#Quirinale2022. Scampato pericolo ultima modifica: 2022-01-30T11:11:57+01:00 da ADRIANA VIGNERI

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