La “domenica di sangue” della Vecchia Signora

Cinquant’anni fa la “storica” vittoria del Catanzaro contro la Juventus. Merito di un reggino, Angelo Mammì.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Era il 30 gennaio 1972 e a Derry, in Iralnda del Nord, andava in scena la “domenica di sangue” che gli U2 avrebbero reso immortale con la memorabile Sunday, bloody sunday. Era la domenica in cui i paracadutisti inglesi spararono contro una folla di manifestanti cattolici irlandesi disarmati e ne uccisero quattordici. Da quel momento in poi, il consenso dell’IRA crebbero a dismisura e una personalità come quella di Bobby Sands avrebbe acquisito un posto d’onore nel cuore di un’intera generazione. 

La stessa domenica, a migliaia di chilometri di distanza, andava in scena un altro evento, molto meno drammatico, ma destinato a rimanere per sempre nella memoria collettiva. Al Comunale di Catanzaro, per la prima giornata del girone di ritorno, sbarcava la prima Juve bonipertiana, capolista e fortissima, destinata quell’anno a vincere lo scudetto e a ripetersi l’anno successivo, guidata da un pragmatico tecnico praghese di nome Čestmír Vycpálek, capace di amalgamare al meglio un gruppo di fuoriclasse destinato a egemonizzare gli anni Settanta.

Eppure, quella domenica a Madama andò tutto storto, su un campo ai limiti della praticabilità, reso pesantissimo dalla pioggia e ulteriormente innaffiato per cercare di ridurre il più possibile il divario tecnico, oggettivamente enorme, fra le due squadre.

A fine stagione, i giallorossi del presidente Ceravolo e del tecnico Gianni Seghedoni sarebbero retrocessi in Serie B, vincendo solo altre due partite, ma quella domenica evidentemente era destino. All’ottantaquattresimo minuto, infatti, quando molti pensavano ormai allo 0 a 0, risultato di per sé incredibile e che in città sarebbe stato comunque accolto come un trionfo, sbucò la testa di Angelo Mammì, l’artefice, pochi mesi prima, della rete della promozione in Serie A contro il favoritissimo Bari, e al Comunale fu l’apoteosi.

L’esultanza di Angelo Mammì

La voce di Enrico Ameri raccontò in presa diretta e da par suo un’impresa memorabile, mentre Mammì esultava senza crederci neanche lui e sugli spalti la felicità arrivava a lambire l’ebbrezza. Del resto, se ancora amiamo il calcio, nonostante tutto, è proprio per sorprese come questa, perché ogni tanto può verificarsi il miracolo di Davide che batte Golia, e la rarità dell’evento lo rende ancora più atteso, ancora più spettacolare, ancora più destinato a finire nei libri di storia.

Non a caso, mezzo secolo dopo, ne parliamo ancora, aggiungendo la non secondaria annotazione relativa al fatto che Mammì era nato a Reggio Calabria e quelli erano gli anni del “Boia chi molla!” di Ciccio Franco e della battaglia dei reggini, spalleggiata dagli ambienti di una certa destra, contro il trasferimento del capoluogo di regione da Reggio, per l’appunto, a Catanzaro nel quadro dell’istituzione degli enti regionali. Fu un reggino, tuttavia, a regalare ai catanzaresi le gioie più grandi: l’approdo in Serie A e la prima vittoria di una squadra calabrese nella massima divisione, per giunta contro una corazzata inarrivabile che fino a quel momento il pubblico locale aveva potuto ammirare solo in TV. 30 gennaio 1972: la domenica di sangue di Derry e il sangue della Vecchia Signora a Catanzaro. Due storie diversissime, due destini incrociati, l’orrore da una parte e una piccola favola contemporanea dall’altra. Se ancora siamo qui a parlarne, vuol dire che ci ha lasciato dentro qualcosa.

La “domenica di sangue” della Vecchia Signora ultima modifica: 2022-02-03T17:00:00+01:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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