L’Arsenale è dei veneziani

Nel protocollo d’intesa coi ministeri competenti, che il Comune si appresta a firmare, non c’è alcuna idea di reintegro dell’importante complesso alla vita economica, politica e culturale di Venezia. Un gruppo costituito da diverse decine di associazioni e personaggi attivi nella vita culturale della città chiama la cittadinanza a ritrovarsi “in barca e a piedi domenica 6 febbraio alle ore 10,00 davanti all’entrata monumentale dell’Arsenale in Campo Arsenale a Castello”.
FRANCO AVICOLLI
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Venezia lamenta da un bel pezzo l’assenza di progetti capaci di invertire lo spopolamento e la perdita di attività. Purtroppo, né il Comune, né la Regione danno un qualche segnale che collochi Venezia in un sistema diverso da quello turistico. La gestione Brugnaro, inoltre, ha accentuato la tendenza in tale direzione con provvedimenti quali il cambio d’uso di edifici pubblici e la loro alienazione a soggetti ed enti esterni. Al Covid-19 che pure ha evidenziato la debolezza della monocultura turistica, si è risposto con un sostanziale allentamento delle regole, autorizzando una vera e propria invasione degli spazi urbani.

Dulcis in fundo il Comune, proprietario dell’Arsenale dal 2012 con l’eccezione di alcuni spazi riservati alla Marina militare, si appresta a firmare un “Protocollo d’intesa con i ministeri di Difesa e Cultura per il progetto di valorizzazione” dell’Arsenale di Venezia, mostrando di non avere nessuna idea per il reintegro dell’importante manufatto alla vita economica, politica e culturale di Venezia.

Per rispondere a questa colpevole smobilitazione del Comune che rinuncia “a qualsiasi progetto di trasformazione dell’Arsenale in una parte di città viva, aperta, produttiva capace di dialogare con il mondo”, un gruppo di “buona volontà” costituito da diverse decine di associazioni e personaggi attivi nella vita culturale di Venezia, chiama la cittadinanza a ritrovarsi “in barca e a piedi domenica 6 febbraio alle ore 10,00 davanti all’entrata monumentale dell’Arsenale in Campo Arsenale a Castello”, recita il volantino diffuso, ricordando che l’Arsenale “è complesso monumentale, spazio urbano, deposito di competenza e di memoria, luogo simbolico e fattore di potenzialità di crescita culturale, sociale ed economica della città”.

La questione Arsenale è la questione Venezia

Oltre ogni altra possibile considerazione, credo che l’Arsenale liberato dalle servitù militari, abbia messo ulteriormente in evidenza l’assenza a Venezia di organismi di governo e di strutture scientifiche e formative sensibili e vitalmente coinvolte nei problemi di una città che vive in un ambiente speciale essendo nello stesso tempo un sistema urbano con abitanti, funzioni, processi, dove nascono speranze, volontà e tutto quello che accade in una normale città del mondo.

L’Arsenale si configura nel duplice significato di bene storico-culturale e di struttura funzionale all’ambiente lagunare e alla città d’acqua. La questione riguarda quindi una sua funzione storica e testimoniale di civiltà, ma anche un riferimento per tutte le problematiche attuali di una città che vive in acqua. 

E si tratta di un piano che mostra in maniera chiara che l’integrazione dell’Arsenale alla città in funzione della sua condizione anfibia, di laguna, costituisce di per sé un progetto per Venezia. Ed è anche chiaro che si tratta di un progetto politico, di una decisione che tocca al Comune, alla Regione e allo Stato, il modo con cui tali enti dichiarano il loro interesse per Venezia e il suo destino.

Non resta più tempo per salvare Venezia come città, civiltà e cultura e perciò il problema va posto in termini chiari: è possibile salvare una città come Venezia prescindendo dalla sua dimensione di civiltà, ovvero da quel modo con il quale l’uomo ha deciso di costruire il proprio rapporto con il territorio in una forma specifica, personalizzata e definita? È possibile affrontare i delicati e vitali problemi di Venezia, prescindendo dalle domande quotidiane del suo essere un corpo anfibio che nasce e si rigenera nel rapporto con l’acqua? 

L’Arsenale è un complesso monumentale di grande valore storico, culturale e architettonico, cioè significativo perché emerge dal tempo, culturale perché è portatore di messaggi che permettono all’uomo di riconoscersi un’identità e architettonico perché è la testimonianza morfologica di un sistema costruttivo con specifiche particolarità che lo rendono un modello. L’Arsenale, insomma, non è solo la testimonianza formale di un passato di Venezia, ma anche il simbolo attivo – valore culturale – della sua particolare condizione di città anfibia che non è solo una condizione di un glorioso passato, ma anche di una sua esistenza problematica nel presente.

Venezia e il legno

Uno dei significati identificativi di Venezia è il legno e tale da configurarla come una vera e propria civiltà del legno. Essa ne esprime la valenza in forma strutturale e storica, ma anche in senso biologico: deve al legno nascita e fortuna ed esprime la fragilità della vita con la sua ciclicità. 

L’Arsenale potrebbe benissimo ospitare una serie di laboratori del legno ognuno configurato in rapporto alle attività del vivere in acqua e, unitamente, impegnati allo studio della vita del legno in ambiente acqueo. Potrebbe anche gestire un progetto per la manutenzione dei Ponti di legno a Venezia. Tale progetto toccherebbe i temi della durabilità e della manutenzione del legno, la creazione di una squadra operativa con un “proto ai ponti”, la raccolta delle esperienze, la formazione delle competenze e professionalità necessarie ed è pertanto un modello su cui impostare un’azione per promuoverlo sul piano interno e internazionale. 

Il legno è un materiale fondamentale oltre il suo uso, per essere fonte di salute ambientale nelle diverse forme costituite dall’albero e dal bosco. In tale condizione le attività collegate al legno in ambiente lagunare definiscono un complesso sistema regionale che darebbe a Venezia e all’Arsenale un ruolo significativo in tale settore e un protagonismo necessario per la rivitalizzazione della fabbrica e di Venezia.

Si tratta di un complesso di azioni che si potrebbero ricondurre a una Scuola del legno nel senso di voce corale delle specificazioni territoriali dell’abitare, della rivitalizzazione di territori sul tema del bosco e del legno. Anche questa potrebbe trovare posto negli spazi dell’Arsenale

Il Museo della civiltà di Venezia

Venezia manca di un museo che ne racconti la civiltà e credo che l’impresa sarebbe una buona occasione per creare un consorzio con il ministero dei Beni Culturali e la Biennale finalizzato alla costruzione di un museo attivo in cui passato e presente si possano configurare nella dinamica delle trasformazioni e delle rappresentazioni. La Biennale potrebbe in questo modo recuperare la sua anima veneziana e Venezia l’anima internazionale della Biennale. 

Il nucleo del Museo della civiltà di Venezia dovrebbe essere costituito dal legno che è come uno specchio della sua storia costruttiva, tecnologica e culturale, strumento della sua politica territoriale e simbolica rappresentazione della fragilità di Venezia. Il museo sarebbe un luogo dove rendere visibile il rapporto sinergico tra attività produttive, sistemi alimentari, costumi, arte, architettura e condizioni sociali della popolazione. 

Immagine di copertina: Porta dei Leoni, l’ingresso monumentale dell’Arsenale in una forografia di Paolo Monti, 1982, Fondazione Beic

RIPARTIAMO DALL’ARSENALE

L’Arsenale è dei veneziani ultima modifica: 2022-02-03T12:19:00+01:00 da FRANCO AVICOLLI
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