La guerra e la vittoria di António Costa

Il Partito socialista portoghese ha ottenuto, contro ogni pronostico della vigilia, la maggioranza assoluta alle elezioni legislative.
MASSIMILIANO CORTIVO
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Grândola, vila morena / Terra da fraternidade / O povo é quem mais ordena / Dentro de ti, ó cidade.

Dalle parti di Largo do Rato, i canti sono iniziati timidi, poco prima delle dieci di sera. E sono poi sfociati in veri e propri cori che hanno accompagnato la lunga notte della vittoria fino a una madrugada limpida, frizzante e quanto mai accesa. Un clima da secondo Europeo per il Partito socialista portoghese che nell’ultima domenica di gennaio del 2022 ha ottenuto, contro ogni pronostico della vigilia, la maggioranza assoluta in Parlamento alle elezioni legislative: 41,68 per cento e 117 seggi. Per mille motivi (Fondi del Next Generation Eu in primis) erano le votazioni più importanti della recente storia del Paese. Era una “guerra”, come qualche commentatore partigiano nemmeno troppo enfaticamente l’aveva definita nelle scorse settimane. Ed ecco spiegato il motivo di quel canto liberatorio, che da queste parti è sinonimo di aprile, di 1974 e di sconfitta del fascismo.

Al di là di alcuni partiti politici, questa volta i primi sconfitti delle urne sono stati però i sondaggisti. Che da settimane se non da mesi (la crisi che ha portato a queste elezioni è dell’autunno scorso) hanno continuato a prevedere due cose: rischio astensionismo e empate técnico, ossia lo stallo, l’ingovernabilità. Alla fine i portoghesi – forse cambiando idea all’ultimo, chissà – hanno rivoltato tutto: andando in massa a votare (57,96 per cento, il 19,3 in più delle ultime consultazioni) e scegliendo chiaramente la linea di governo: socialisti al 41,6, conservatori (Psd) al 29,2. Se i sondaggisti avevano capito ben poco del quadro che si stava delineando nel Paese, tutto invece sembra aver capito con largo anticipo António Costa.

Costretto a sciogliere il proprio governo di centrosinistra per via del fuoco amico delle forze più radicali del Bloco de Esquerda e di Comunisti e Verdi che in ottobre votarono contro la sua legge di Bilancio, Costa ha subito impostato la campagna su un concetto semplice e preciso. Quasi fossimo, appunto, in una specie di guerra all’ultimo voto: o con me o contro di me. Che tradotto in termini politici vuol dire una cosa sola: maggioranza assoluta.

Socialismo iberico: António Costa e Pedro Sánchez

Operazione rischiosa (spesso la forza viene percepita come egoismo) ma probabilmente inevitabile per far fronte alle accuse di instabilità e di debolezza che la destra era pronta a rovesciargli addosso. Il risultato di questa richiesta esplicita del premier uscente è però stato compreso dall’elettorato che, al di là di mille opinioni della vigilia, al momento del voto ha deciso di scegliere forse quell’usato sicuro che in questo particolare periodo storico tra pandemia e crisi finanziaria garantiva maggiore fiducia.

Sconfitti sono stati quasi tutti gli altri: dal Psd di Rui Rio che, pur avendo davanti a sé un’autostrada dopo la caduta del Governo, non è riuscito a convincere sulla bontà del proprio progetto, al Bloco (4,4) che assieme a Pcp e Verdi (4,3 ma con un seggio più dei cugini) hanno scontato inevitabilmente il voto contrario di ottobre e la conseguente apertura della crisi.

L’altro vincitore della partita, con altri numeri chiaramente, è stato quell’André Ventura, ex commentatore sportivo e leader indiscusso della populista Chega che ha ottenuto il 7,1 per cento dei voti riuscendo così a far entrare in parlamento dodici dei suoi (undici in più della scorsa volta). Un movimento estremista, quest’ultimo, che in molti indicano come una delle cause della vittoria di Costa. Perché, il timore di ritrovarsi Chega al governo (il Psd da solo non ce l’avrebbe mai fatta a governare) deve aver fatto riflettere più di un portoghese. E adesso? “Una maggioranza assoluta, non significa potere assoluto”, si è subito affrettato a dichiarare il leader socialista subito dopo l’annuncio della vittoria. Non lo è, certamente. Ma diciamo che semplifica e stabilizza di molto le dinamiche parlamentari. E in questo momento, non solo in Portogallo, la stabilità è forse la cosa di cui si ha maggiormente bisogno. Per nuovi laboratori politici c’è tempo.

La guerra e la vittoria di António Costa ultima modifica: 2022-01-31T10:29:43+01:00 da MASSIMILIANO CORTIVO
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