Acque agitate nel paradiso di St. Lucia

Nell’area protetta di iSimangaliso (Sudafrica) la pesca è vietata ma è anche l’unica fonte di reddito ed è praticata di frodo dagli abitanti della piccola comunità di KwaNibela, con conseguente dura repressione dei guardiaparco.
FRANCESCO MALGAROLI
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Shaka, re e grande guerriero zulu ucciso nel 1828, descrisse le terre intorno al lago Saint Lucia un’infinita bellezza, una meraviglia del creato. “iSimangaliso” era il termine che usò. Il Greater St. Lucia Wetland Park, in onore a questo paradiso, è stato rinominato nel 2007 iSimangaliso Wetland Park, 3280 chilometri quadrati di oasi. Tra volatili e altri animali, abita qui gente comune e tra loro ci sono anche i pescatori. Lì cominciano i problemi. Essendo area protetta la pesca è vietata ma è anche l’unica fonte di reddito, quindi ci sono i pescatori di frodo. Morale: uno disperso, più probabilmente morto, nell’anno appena chiuso, uno morto e due feriti due anni fa. I guardiaparco ora fanno sul serio.

A KwaNibela, 4200 anime, dicono le statistiche del 2001, vivono vicino al lago. Di Thulani Mdluli, 25 anni, non si hanno notizie dal 12 novembre e la gente del posto non l’ha presa bene. Dice che è colpa di chi batte il lago in cerca di pescatori da arrestare. Dice che nel 2020 è stato ammazzato anche il fratello. Dice anche che questa è la causa di tutto: si vive con la pesca e le restrizioni imposte dal parco hanno ridotto alla fame i 4200 abitanti.

Abitanti di KwaNibela manifestano nella ricorrenza della scomparsa di Thulani Mdluli (photo Sandile Ndlovu)

Dal 1999 il lago – l’estuario più grande di tutta l’Africa sbocca sull’Oceano Indiano – è patrimonio dell’Unesco, e prima ancora, nel 1995, l’Oceanographic Research Institute di Durban aveva indicato una via per venire incontro alla comunità di KwaNibela con sussidi per impiantare nuove attività. Dopo tre anni il programma fu sospeso e la pesca di frodo ricominciò. Di fatto, i fondi per le piccole imprese non erano in linea con le direttive emanate dall’Area protetta. 

C’è dell’altro: oltre a preservare un luogo per la biodiversità e la ricerca, si deve considerare il turismo e i suoi proventi. In poche parole, criminalizzare chi vive di pesca e avere campo aperto per risorse più allettanti. Su St. Lucia, la città omonima, già nel 1850 diventata parco naturale, gravita tutta l’industria del divertimento. Questa sì che è una risorsa da tenere presente.

Ma non è la stessa cosa per chi ha perso un figlio. “Il lago prima era la nostra vita, ora uccide i pescatori”, osserva Fundisiwe Mdluli, zia di Thulani. “Non ho più lacrime per piangere” come dice a Nomfundo Xolo, reporter del New Frame che ha raccontato la storia. “Ci siamo rimessi in piedi dopo la morte del primo, e ora non sappiamo dov’è il secondo”, ammette.

La zia dice che il capovillaggio e il rappresentante dell’iSimangaliso Wetland Park si sono incontrati. Hanno detto alla polizia di cercare Thulani, ma non l’hanno trovato. “Quel giorno doveva tirar su duecento rand (più o meno dodici euro) di pesce in modo da comprare acqua potabile dai tank che servono la zona”. A KwaNibela, con il lago a un palmo dal mare, quando non piove non c’è nemmeno acqua per bere. Di solito è compito delle donne andare a vendere a Hluhluwe. Cinquanta chilometri da compiere per arrivare al mercato, sono loro il centro economico e culturale della comunità e senza non si vive.

Le regole sono regole, e vanno rispettate in tutto il paese – taglia corto Bheki Manzini, dell’iSimangaliso Wetland Park, l’unico con cui si può parlare – non si possono usare le reti e, comunque, non si possono prendere determinanti pesci senza un permesso dato dal parco. Chi non lo rispetta viene arrestato dai ranger addestrati per questo lavoro, un lavoro pericoloso, visto che molti dei pescatori sono armati. 

Due abitanti di KwaNibela su una barca da loro costruita sulla sponda del lago St Lucia (Photo: Nomfundo Xolo)

Le attrazioni del lago o dell’oceano vicino, come Cape Vidal, stupenda località che da una parte guarda la costa, la sabbia, il sole, la barriera corallina, e se ti sposti dall’altra vedi animali di ogni tipo, non hanno prezzo davanti ai pescatori di KwaNibela. È una festa: più di cinquecento specie di volatili, dai fenicotteri ai pellicani e alle aquile del Madagascar, due specie tartarughe marine che qui depongono le uova, le megattere che transitano al largo, gli squali, un habitat molto più vasto del Kruger o dell’Okavango.

È quasi impossibile vederlo ma c’è anche il celacanto, un pesce considerato estinto dal Cretaceo, fino a che nel 1938 fu pescato proprio al largo delle coste Sudafrica. Da allora ne sono stati avvistati pochissimi esemplari, nel 2002 alcuni sommozzatori individuarono una colonia di quindici individui sui fondali dell’iSimangaliso Park, tra cui una femmina gravida.

Ci sono poi anche ippopotami, coccodrilli, scimmie, insomma un parco a tema per un weekend lungo intitolato: “Tornare alla natura”. 

Le risorse marine sono sistematicamente depredate, fino alla totale eliminazione delle protezioni delle risorse naturali? Molti lo dicono. “Ogni volta che lo Stato cozza contro le norme consuetudinarie vince in apparenza lo Stato, ma è solo avendo in mente il faro dell’ambiente che si può fare passi avanti”, dice Wilmien Wicomb, del Legal Resources Centre, intervistato da Nomfundo Xolo.

KwaNibela non ha un potere tale per potersi fregiare del titolo di iSimangaliso Wetland Park, nonostante il villaggio abbia tutti i parametri per esserlo. È vero, una legge stabilisce che la pesca è vietata nell’iSimangaliso, ma nel villaggio è una consuetudine praticarla. Del resto la pesca è un’attività comune per trentamila persone che abitano sulle coste del Sudafrica, e che devono vivere. Questo ti dicono anche a KwaNibela. Certo, dice Wicomb, “innanzi tutto si deve proteggere il lago ma bisogna fare attenzione ai diritti dei pescatori e al Saint Lucia questo non c’è stato”.

Dal 12 novembre, ogni sera la zia accende una candela davanti al letto di Thulani, e aspetta che compaia sulla porta del rondavel, ben sapendo che non entrerà nessuno.

Acque agitate nel paradiso di St. Lucia ultima modifica: 2022-02-04T16:00:21+01:00 da FRANCESCO MALGAROLI
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