Care mascherine, non ci lasceremo presto

Tutti sogniamo il momento fatidico in cui potremo dimenticarne l’esistenza, o quantomeno relegarle ai freddi antri ospedalieri dai quali provengono. E se non fosse possibile?
F. MOSCUCCI S. SCIOMER C. RELLINI
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Stropicciate nelle tasche, gettate qua e là ad arredare angoli delle nostre strade, attaccate, quasi fuse, ai volti dei medici e di tutti i sanitari per lunghissime ore, detestate da molti, amate da nessuno, rappresentano il feticcio simbolico della pandemia da virus SarsCov-2, sono loro: le mascherine.

Sono entrate nella vita quotidiana in modo inesorabile e pervasivo, usate spesso male, toccate troppo, indossate troppo a lungo; nell’era pandemica averne una sulla faccia è condizione necessaria a evitare lo stigma del monatto virale, poco importa se appesa sotto il mento, ciondolante tristemente da un orecchio o da poco estratta dalla borsa della spesa. 

Le abbiamo studiate, conosciute a fondo, selezionate. Ci hanno protetto e ci proteggono, a costo di un certo impaccio, ma tutti sogniamo il momento fatidico in cui potremo dimenticarne l’esistenza, o quantomeno relegarle ai freddi antri ospedalieri dai quali provengono. 

E se non fosse possibile?

La pandemia ha messo in luce numerose criticità e ci ha ricordato quanto profondamente siamo immersi nell’ambiente intorno a noi, puntando i riflettori sull’aria che respiriamo, inevitabile interfaccia tra l’organismo e l’ambiente esterno. 

Il protagonista che ha attirato tutta l’attenzione in questo palcoscenico aereo negli ultimi due anni è stato sicuramente il virus Sars-Cov2, che con le sue nefandezze ha occupato, e tuttora occupa, un posto di primo piano nelle cronache mondiali. Accanto a lui però, e proprio a causa sua, sono emersi altri attori secondari, killer della salute, più subdoli, certamente non nuovi, che hanno fatto da complici al virus nella sua cavalcata.

L’attenzione degli studiosi si è concentrata sull’inquinamento atmosferico, di per sé noto fattore di rischio per patologie respiratorie e cardiovascolari, che potrebbe aver avuto un impatto nel favorire la letalità dell’infezione. Ma la pericolosità di queste sostanze, invisibili, onnipresenti, non si esaurirà con l’ondata pandemica.

Le sostanze tossiche in sospensione nell’aria come il microparticolato (Pm10 e Pm2,5), il biossido di azoto e il monossido di carbonio, raggiungono concentrazioni altissime in particolare nella regione della Pianura Padana, attestandosi in modo costante oltre i valori limite consigliati per la salute umana.

Il 20 gennaio 2022, ad esempio, la concentrazione di PM2,5 a Milano superava i 50 microgrammi per metro cubo (µg/m³), il Pm10 i 100 µg/m³: rispettivamente almeno il doppio e almeno il quadruplo della soglia di tollerabilità, stabilita al di sotto dei 25 µg/m³. 

La zona della Val Padana, densamente abitata e ricca di attività produttive, mantiene il triste primato di zona più inquinata d’Europa.

I cittadini in quelle zone vivono costantemente sotto l’assedio silenzioso di queste sostanze tossiche contro le quali non esistono vaccinazioni né immunità.

Come possiamo proteggerci anche da questi nemici della salute? 

Le mascherine FFP2, se indossate correttamente, sono in grado di filtrare particelle delle dimensioni di 0,6 µm, e sono perciò protettive anche contro il Pm10 e alcune tipologie di Pm2,5. 

Dovremo tutti farcene una ragione: nonostante l’impaccio, le mascherine ci saranno sempre più necessarie per proteggerci dall’ambiente tossico in cui siamo immersi ogni giorno, in particolare in alcune zone geografiche, come la Pianura Padana.

La salute umana e quella ambientale sono infatti legate profondamente ed è sempre più necessario, nell’era Covid-19, comprendere questo rapporto imprescindibile per la vita e per il benessere, promuovendo cambiamenti radicali che incidano concretamente sul miglioramento delle condizioni dell’aria e di conseguenza della salute delle persone. Fino a quel momento, care mascherine… non ci lasceremo presto.

Care mascherine, non ci lasceremo presto ultima modifica: 2022-02-01T18:00:53+01:00 da F. MOSCUCCI S. SCIOMER C. RELLINI
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