“Cammina leggera”. Per distanziarti dalla norma

Il romanzo di Maria Chiara Risoldi racconta il paradosso di un percorso personale di liberazione dalle costrizioni dei ruoli sociali, professionali, soprattutto dalla pretesa di imprigionare l’amore, il lavoro, la vita negli schemi preordinati. E anche i maschi di sinistra, soprattutto se intellettuali o dirigenti di partito, ne escono piuttosto male.
CARMINE FOTIA
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Cammina leggera di Maria Chiara Risoldi – femminista, presidente della Casa delle Donne di Bologna, un passato da giornalista a Rinascita, il settimanale del Pci, psicoterapeuta – è un romanzo breve pubblicato da Manni, disseminato di elementi autobiografici, che finisce dove è cominciata la nostra strana vita degli ultimi due anni, ovvero all’inizio della pandemia. Ma non è un romanzo sulla pandemia, piuttosto racconta il paradosso di un percorso personale di liberazione dalle costrizioni dei ruoli sociali, professionali, soprattutto dalla pretesa di imprigionare l’amore, il lavoro, la vita negli schemi preordinati dalle vestali dell’ordine, che avviene proprio nel momento in cui è cominciata per tutti una vita fatta di regole, di restrizioni, di paure.

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Il primo ordine a venire investito dalla sacrosanta furia distruttrice dell’autrice è quello della psicoanalisi, ma riguarda anche la politica, la famiglia, i rapporti sociali. Mentre la pandemia prosciuga i nostri bacini di empatia e rischia di ridurci a monadi nude e solitarie dinnanzi al mondo grande e terribile, la protagonista del romanzo, Matilde, psicoterapeuta con un passato da giornalista e femminista (l’alter ego dell’autrice), scopre la bellezza della libertà e del rischio. Nelle ultime pagine dice al suo compagno: ”Siamo funamboli, Piero. Non possiamo che distanziarci dalla norma, avventurarci per sentieri solitari, imparare da soli. Camminiamo da soli”. 

Questo camminare da soli, però, serve per ritrovare il senso dello stare insieme, la libertà di scegliersi ogni giorno:

Se hai bisogno ci sono. Forse la parola chiave è lealtà. Non farsi del male, non darsi dei dispiaceri. La mia libertà finisce dove comincia la tua. Facile a dirsi. L’alternativa a questo groviglio di libertà, diritti, doveri, piaceri e dispiaceri è non avere legami?

dice ancora Matilde.

È un’acquisizione che giunge al termine di un lungo percorso che attraversa l’infanzia di una “bambina perfetta” che per tutta la vita cercherà di restare tale, il rapporto con Piero, giornalista e intellettuale di sinistra, compagno ontologicamente “infedele”, la vita professionale dove rompe finalmente la gabbia costruita dai guardiani della tradizione. 

Aderire al modello della bambina perfetta porta Matilde, ormai in età avanzata, a una crisi esistenziale, che la spinge a fuggire da tutto e tutti per rifugiarsi in un resort di lusso dove c’è un terapeuta completamente diverso da quelli che ha incontrato fino a quel momento. E qui rivede il film della sua vita: il rapporto con la madre, con il fratello, con la politica e la psicoanalisi, con gli uomini. I maschi di sinistra, soprattutto se intellettuali o dirigenti di partito, ne escono piuttosto male: sono narcisisti, incapaci di empatia, superficiali. Somigliano molto a degli automi del sesso come il Casanova di Federico Fellini. Piero, però, si riscatta, perché placata la sua inguaribile voglia di sedurre, che è la radice della sua infedeltà, è capace di essere vicino al percorso di Matilde per mettere insieme una pietra sul passato e ricominciare.

Il romanzo ci dice anche che l’anzianità può portare con sé la felicità (per quanto essa sia sempre relativa e instabile): Piero smette di essere un seduttore seriale e Matilde non è più la donna che vuole restare la bambina perfetta, ma una donna che porta con serenità le proprie ferite.

Infine, vorrei dire che il romanzo non è affatto indulgente con le donne, a cominciare dalla stessa Matilde e dal suo rapporto con la madre. Il maschio seduttore e narcisista è il retaggio di una società patriarcale che non sarebbe stata dominante se non avesse avuto come contraltare una sorta di “servitù volontaria” delle donne. È una riflessione che l’autrice aveva già sviluppato in un breve saggio sul Movimento delle donne (#MeToo: Il patriarcato dalle mimose all’hashtag) nel quale proponeva un nuovo patto tra uomini e donne a partire dall’educazione delle bambine e dei bambini.

“Cammina leggera”. Per distanziarti dalla norma ultima modifica: 2022-02-04T10:26:10+01:00 da CARMINE FOTIA
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