L’Arsenale torni alla città

È un vero delitto che il Comune non stia lavorando per rilanciarlo, un’operazione che potrebbe segnare un cambio di passo per il futuro di Venezia. I progetti ci sono, le opportunità di finanziamento pure, manca la volontà politica.
GIUSEPPE SACCA'
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*Consigliere comunale, Partito democratico, Venezia

Il nuovo protocollo che l’Amministrazione ha intenzione di firmare con i ministeri della Difesa e della Cultura è un accordo che certifica la mancanza di strategia di questa Amministrazione per l’Arsenale di Venezia. Inoltre il protocollo è presentato nella formula del “prendere o lasciare” perché proposto a giochi fatti senza un preventivo confronto con il Consiglio comunale e la Città. E così il Comune lascia la titolarità di spazi importanti ad altri Enti anche in assenza di progetti di valorizzazione come nel caso della Marina. Unica nota positiva l’azione de La Biennale. Tutto ciò emergeva già dalla lettura del protocollo ed è apparso in maniera lampante in una Commissione consiliare di quasi quattro ore tenuta il 2 febbraio.

Molti conoscono bene la storia degli ultimi anni dell’Arsenale, qui per sommi capi ricordo alcuni passaggi chiave. 

Con le prime giunte Cacciari, dopo l’approvazione della pianificazione comunale generale e particolareggiata, (Progetto Giudecca, Fondi CER, ecc.) si passava a esaminare l’Arsenale, parte di città fino ad allora del tutto preclusa se non per una porzione dell’Arsenale Nord. Fu redatto un Piano direttore per tutto l’Arsenale, completato nel 2000, che indicava per l’intera area competenze, destinazioni, modalità di intervento. Il Piano direttore fu approvato in Consiglio comunale sotto la giunta Costa. Si passò poi ai Piani particolareggiati. Fu istituita una società mista (Comune 49 per cento, Demanio 51) – Arsenale di Venezia spa – con la missione di recuperare e gestire l’intero complesso, nelle parti disponibili, e altri beni demaniali che le fossero affidati dal Demanio o dal Comune. Nei circa sette anni di funzionamento della Società sono stati fatti interventi per circa dodici milioni di euro senza contributi da parte del bilancio comunale. Gli spazi recuperati dalla Società sono sostanzialmente gli unici oggi utilizzabili dal Comune per le proprie iniziative. Si arriva così al 2012 (Giunta Orsoni) quando, grazie ad un decreto legge, l’Arsenale diventa un “condominio” con alcuni locatari: Difesa, Consorzio Venezia Nuova, Biennale. Proprietario maggioritario il Comune di Venezia. Viene liquidata l’Arsenale Spa che intanto ha redatto un Piano di sviluppo consegnato al Comune, e nasce un ufficio interno al Comune (un pensiero non può che andare a Marina Dragotto). Ufficio sciolto dalla Giunta Brugnaro. 

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L’Arsenale è quindi un “condominio” di cui è amministratore il Comune che, semplificando, diventa titolare di gran parte del bene con il decreto del 2012. Tutto ciò è stato frutto di una grande battaglia politica fatta di tanti momenti di grande partecipazione nel corso di diversi anni. In particolare nel 2012 quando si discuteva del Decreto già ricordato al grido “l’Arsenale è dei veneziani”.

E oggi? Il Comune con questo protocollo dimostra di non avere nessuna idea per il reintegro di quest’area alla vita economica, sociale e culturale di Venezia.  

La Biennale è il solo Ente che ha dimostrato, con idee sostenute da solide progettualità, come si possano attirare importanti risorse legate al PNRR (ben 169,556 milioni di euro nella stragrande maggioranza destinati proprio ad aree dell’Arsenale). Inoltre inserisce servizi aperti tutto l’anno come l’ASAC. Torneremo ai fasti dell’ASAC di Wladimiro Dorigo? Le premesse sono buone. Del resto la storia professionale del presidente Cicutto è legata alla valorizzazione del patrimonio documentale italiano. Sicuramente, se il Comune interloquisse con la stessa in termini costruttivi, si troverebbero le forme per rendere fruibili parti dei beni amministrati dalla Biennale nell’Arsenale per gran parte dell’anno senza precludere l’operatività stessa dell’Ente. La volontà di essere sempre più “nella città” è stata ribadita anche in Commissione dal Presidente. 

E qui finiscono le buone notizie. 

L’Arsenale, 1900 circa [da twitter: @IveserVenezia]

La Marina prende la piena titolarità di un’area importante per non meglio precisate “attività operative”. La gentilezza dei modi del generale Caccamo in Commissione fa da contraltare alla fumosità delle idee di valorizzazione di spazi così importanti (si è parlato di uffici e magazzini). Senza la Marina probabilmente l’Arsenale sarebbe arrivato ai giorni nostri in condizioni ancora più precarie. Ma credo sia un dato evidente come le “attività operative” nel terzo millennio del Ministero della difesa poco ci azzecchino con un bene quale l’Arsenale. Sono possibili altre soluzioni? Vorrei prendere ad esempio Forte Marghera. Lì il Ministero della difesa ha dimostrato la lungimiranza di spogliarsi di un bene che non aveva nessun senso dal punto di vista militare e il Comune ha preso in mano la situazione e i risultati si vedono. La Marina può e deve essere parte del rilancio del l’Arsenale, ma adesso sembra un freno allo stesso.

L’Arsenale, per il Comune, resta solo una location per eventi che finora hanno prodotto poco o nulla per la Città. Sfilate, eventi tra loro slegati e il tanto decantato Salone Nautico.

In Commissione ho posto una semplice quanto dirimente domanda: qual è il piano di sviluppo complessivo dell’Arsenale? Tre assessori presenti (Renato Boraso, Francesca Zaccariotto, Paola Mar) zero risposte. E sia ben chiaro che i progetti presentati nel corso degli anni esistono. Esiste il piano redatto dall’Arsenale SpA , esiste il lavoro fatto dall’Ufficio Arsenale, esistono le proposte di molte associazioni racchiuse nel Forum Futuro Arsenale (Forum Futuro Arsenale) ed esistono anche progetti come quelli coordinati da Luciano Semerani per la XVII Triennale di Milano sotto il nome “Arsenale riordinato” conservati all’Archivio progetti dello IUAV. Certo andrebbero ripresi in mano e aggiornati ma c’è una base molto forte dalla quale partire se ci fosse la volontà politica di farlo. Tutte proposte che cercano di fare dell’Arsenale una “fabbrica” e quindi generare opportunità di lavoro e aumentare la fruibilità pubblica dell’Arsenale. E si sposano ad esempio con il nascituro Centro Internazionale di Studi sui Cambiamenti Climatici che qui potrebbe trovare una sede perfetta. Tutto ciò è stato rimarcato dal Partito Democratico in Commissione, ma ci si è trovati davanti – come spesso accade – a un muro di gomma.

Cosa “guadagna” il Comune da questo protocollo? La possibilità di utilizzare per quindici giorni la Darsena Grande che certo non è una novità, e il passaggio per Rio delle Galeazze dei mezzi pubblici (che sarà ripristinato sempre grazie ai finanziamenti PNRR assegnati a La Biennale). Su questo punto però, a esplicita domanda su quale fosse il progetto di riorganizzazione del trasporto pubblico, l’assessore Boraso ha risposto: “Aspettiamo i lavori e poi decideremo, magari passeranno solo le gondole”. Direi che questa risposta, anche in questo campo, dà l’idea della mancanza di progettualità da parte dell’Amministrazione.

Cosa fare? Intanto rendere la manifestazione di domenica il più possibile partecipata. L’Amministrazione resterà sorda a tutte le proposte e quindi dobbiamo lavorare perché il governo capisca i tanti lati negativi del Protocollo garantendo nel contempo la realizzazione delle opere previste da La Biennale.

È un vero delitto che il Comune non stia lavorando per rilanciare l’Arsenale, un’operazione che potrebbe segnare un cambio di passo per il futuro di Venezia. I progetti ci sono, le opportunità di finanziamento pure, manca la volontà politica.

RIPARTIAMO DALL’ARSENALE

L’Arsenale torni alla città ultima modifica: 2022-02-04T12:29:15+01:00 da GIUSEPPE SACCA'

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