Una vittoria socialista

Gli elettori che hanno fatto la differenza nelle elezioni anticipate di domenica sono stati quelli del Partito socialista, un elettorato che - in gran parte per età anagrafica - ricorda gli anni del salazarismo e che ha risposto alla chiamata alle armi di Costa per chiedere un governo operativo stabile e, al contempo, per tentare di frenare gli estremismi.
ANGELICA FEI BARBERINI
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[PORTO]

Il Partito socialista di António Costa ha vinto le elezioni legislative che si sono tenute in Portogallo il 30 gennaio. Le elezioni anticipate erano state annunciate a inizio novembre dal presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa a seguito della mancata approvazione della nuova legge di bilancio.

Come avevamo raccontato su ytali. a spalancare le porte alla crisi, erano stati i due partiti della sinistra radicale che sostenevano il governo di Costa (Ps), il Bloco de Esquerda (Be) e il Partito comunista portoghese (Pcp) che, votando contro alla legge di bilancio, avevano causato l’anticipazione delle elezioni legislative e posto fine a una alleanza – definita la “Geringonça” (“l’aggeggio, la macchina”) – che andava avanti dal 2015.

Alle elezioni di domenica 30 gennaio il partito di Costa, dato come favorito ma con preferenze in calo negli ultimi sondaggi, ha ottenuto il 41,6 per cento dei voti, staccando di ben 14 punti percentuali il Psd, partito di centro destra che – stando sempre ai sondaggi più recenti – aveva invece recuperato molta della distanza con il Ps.

Il Partito socialista si è dunque confermato primo partito del paese e con 117 seggi sui 230 complessivi del parlamento portoghese ha ottenuto la maggioranza assoluta, un risultato sperato, già ottenuto nel 2005, ma assolutamente non previsto da nessun sondaggio.

La vittoria è stata chiara e annunciata poco dopo la chiusura delle urne e Duarte Cordeiro (Ps) ha subito dichiarato che l’obiettivo del governo sarà quello di “trasmettere fiducia e ottimismo” ai cittadini, mentre appare evidente come questo voto significhi che i portoghesi sono stanchi di alleanze-progetto e di “Geringonças” varie. Il messaggio che i cittadini hanno mandato è chiaro: vogliono che sia il Partito socialista a governare il paese e a gestire i sei miliardi del Piano di resilienza e rilancio che stanno per arrivare dall’Europa, senza il rischio di ulteriori crisi governative.

Anche in questa chiave vanno letti i voti ottenuti dagli altri partiti di sinistra: solo il 4,5% dei voti per il Bloco de Esquerda (nel 2019 avevano ottenuto il 9,5 per cento dei voti e 19 deputati), uno dei risultati peggiori di queste elezioni, largamente previsto, che porta il partito a perdere ben quattordici parlamentari e che costituirà uno dei cambiamenti più significativi della prossima legislatura. Anche la CDU (Coalizione di Partito Comunista e Verdi) perde sei seggi e si ferma al 4,3 per cento. 

Uno dei dati che emerge da queste elezioni è dunque il ridimensionamento all’interno dell’Assemblea dei partiti di medie dimensioni e, dall’altra parte, la crescita consistente di partiti piccoli.

Rilevante, sotto questo aspetto, è il 7,1 per cento del partito populista Chega capitanato da André Ventura che raggiunge la terza posizione (dopo Ps e Psd) e che ha immediatamente affermato di aver raggiunto il proprio obiettivo. Con undici deputati in più eletti (per un totale di dodici), la crescita del giovane partito di estrema destra è l’aspetto più preoccupante della politica lusitana, perché rappresenta il primo ritorno dell’estrema destra in parlamento dalla fine della dittatura (1974) e per la comunità di idee in campo di politiche migratorie e sociali che condivide con i partiti populisti e estremisti del resto d’Europa, Italia compresa. Ciò che emerge da queste elezioni è che una eventuale maggioranza di destra non potrà esserci senza Chega, considerando anche i pessimi risultati del partito conservatore Cds, uno dei partiti fondatori della democrazia, che per la prima volta non è riuscito a eleggere neanche un deputato e sparisce dal Parlamento con le annunciate dimissioni del segretario Francisco Rodrigues dos Santos.

Due movimenti opposti si sono dunque verificati all’interno dei due principali schieramenti: a sinistra il Ps di Costa stravince a spese dei partiti più estremisti, a destra, il tentativo di spostare il Psd su posizione più centriste tentato dal leader Rui Rio, non è stato premiato dagli elettori che invece, con il loro voto hanno favorito l’estrema destra di Chega e il partito liberale Iniciativa Liberal che ottiene otto seggi in parlamento. Il cosiddetto voto utile ha funzionato a sinistra, ma ha frammentato la destra, ha affermato proprio oggi un amareggiato Rui Rio, avanzando anche lui le sue probabili dimissioni.

Con circa un milione di cittadini in quarantena (fra contagiati e persone che hanno avuto contatti ad alto rischio) su una popolazione di dieci milioni di abitanti, la preoccupazione principale dei giorni precedenti le elezioni è stata rappresentata dall’astensione che si temeva altissima, considerando anche che alle ultime elezioni del 2019 il tasso di astensionismo aveva già raggiunto il 51,6 per cento. 

Eppure, alle elezioni di domenica, nonostante l’elevato numero di contagi e di portoghesi in isolamento, l’astensione è stata – con sorpresa di tutti – la più bassa degli ultimi dieci anni (42 per cento). Un dato che è stato letto da più parti come un successo e che lo stesso Presidente della Repubblica ha definito una “vittoria”.

Assembleia da República (Palácio de São Bento)

Dalle elezioni esce dunque un’Assemblea meno frammentata di quella del 2019 (otto partiti invece di dieci), con equilibri mutati e con 84 donne elette, due in meno del 2019 anno in cui è stata votata la legge sulla parità che prevede almeno il quaranta per cento di rappresentanza femminile all’interno degli organi politici e delle amministrazioni pubbliche.

Ciò che appare evidente a poche ore dal voto è che senz’altro i portoghesi che hanno scelto di votare lo hanno fatto per dare un messaggio che è anche una richiesta di risposte chiare e di stabilità, e che coloro che hanno deciso di confermare il proprio voto al Ps lo hanno fatto proprio per evitare quello che è successo alle elezioni comunali di Lisbona dello scorso settembre: il Partito socialista e il sindaco uscente Fernando Medina erano dati come favoriti, ma l’astensionismo elevato ha consegnato inaspettatamente la vittoria agli avversari del Psd.

Questa volta gli elettori che hanno fatto la differenza sono stati quelli del Partito socialista, un elettorato che – in gran parte per età anagrafica – ricorda gli anni del salazarismo e che ha risposto alla chiamata alle armi di Costa per chiedere un governo operativo stabile e, al contempo, per tentare di frenare gli estremismi.

Una vittoria socialista ultima modifica: 2022-01-31T19:27:07+01:00 da ANGELICA FEI BARBERINI
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