La crisi ucraina. Intervista con il generale Camporini

“La risposta dissonante di alcuni membri dell’Unione europea ci deve mettere sull’avviso sul fatto che siamo ben lontani dall’avere quella comune posizione politica che in qualche modo giustificherebbe la disponibilità a un comune strumento militare per sostenere questa posizione politica”.
UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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Il braccio di ferro tra Russia e Nato, i venti di guerra che dall’Est si sono propagati nel Mediterraneo. La diplomazia delle armi che chiama in causa anche l’America di Biden. Ytali ne discute con il generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, e prim’ancora dell’Aeronautica militare, consigliere scientifico dello Iai (Istituto affari internazionali). Camporini è tra i fondatori di Azione di cui è responsabile difesa e sicurezza.

Marines dislocati a Est. Navi e sottomarini nel Mediterraneo. Intercettazioni in volo. Generale Camporini stiamo giungendo a un punto di rottura tra Russia e Nato (leggi America)?
Andiamo con ordine. Quello della Russia è un problema tipico della mentalità di Mosca, cioè quello di garantirsi contro ipotesi di accerchiamenti, che vedono solo loro ma uno deve comunque fare i conti con le paranoie altrui. Tornando alla sua domanda, no, non penso che stiamo arrivando a un punto di rottura che possa in qualche modo portare ad un confronto. È chiaro che quando si schierano truppe di varia natura, navale, aerea, terrestre, si deve sempre mettere in conto che possono accadere incidenti. E allora, mi viene da dire, paradossalmente, ben venga questa crisi, che finalmente ha costretto due che non si parlavano da anni, dal 2014, a mettersi attorno a un tavolo per cercare di discutere. I canali di comunicazione fra Oriente e Occidente, fra Russia, Nato e Stati Uniti, si sono interrotti nel 2014. Dopo di che c’è stato qualche timidissimo tentativo, ma a livello puramente formale. Ricordo due incontri avvenuti fra il generale Garasimov, Capo di Stato Maggiore generale delle Forze armate russe, e l’allora Comandante supremo della Nato in Europa. Quelli che sono mancati del tutto sono gli incontri che sul piano strettamente operativo contano di più…

Vincenzo Camporini nel corso di un’intervista con RaiNews24

Vale a dire?
Gli incontri a livello tattico. È indispensabile che i comandanti locali, a livello tattico, abbiano canali di comunicazione proprio per disinnescare i rischi che possono nascere da incidenti che non vuole nessuno ma che qualche volta capitano, perché il tenente nervoso, col dito sul grilletto può succedere… Se c’è un canale di comunicazione, il generale russo X e il generale Nato Y si sentono e la cosa si risolve a tarallucci e vino. Ma se non c’è questo canale di comunicazione, il rischio di far degenerare un incidente in qualcosa di molto più grosso, è concreto. Oggi, “grazie” alla crisi fra Russia e Nato sull’Ucraina si stanno timidamente riaprendo dei canali di comunicazione, a livello politico, a livello diplomatico e anche a livello militare, che possono in qualche modo aiutarci a disinnescare la crisi. 

Un mezzo militare russo ai confini con l‘Ucraina

A proposito di strategie in atto. Il fatto che il presidente Biden abbia deciso di dislocare tremila militari statunitensi nell’est Europa, è il segno di un cambio di strategia da parte Usa, dal disimpegno ad un ritorno in campo?
Non penso. Non lo penso perché stiamo parlando, è bene sottolinearlo, di fatti puramente simbolici. Quando ho dovuto commentare in altre occasioni questo schieramento, ho detto che mi sembrava di vedere la concretizzazione della favola di Esopo del lupo e dell’agnello. Il lupo che accusava l’agnello di inquinargli l’acqua. Chi ha schierato 150mila uomini, la Russia, poi mica si può lamentare per quei tremila. Si tratta di un fatto puramente simbolico che indica comunque la volontà americana di essere in qualche modo accanto a chi viene minacciato, ma che non ha nessun significato tattico, nessun significato di volontà di potenza. È un fatto simbolico di carattere politico.

Il quartier generale della Nato a Bruxelles

Un fatto che non è simbolico ma che avrebbe un significato importante, anche alla luce di queste situazioni di attrito, è il tante volte evocato “Esercito europeo”. Generale Camporini, siamo ancora a carissimo amico in questo?
Vorrei che ci fossimo già al carissimo amico. Ma non siamo neanche lì. La risposta dissonante di alcuni membri dell’Unione europea a questa crisi, ci deve mettere sull’avviso sul fatto che siamo ben lontani dall’avere quella comune posizione politica che in qualche modo giustificherebbe la disponibilità a un comune strumento militare per sostenere questa posizione politica. È una constatazione amara fatta da me che ho dedicato anni della mia vita a questo tema. Purtroppo siamo ancora in una fase lungi dalla possibilità di realizzazione, perché manca una visione comune dell’interesse che ci accomuna e che invece è visto, e praticato, come interesse dei singoli paesi, per cui la Germania è molto preoccupata del suo gas, e quindi ha un atteggiamento molto prudente: l’invio di cinquemila elmetti all’esercito ucraino è qualche cosa di grottesco. L’attivismo francese è volto non tanto all’affermazione di una posizione europea quanto a una riaffermazione del ruolo della Francia…

Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj, presidente dell’Ucraina

E l’Italia?
Sarebbe meglio, per carità di patria, lasciar perdere. L’Italia si è concentrata sulla partita quirinalizia. E in questo periodo ha totalmente dimenticato quello che succede al suo esterno. Tant’è che si è verificato questo bizzarro incontro fra Putin e le industrie italiane, programmato da tempo ma che le circostanze avrebbero dovuto suggerire quanto meno di rinviare. E lasciamo perdere pure la possibilità che esista un potenziale ruolo dell’Europa anche dal punto di vista militare.

A proposito di aree calde. I preoccupanti venti dell’Est hanno cominciato a soffiare anche nel Mediterraneo, un’area che dovrebbe essere centrale per una media potenza regionale qual è l’Italia. E invece?
Il Mediterraneo è comunque un mare che mette in comunicazione o divide, a seconda di come la si vuole presentare, regioni che hanno interessi diversi, a volte conflittuali, che hanno il potenziale di sviluppare delle crisi come anche quello di sviluppare solide alleanze. Il mare è di tutti. Ed essendo di tutti, io ho trovato abbastanza bizzarra la sorpresa con cui qualcuno ha visto le navi russe attraversare il Canale di Sicilia per andare nel Mar Nero. È veramente infantile la reazione, come se si potesse temere che i russi sbarcassero a Marsala. Ed erano più di mille… La presenza delle navi russe nel Mediterraneo è un qualche cosa che in passato abbiamo visto in modo sostanziale: ricordo la squadra navale sovietica che stazionava nel Mediterraneo e che noi continuativamente non isolavamo. Ricordo l’ansia russa di avere uno sbocco nei mari caldi, concretizzatasi nella creazione della base di Tartus in Siria. Nulla che ci debba stupire o preoccupare, al di là del fatto che dobbiamo comunque avere una vigilanza su quello che accade e possibilmente una politica costruttiva nei confronti delle altre sponde del Mediterraneo.

Parlando del Mediterraneo, come stanno le cose in Libia?
Dopo l’annullamento delle elezioni che dovevano svolgersi lo scorso 24 dicembre, siamo in una fase di nulla acustico. Non vedo sviluppi di sorta o movimenti degni d’interesse. È una situazione di stallo.

Ma questa situazione non testimonia e sancisce anche il fallimento della strategia euromediterranea?
Ci fosse una strategia euromediterranea. In proposito, le racconto una cosa. Ieri allo Iai abbiamo fatto una riflessione sullo Strategic Compass europeo, dove si è preso atto della posizione dei vari paesi. Al che io ho detto scusatemi, ma approfittando del fatto che abbiamo firmato questo benedetto Trattato del Quirinale, non sarebbe il caso che invece di presentarci a questi incontri ognuno con la sua posizione, negoziassimo con la Francia una posizione comune? La mia osservazione è stata totalmente ignorata. I francesi si stanno agitando. Macron si sta dando da fare anche per suoi interessi personali, visto che a marzo in Francia ci sono le elezioni presidenziali. Ma Di Maio la pianti di litigare con Conte e faccia il suo mestiere di ministro degli Esteri! Non possiamo sempre aspettare le iniziative degli altri, salvo poi dire che quello che dicono non ci piace. 

La crisi ucraina. Intervista con il generale Camporini ultima modifica: 2022-02-04T18:57:19+01:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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